Porte aperte nella dimora che con il parco si affaccia sul Golfo Paradiso e racconta la storia delle grandi famiglie genovesi Le signorine mai a tavola coi pantaloni corti. Con le torce in giardino a caccia di coppiette Ordine, metodo e austerità sono le parole più adatte per descrivere le villeggiature liguri di fine Ottocento e inizio Novecento, quando il tempo scorreva lento tra nuotate, partite a tennis, a biliardo, e lunghe conversazioni nel giardino tra donne intente a ricamare. Questa era latmosfera che si respirava nelle tante dimore, come Villa Dufour, a Mulinetti. Aperta al pubblico per la prima volta nella giornata Fai di Primavera 2008, il suo piano terra e il giardino saranno visitabili oggi dalle 14 alle 19 in occasione della Settimana della Cultura, a chiusura del convegno Villa Dufour. Villeggiatura di Riviera tra Ottocento e Novecento organizzato ieri da Farida Simonetti, direttrice della Galleria Nazionale di Palazzo Spinola e la presentazione del libro sulla villa, la cui identità è stata mentenuta dopo il restauro. "Lintento - sottolinea Simonetti - è stato quello di conciliare il passato con il presente e di permettere un mantenimento della struttura senza violare la sua identità, insomma gestire, ma non tradire". Caterina Olcese Spingardi (Soprintendenza ai beni storici e artistici) racconta come il Levante a fine Ottocento, dopo la costruzione della ferrovia, fosse meta ambita del turismo internazionale, anche invernale, per la mitezza del clima. I più numerosi erano i tedeschi, gestivano anche la Farmacia Internazionale a Rapallo. Uno dei primi famosi bagni in mare, fu quello della principessa romena Dora dIstria, scrittrice, intellettuale e sportiva, ottima nuotatrice al mare e audace scalatrice in montagna. Come ricorda la museologa Rosanna Pavoni, i costumi da bagno di allora non dovevano mostrare le forme del corpo, ed era preferita la lana spessa e rigida, che avesse una propria consistenza. Guai poi se la donna, dopo il bagno si lasciava i capelli bagnati, sciolti sulle spalle in pubblico. In inverno i turisti passavano le giornate passeggiando, e facevano frequenti visite al Santuario di Montallegro, in groppa ai muli, poi si trovavano nelle biblioteche degli alberghi; di sera cerano i balli e i concerti. Non mancavano gli sport, ancora délite, come il golf, il tennis e infine le regate in barca tra Rapallo e Portofino. Oggi vivono nella villa di Mulinetti gli eredi di Laurent Dufour, che laveva acquistata nel 1908 per 100.000 lire. Dopo un restauro che ha mantenuto lidentità del luogo, hanno deciso di aprire la dimora a eventi culturali e privati. Splendidi i pavimenti in graniglia con frammenti di coralli. Intatto larredamento della sala da pranzo con i mobili di fine Ottocento, di "Zignago Picasso", anche la sala di biliardo, sempre con mobili dellepoca, spicca per la decorazione del soffitto; al primo piano le camere da letto, e i modernissimi, per lepoca, servizi igienici con il "Water-closet" in porcellana bianca con disegni blu, importato dallInghilterra, della "Trent Sanitary Closet": un suo gemello è conservato al Powerhouse Museum di Sidney. Poi ci sono i ricordi della vita in villa, evocati con nostalgia da Dede Frisoni, che racconta come da ragazzina non poteva sedersi a tavola insieme ai nonni con i calzoni corti e allora teneva una gonna appesa allattaccapanni dellingresso, da infilarsi rapidamente alloccorrenza. La sera del suo diciottesimo, i genitori erano intenti a "pattugliare" il giardino con la torcia elettrica con lintento di disturbare e scoraggiare eventuali coppiette. Cera anche la Pina, la storica cuoca che soleva cucinare solo quello che la ispirava: faceva piatti speciali come "larrosto della California", in realtà una ricetta lombarda, al posto del noioso roast beef, e la bavarese, metà crema e metà cioccolato, che lei chiamava "la crema del pover uomo". Alcune delle sue ricette sono state riprese dai ristoranti di Recco, confermando che le tradizioni, quelle buone, non si perdono facilmente.