«Ambrosio lo conoscevo perché di tanto in tanto mi dava un passaggio al centro prelevandomi alla fermata del 140. Qualche parola, niente di più, i cittadini della Gaiola se vogliono possono non incontrarsi mai». Una dichiarazione sibillina. Che potrebbe anche essere intesa come una presa di distanza del vecchio socialista dal rampante brasseur d'affari della democrazia cristiana. Tentiamo di approfondire, ma Lezzi ci blocca: «Non parlo delle persone che non conosco ». Parliamo della Gaiola, allora. «Questo lo faccio con piacere, la frequento da quando avevo cinque anni, oggi ne ho ottantasei faccia un pò il conto. Prima della guerra è stato un luogo di delizie, le famiglie dell'alta borghesia venivano qui in villeggiatura dopo aver purificato lo stomaco dei rampolli con una dose di olio di ricino. Bella gente, penso a Mario Argento, il famorso giornalista, al grande chimico Enrico Cutolo inventore dell'Antireumina, all'ambasciatore Tozzoli. Facevamo il bagno e ci consideravamo i padroni dell'isolotto, si viveva in un'atmosfera incantata». É facile mettersi in sintonia con un luogo che non comunica con il mondo? «È facile se lo ami. Io ci sto benissimo nonostante il disagio di muovermi senza il taxi, che è un lusso per me». E chi non lo ama? «Gli altri ''gaiolesi'' si dividono in due categorie: le vecchie famiglie della Napoli bene stanziali da tempo, penso al marchese Diana, hanno trovato un magnifico equilibrio tra residenza e relazioni. I nuovi ricchi che hanno acquistato le ville del parco, invece, pur non essendo irresistibilmente attratti dalla storia dell'isolotto continuano a viverlo perché fa chic e perché non hanno problemi a spostarsi in auto, in moto e qualcuno perfino in barca». Tanta ricchezza e neanche una videocamera per la sorveglianza. Non è strano? «Alt, qui c'è il rischio di prendere una cantonata. Le abitazioni nuove, diciamo così, sono sufficientemente protette dai guardiani notturni, le uniche ville in balia dei ladri erano proprio quelle degli Ambrosio e questo, in verità, l'ho trovato assurdo, addirittura ho stentato a crederlo perché a casa Ambrosio si poteva accedere da terra, da mare e anche dal parco di Posillipo. Una cosa davvero strana». La sua casa è sorvegliata? «Non ce n'è bisogno, i rapinatori sanno che non troverebbero niente». Pietro Lezzi è un conversatore arguto, ha conservato la battuta facile e con lui è agevole risalire alle cause del degrado dell'isolotto della Gaiola che considera «un patrimonio dell'umanità». Con chi tocca prendersela se un pezzo di paradiso è stato trasformato in un inferno urbano e sociale? «Con la Regione, innanzitutto. Che deve svegliarsi dal letargo e prendere finalmente una decisione: vendere l'isolotto, con annessa dimora, ai privati o ristrutturarla e utilizzarla come foresteria o sede di rappresentanza. L'immagine in alto è dell'altro ieri. I vigili del fuoco del Saf (nucleo speleo-alpino-fluviale) hanno perlustrato, calandosi con le corde, il costone tufaceo posto davanti alla villa dell'imprenditore, ucciso assieme alla moglie durante una rapina Nella foto a destra, l'ex sindaco di Napoli Pietro Lezzi, vicino di casa degli Ambrosio Le abitazioni nuove sono sufficientemente protette dai guardiani notturni, le uniche ville in balia dei ladri erano proprio quelle degli Ambrosio Abbiamo costituito l'associazione Gaiola, con Diana presidente e della quale fa parte anche Francesco Serao, un altro gaiolese doc La terza ipotesi, quella nella quale siamo sprofondati da anni, è la peggiore, la più mortificante. L'isolotto è terra di nessuno, è occupato dal branco, dai tossici e d'estate è una sorta di casa degli orrori. Ridurre in uno stato pietoso una dimora ricca di storia e di allure, abitata da Gianni Agnelli e da Paul Getty grida vendetta. Anche perché di promesse ne sono state fatte tante e sono state tutte disattese». La società civile, però, potrebbe incalzare con più efficacia l'inerzia pubblica. Perché non lo fa, perché copre le omissioni delle istituzioni? «Stiamo tentando di farlo e qualche speranzella si è aperta, soprattutto in seguito all'intervento del presidente Napolitano, che qualche tempo fa fece sollecitazioni perché i ruderi inglobati nella villa di Franco Ambrosio fossero restituiti alla collettività». E cosa accadde? «Una cosa sorprendente che nessuno sa. Ambrosio ha accettato, si è detto disponibi-le, ma la Soprintendenza non ha dato seguito alla cosa». Come mai Ambrosio ha cambiato idea? «Non lo so, ma l'esperienza mi dice che a questo mondo non c'è niente di definitivo». Torniamo alla speranza che si è accesa. «Abbiamo costituito l'associazione Gaiola, con Diana presidente e un consiglio del quale fanno parte Francesco Serao, un altro gaiolese doc, e il sottoscritto che ha proposto di cooptare anche grandi firme della cultura come Raffaele La Capria, Cesare De Seta, Mirella Barracco e Renato De Fusco». Hanno accettato? «Con entusiasmo. Ora passeremo all'azione e la prima uscita dell'associazione avverrà a Villa Pignatelli con una conferenza di Alfredo Diana sulla Gaiola. L'avevamo deciso prima che avvenisse questo orribile doppio omicidio, volevamo riaccendere le luci sulla Gaiola, ora le esigenze sono diverse, ma è ancora più urgente darsi da fare». Carlo Franco