L'imprenditore: «Ci ho rimesso soldi e salute, ora mi arrendo» Ha recuperato il vecchio insediamento industriale della Sega Accuse al Comune che «a parole è d'accordo ma non con i fatti» E al campanilismo degli abitanti: «Non mi hanno accettato» Ha recuperato un vecchio insediamento industriale, lo ha ristrutturato, ma da anni non riesce a porre fine alla sua impresa di attivare 13 unità immobiliari. Continui intralci burocratici e, a suo dire, anche un po' di ostruzionismo campanilistico, bloccano praticamente un progetto che un privato aveva varato, ma che non riesce a prendere il largo. Accade ad Arcidosso. E il privato sconsolato dice: «Ci ho rimesso soldi e salute, ora mi arrendo». Esiste, nel comune di Arcidosso, una zona, fra i Bagnoli e le Piane, che contiene i resti di un patrimonio di risorse, delle quali, oggi, rimangono solo frammenti. A pochissima distanza l'uno dall'altro, residui di un giacimento di farina fossile, la cascata d'Acqua d'Alto, il lanificio, una struttura splendida a fine '800 ora in rovina. Un vero museo. E poco sotto, il fabbricato della Sega, accanto ai capannoni dove si conservava la terra gialla di Siena. La terra, base per coloranti, era fra le risorse principali della zona. Il sito, dunque, è di per sé una sorta di museo a disposizione dello storico e del turista, a patto che si voglia farlo decollare e si possa. La storia. Una porzione del fabbricato de La Sega è stato acquistato, nel 2001, da Maurizio Mearini, un privato che in otto anni lo ha finemente ristrutturato, ricavando dalla parte dove erano i magazzini, 13 unità immobiliari, lasciando inalterata la struttura originale. L'altra porzione di fabbricato, dove la terra gialla veniva essiccata, è stata ristrutturata con la passione di chi crede che questa opera di salvataggio non solo piacerà a tutti, ma sarà un'attrazione di spessore collettivo. Valorizzare la zona. Ci sono, insomma, in questa iniziativa privata, gli ingredienti per cominciare a rivalorizzare una zona che è, per lo meno spesso si è detto, anche nelle intenzioni della pubblica amministrazione, da lanciare in un circuito turistico di eccellenza. Invece le cose sembra che non stiano andando come era nelle speranze del privato. Bastoni fra le ruote. Mearini ne spiega il perché e sottolinea che ormai, dopo quasi 10 anni, è stanco di combattere contro intralci, inghippi, tagliole piazzate inaspettatamente per rallentare quella che definisce «l'opera in cui sono andate a finire tutte le mie risorse economiche e fisiche». Il proprietario de La Sega è stanco ed ha deciso di fare del suo problema una questione pubblica, per dimostrare come la collettività abbia perso una buon occasione che ben si attagliava a un modello di sviluppo che sembrava in sintonia con quello dell'Amministrazione. 7 anni di attesa. «La mia - spiega accoratamente Mearini - è una sofferenza che dura da 7 anni. Abbiamo cominciato l'opera di ripristino senza mai chieder nulla a nessuno, nel pieno rispetto della struttura, cercando di trovare consenso fra gli abitanti dei Bagnoli (dove la Sega si trova) e entrando in sintonia con l'Amministrazione. Eppure la piccola comunità della frazione arcidossina non ci ha mai fatto sentire a casa nostra. E faticosamente, fra incomprensioni, difficoltà, siamo arrivati ad oggi». I SILENZI. «Il Comune che aveva accolto di buon grado l'idea di fare della parte storica dell'edificio un punto museale e che aveva, a parole, addirittura ipotizzato una convenzione con noi, ha, a tutt'oggi, alla fine, nascosto la mano. Sembra che l'iniziativa privata sia assolutamente vietata in terra arcidossina. Basti pensare che a Casteldelpiano, ad esempio, l' edificio delle terre gialle è stato trasformato in residence col plauso e l'appoggio del Comune». L'appello. «A me non è toccata la stessa sorte. A questo punto - sottolinea Mearini - io non voglio nulla da nessuno. Desidero, però, che questa storia mia personale diventi di pubblico dominio. Io ci ho perso l'entusiasmo e la salute. Due, secondo il mio modo di vedere, gli attori che impediscono che un progetto così emozionante non possa decollare al meglio: gli abitanti dei Bagnoli che non hanno saputo vedere l'importanza dell'opera e considerarmi uno di loro, e il Comune dal quale avrei voluto, per lo meno, un atteggiamento tale da non creare ulteriori rallentamenti. Mi chiedo dunque se ci sia una strategia in tutto questo. In questo caso bisognerebbe sapere il perché e perché a parole mi si è mostrato entusiasmo per le mie fatiche e nei fatti non passa giorno che non sorgano incidenti di percorso. La struttura è finita ed è anche funzionante, ma se ci fosse la volontà anche politica potrebbe diventare un sito di prim'ordine, magari di appoggio alla struttura recettiva di Colle degli Angeli. E questo rivestirebbe, per l'intera collettività arcidossina grande interesse, compresi alcuni posti di lavoro in più. Dico che per proporre turisticamente tutta la zona, come l'Amministrazione dice di avere in animo, non basta una pompa per far sgorgare ogni tanto la cascata, ci vuole passione, fantasia, concordanza di obiettivi. Io il mio ce l'ho messo. Ma adesso mi sono arreso».