Contesa la possibilità di usare in trattative private gli introiti destinati alla conservazione e alla sicurezza Via libera condizionato da parte del Consiglio di Stato al regolamento di riorganizzazione del ministero dei Beni culturali, che introduce, tra l'altro, la nuova figura del direttore generale della valorizzazione, poltrona a cui il ministro Bondi ha già candidato Mario Resca, ex presidente e amministratore delegato di McDonald's Italia. Proprio la novità del supermanager dei musei era stato uno dei motivi che aveva indotto la sezione per gli atti normativi di Palazzo Spada a pronunciare, a marzo, un parere interlocutorio sul nuovo assetto ministeriale (si veda Il Sole 24 Ore del 17 marzo). Le perplessità dei giudici relative, in particolare, alla sovrapposizione di competenze che si sarebbero venute a creare fra la nuova e le altre direzioni, con ripercussioni anche sui confini tra compiti di tutela e di valorizzazione sono state superate dai ritocchi che il ministero ha apportato al decreto. Ma per un problema risolto, se ne profila subito un altro. Sempre relativo ai poteri della nuova direzione. Il ministero, infatti, nel revisionare il provvedimento ha assegnato al supermanager la possibilità di adottare «provvedimenti in materia di acquisti a trattativa privata di cose o beni» utilizzando i proventi della vendita dei biglietti di ingresso ai monumenti. Incassi che l'articolo 110 del Codice dei beni culturali già destina a interventi per la sicurezza e la conservazione di musei e aree archeologiche e che, pertanto, sono appannaggio anche di altre direzioni generali. Dunque, «quei proventi non potrebbero essere destinati una volta per tutte scrive il Consiglio di Stato - nella loro interezza da una disposizione regolamentare a una sola delle direzioni generali. Ma c'è di più. Non c'è alcun dubbio che sugli acquisti a trattativa privata effettuati dai direttori generali di uffici preposti alla tutela si debba prima esprimere il comitato di settore competente. Altrettanto, invece, non può dirsi per gli acquisti di cui si dovrà occupare il futuro supermanager. «Sarebbe assurdo aggiungono i giudici - che un medesimo atto, a seconda della direzione generale da cui proviene sia sottoposto o no al preventivo parere tecnico del comitato di settore». Tutto frutto dell' "ambiguità di formulazione» della norma. Ecco perché il Consiglio di Stato ha chiesto al ministero di essere più chiaro e di rivedere la disposizione. Solo a tali condizioni il parere sul regolamento, che ha questo punto è stato comunque licenziato, potrà considerarsi favorevole.