Ma il vero flagello è lo spray Il killer del David di Michelangelo fu Piero Cannata Il Cristo degli Abissi a cui hanno amputato le braccia a venticinque metri di profondità nelle acque dell'Isola del Giglio è solo l'ultimo di una lunga serie. Uno spregio pensato e pianificato, ovviamente. Ma la lista delle opere d'arte toscane danneggiate da deturpatori noti o ignoti, vandalici per indole o per fatalità (non tutti i danni arrecati al nostro patrimonio sono volontari), è particolarmente nutrita. Lo scorso 7 marzo, a Firenze, in Piazza della Signoria, qualcuno ha deturpato il gruppo scultoreo del "Ratto di Polissena", opera celeberrima di Pio Fedi custodita all'interno della Loggia de' Lanzi: la figura giacente si ritrovava all'improvviso priva della falange di un dito della mano sinistra e con altre due falangi danneggiate. Ma forse in quel caso, come spiega la dottoressa Cristina Acidini, soprintendente al Polo Museale Fiorentino, non si è trattato di vandalismo: «Il giorno prima, il presidente Napolitano aveva fatto visita a Firenze. In quell'occasione, nella Loggia de' Lanzi si creò un affollamento anomalo. È probabile che qualcuno si sia arrampicato per veder meglio ciò che succedeva nella piazza. Un gesto maldestro, certo, ma, credo, non intenzionale. Comunque, la statua è stata riparata subito: due giorni dopo, la mano sinistra danneggiata era già di nuovo a posto». La spesa? «Poco, pochissimo, l'intervento era semplice. Non si arrivava ai 300 euro». Costò ben di più (circa 100mila euro) il restauro che si rese necessario dopo che un fin troppo esuberante studente di Empoli, il 2 agosto del 2005, staccò, durante una folle arrampicata notturna, la mano del "Biancone", il maestoso Nettuno dell'omonima fontana di Piazza della Signoria. In quel caso, sia il vandalo che l'amico che faceva da "palo" furono inchiodati dalle telecamere di sorveglianza di Palazzo Vecchio: un colpo di fortuna che capita di rado. Il problema, spiega la soprintendente Acidini, è riuscire a garantire una sorveglianza adeguata a tutto ciò che di artistico abbiamo in Toscana: «Siamo ricchi di tesori d'arte, molti dei quali si trovano all'aperto. La domanda è: come si fa a tener d'occhio tutto questo patrimonio 24 ore su 24, continuamente? Non facile, come compito. Noi abbiamo due tipi di sorveglianza: le telecamere del Comune, sempre attive; e la vigilanza diurna (per la Loggia de' Lanzi) e notturna (Loggia de' Lanzi e piazzale degli Uffizi). A volte si riesce a fermare i malintenzionati: poche notti dopo l'episodio della statua di Polissena, le guardie notturne videro un giovanotto, forse ubriaco, che tentava di scavalcare le paratie che coprono le statue di fronte a Palazzo Vecchio, si slanciarono e lo fermarono in tempo. A volte, invece, non si ha la stessa fortuna. A volte le telecamere e i vigilantes non bastano». La povera Polissena ne sa qualcosa: tre dita gliele ruppero nel 1982, e qualche falange partì pure nel 1971, durante una partita di calcio storico. Il Ratto delle Sabine invece è stato danneggiato nel 1971 e nel 1987. A Pisa, circa un mese fa, hanno danneggiato la statua che in piazza del Carmine ricorda la figura di Nicola Pisano: «Si tratta di un'opera celebrante della seconda metà dell'Ottocento», spiega la dottoressa Mariagiulia Burresi della Soprintendenza di Pisa, «qualcuno ci si è arrampicato sopra e, afferrandosi, ha divelto una parte dell'abito che riveste il celebre scultore e architetto. Col rischio tra l'altro di farsi male, visto che la statua è piuttosto alta». Il gesto vandalico più eclatante però resta la martellata che Piero Cannata, detto il "Serial killer dell'arte" (a Prato colpì a più riprese), assestò nel '91 al secondo dito del piede sinistro del "David" di Michelangelo. «Ma il vero flagello sono le scritte con lo spray», dice la dottoressa Burresi, che sottolinea come ogni giorno ne spunti qualcuna «sui monumenti, sulle facciate delle chiese, ma anche sugli intonaci dell'edilizia privata. Tempo fa, i vandali hanno colpito i marmi della chiesa della Spina e la facciata della chiesa di San Paolo a Ripa d'Arno». «Quanto si spende per togliere le scritte? Poco, per fortuna - spiega -. Anzi, di solito nulla: le ditte specializzate, sponsorizzando il restauro, si accontentano della pubblicità. L'importante è ricordare che in questi casi bisogna chiamare gente specializzata; guai a provare a togliere le scritte da soli, magari ricorrendo a solventi: il danno a cui si va incontro è di gran lunga superiore a quello dell'atto vandalico in sé».
FIRENZE - Scritte e disegni deturpano i monumenti e le chiese
Il patrimonio artistico toscano è stato oggetto di danneggiamenti e vandalismo. A Firenze, il gruppo scultoreo del "Ratto di Polissena" è stato danneggiato, con la figura giacente priva di falangi. La statua è stata riparata subito, con un intervento semplice che non ha costato molto. A Pisa, una statua di Nicola Pisano è stata danneggiata con la rimozione di un'abito. Il gesto vandalico più eclatante è stato la martellata assestata al "David" di Michelangelo. Le scritte con lo spray sono un problema più diffuso, con vandali che colpiscono monumenti, facciate di chiese e edifici privati.
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