Mario Resca, futuro di Direttore generale per la valorizzazione dei beni culturali, è un signore di grandissima esperienza manageriale, ma quando Sandro Bondi, alla fine dello scorso anno, lo ha chiamato a lavorare con sé, tra le solenni volte del Collegio Romano c'è chi l'ha preso come «l'asino alla messa cantata», perché Resca - va detto - si porta dietro un peccato originale: ha lavorato per anni alla McDonald's, con enorme successo, per la verità, ma questo non emenda la colpa. Insomma passare dagli hamburger all'accademia è un salto che alcuni paludati soprintendenti del Ministero non hanno preso benissimo. «Dopo di che - dice Resca - ci siamo lungamente parlati e ora il clima è molto migliorato». Da oggi fino al 26 aprile musei e siti archeologici gratis. Ma a che serve? «Si tratta dell'XI settimana della cultura, e serve perché gli italiani abbiano consapevolezza dell'immenso patrimonio di cui dispongono: 4 mila musei, 2 mila 500 siti archeologici, 250 tra archivi e biblioteche storiche. Conoscere è il primo passo per apprezzare» E il secondo qual è? «Il secondo è tutelare e valorizzare, due verbi che vanno insieme. Non c'è l'uno senza l'altro». Tutelare si capisce. Valorizzare, meno. «Guardiamo all'estero: la Francia, per esempio, che specie in provincia ha un patrimonio non paragonabile al nostro, è capace di dare rilievo ad ogni monumento, oltre che come dato culturale, anche come fattore economico. Altro esempio: gli Stati Uniti sono capaci di trarre da ogni investimento in cultura sette volte tanto quello che riusciamo a ottenere noi». Chiaro. Ma questo si chiama marketing. «Che non è una parolaccia. Giusto? Il patrimonio culturale deve essere valorizzato anche come risorsa economica. Il che non vuoi dire svendere, depredare, e cose del genere. Anzi, il preciso contrario: se io valorizzo economicamente avrò anche le risorse per preservare». Che cosa ha in mente? «Non saprei dire se questo paese, in un prossimo futuro, sarà ancora competitivo sul mercato - che so io - degli elettrodomestici o del tessile. So, invece, che dispone di una risorsa culturale unica al mondo che può diventare volano anche di una ripresa economica. Il turismo, per esempio, partecipa per quasi il 12 alla costituzione del Pil e il 40 di questo comparto è sostenuto dall'appeal dei nostri beni culturali in senso stretto. E' dimostrato, poi, che gli eventi culturali portati all'estero generano un forte interesse per il nostro paese e fanno da traino anche per altre attività economiche». Capito il discorso: i beni culturali sono una risorsa economica. Ma che vuole farne? «Voglio mettere al centro il visitatore. Farlo diventare un cliente (altra parolaccia?) del museo: una persona che possa frequentare questo luogo perché lì si trova bene. Vede le opere d'arte, ma ha anche spazi in cui intrattenersi, può trovare bar, ristoranti, librerie. Queste cose ci sono già ma non stanno funzionando bene, perché la fruizione dei bene culturale è ancora difficile: code infinite, orari incompatibili con il lavoro e la vita familiare, spazi inadeguati per i bambini. Su tutto questo si deve intervenire, facendo tesoro delle migliori esperienze internazionali». E tutto questo senza soldi? Dato che negli ultimi anni si è lesinato sempre di più in questo settore? «Lo scadenzario è il seguente: ora sto costituendo un gruppo di lavoro, fatto soprattutto di giovani studiosi. Poi entro l'estate presenterò un piano industriale (ulteriore parolaccia) all'attenzione del governo, nel quale indicherò anche le risorse necessarie. Nello specifico penso a tre canali di finanziamento. Il primo è quello statale: i soldi sono pochi, ma se il governo crede nel nostro progetto deve aprire i cordoni della borsa. Secondo: finanziamenti privati incentivati dalla deducibilità fiscale (almeno parziale). Terzo: reinvestire nei beni culturali i proventi generati dai beni culturali stessi». Che cosa osta a tutto questo? Una mentalità diffusa nell'apparato: tutte le burocrazie sono tendenzialmente inerti. Ed è per questo che cerco di puntare sulla collaborazione dei giovani talenti. Ci riuscirò?».