No di Sinistra e Socialisti. Il Pd: così siete fuori dalla maggioranza. Ma Renzi frena Lincontro della coalizione di ieri è finito a urla e insulti. Di Giorgi: "Un agguato" Dietrofront clamoroso sul piano strutturale, argomento che tiene banco da mesi nella campagna elettorale. Lultimo atto, il più importante, che la maggioranza di Palazzo Vecchio avrebbe dovuto portare a termine nel consiglio comunale di lunedì naufraga di fronte alla decisione di Sinistra e Socialisti di non votare in aula il documento che disegna lo sviluppo urbanistico di Firenze, che invece il Pd è deciso ad approvare. Da solo, però, non ha i numeri per farlo. E così finisce ad urli e insulti lincontro della coalizione convocato ieri per affrontare la questione. «Sia chiaro che se sabotate il piano adesso, voi non farete più parte né di questa né della futura alleanza. Cercatevi un candidato sindaco in tal caso, perché Renzi correrà solo con noi e lItalia dei Valori», grida il segretario cittadino del Pd Giacomo Billi rivolto a Luca Pettini della Sinistra e al socialista Tommaso Ciuffoletti. Niente da fare però, i "ribelli" non cambiano idea. Eros Cruccolini, presidente del consiglio comunale, sinfuria: «Cosa sono queste minacce? Così ci ricattate», contrattacca. Volano ancora parole grosse, la tensione non si allenta, alluscita facce patibolari. Difficile fare pace dopo una rottura dichiarata in questi termini. «E stato un agguato in piena regola», racconta la capogruppo del Pd Rosa Maria Di Giorgi, pietrificata dallo stupore. «Siamo rimasti di sale, sembrava un film col finale a sorpresa, bel messaggio davvero per la città. Fino a dieci giorni fa nelle riunioni con i segretari ci assicuravano che il voto ci sarebbe stato e ora allimprovviso si mettono a dire tutto il contrario». Di Giorgi sospetta un complotto. «E evidente che si erano già messi daccordo tutti quanti, la posizione era preordinata, ce lhanno solo comunicata», spiega. «Mi chiedo però a questo punto con quale coraggio proporremo ai fiorentini una coalizione che non è in grado di avere capacità di governo. E chiaro che Sinistra e Socialisti, se non tornano sui loro passi durante il weekend, possono considerarsi fuori dallalleanza. Non ci si può fermare allultimo momento solo per prendere quattro voti a sinistra, non è serio». Secondo Pettini, invece, «non è serio inchiodare Matteo Renzi a un Piano prestabilito e approvato in fretta e furia da un consiglio in scadenza, anche in considerazione del fatto che il suo messaggio elettorale è caratterizzato dalla discontinuità con questa amministrazione. Sono convinto che molti dentro al Pd la pensano come noi, a cominciare dallo stesso Renzi». Che non parla ufficialmente ma si muove dietro le quinte per gettare acqua sul fuoco. «Il comportamento di Billi», fanno sapere i collaboratori del candidato sindaco, «rischia di far saltare la coalizione, è da irresponsabili lanciare ultimatum in questa fase». Convince di più latteggiamento cauto di Simone Naldoni, segretario provinciale del Pd, che non nega la gravità della frattura ma cerca di trovare una ricomposizione. Pettini e Ciuffoletti propongono di votare in consiglio «un accordo politico forte che impegni la coalizione ad approvare il Piano strutturale e il nuovo regolamento urbanistico entro il primo anno della prossima legislatura. E una decisione dettata dal buon senso e dalla logica».