Come viene fatto il monitoraggio antisismico dei monumenti fiorentini? «A occhio». Risponde così la soprintendente ai beni architettonici del capoluogo, Paola Grifoni. Parole da far tremare i polsi. Ma tant'è. Duomo, Campanile di Giotto, Torre d'Arnolfo, basiliche di Santa Maria Novella, Santa Croce, San Lorenzo etc.. (la lista completa sarebbe troppo lunga): questo è il livello di prevenzione da un eventuale terremoto. Eppure gli strumenti per intervenire ci sarebbero. Una direttiva della presidenza del consiglio (firmata nell'ottobre 2007 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale a gennaio del 2008) impone la verifica della vulnerabilità sismica di tutti i monumenti italiani entro dicembre 2010. Anzi, imporrebbe visto che è rimasta lettera morta. «Non abbiamo un'organizzazione così ben definita tale da permetterci un monitoraggio costante dei monumenti, né esiste un programma da questo punto di vista. Anche se mi sento di affermare che tutti i nostri edifici monumentali sono sempre sotto controllo», dice Grifoni. A cui va per dato atto di essere a conoscenza del documento uscito dagli uffici di Palazzo Chigi. Cosa tutt'altro scontata, dal momento che il Direttore Regionale dei Beni culturali, Mario Lolli Ghetti, dice (testualmente) di «non saperne nulla». E' chiaro, per verificare tutti i palazzi, le chiese, i musei e i siti vincolati di Firenze servirebbe un esercito di tecnici qualificati. Ma soprattutto soldi, una marea di soldi. «C'è innanzitutto un problema di personale, che è sempre troppo poco - spiega la soprintendente -, a cui si aggiunge la mancanza di finanziamenti da Roma. In queste condizioni il monitoraggio e il controllo del patrimonio fiorentino, numericamente immenso, può essere fatto solo a occhio. Oppure nel momento in cui si interviene materialmente nell'edifico». E cioè quello che è stato fatto, in parte, agli Uffizi e al Museo dell'Accademia. «Sono i due modelli da seguire - dice il direttore generale dei beni architettonici del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, Roberto Cecchi -. Agli Uffizi, in particolare, non si stanno facendo solo delle verifiche antisismiche, ma si stanno eseguendo opere fisiche. Cioè dei veri e propri lavori». Cosa confermata anche dall'architetto degli Uffizi, Antonio Godoli: «Già da alcuni anni si tiene conto delle norme antisismiche. A questo proposito gli ultimi lavori di consolidamento hanno riguardato il posizionamento di tiranti metallici nell'ala di Levante». Qualcosa si muove, ma a passo di lumaca. Di più che, appena ieri, pubblicavamo l'elenco (parziale) del patrimonio toscano in pericolo in base alle Linee Guida perla verifica e la riduzione del rischio sismico per il patrimonio artistico, progetto del 2007 messo a punto dai tecnici del Ministero dei Beni culturali insieme alla Protezione civile. Quell'elenco era stato stilato tenendo conto della sismicità delle aree: Firenze figura nella «zona 2», la stessa de L'Aquila e di Assisi, dove nel 97 il terremoto frantumò in mille pezzi gli affreschi di Giotto della Basilica di San Francesco. E intanto la direttiva sulle verifiche giace nella più completa indifferenza. Inutile dire che il termine ultimo, fissato per il dicembre 2010, perché tutti gli edifici artistici di Firenze siano messi in sicurezza, è solo un miraggio. «A meno che non ci siano interventi straordinari, la scadenza non verrà rispettata - ammette la soprintendente Grifoni -. Mi augurerei che, entro quella data, riuscissimo comunque a fare un po' di cose...». Sicuramente ci «saranno delle proroghe». Ne è convinto Cecchi: «Sono norme troppo recenti e la scadenza troppo vicina. Stiamo partendo, ma il percorso è lungo e ci vorranno anni». A lanciare l'allarme, nei giorni scorsi, era stato il segretario generale della Uil Beni e Attività culturali, Gianfranco Cerasoli, che sottolineava come, nonostante le ripetute segnalazioni del Mibac, «nulla è stato fatto» per verificare la rischiosità sismica del patrimonio italiano. Insomma, la conclusione è presto detta. Tolti gli Uffizi e la Galleria dell'Accademia, manca tutto il resto. O meglio: il resto si fa «a occhio».