«La lobby può ancora colpire» Per il Riesame c'è anche il pericolo di inquinamento delle prove Il tribunale chiede l'arresto di 8 indagati accusati di associazione per delinquere L'avvocato: «Ci opporremo in Cassazione» Gli avvocati difensori hanno dieci giorni di tempo dalla notifica per impugnare l'ordinanza del Riesame ed evitare il carcere al «sodalizio criminale», così lo definisce anche il gip, che per anni avrebbe gestito in modo illecito le pratiche urbanistiche nel paradiso di Monte Argentario. Sono questi i tempi di reazioni con i quali i legali delle otto persone accusate di associazione per delinquere dovranno rispondere prima che scadano i tempi. Tra gli indagati ci sono l'ex vicesindaco Massimo Castriconi, i due architetti e membri del Collegio ambientale Vincenzo Gabriele e Angelo Collantoni, oltre ai due dipendenti comunali Augusto Donati, capo dell'ufficio tecnico ora in pensione e Antonella Sabato. Per l'ingegnere Massimo Benedetti, anche lui membro del Collegio ambientale e per Antonio Noferi, dipendente dell'ufficio tecnico sono stati chiesti gli arresti domiciliari, mentre per la Soprintendente Patrizia Pisino, accusata di velocizzare le pratiche è stata chiesta la sospensione dal pubblico impiego. Anche se il provvedimento fino a ieri sera non era stato notificato ai legali, il suo contenuto, almeno nella sostanza, è già noto a tutti i difensori. «Nella sostanza - spiega uno dei legali - è un provvedimento insoddisfacente che rispettiamo in quanto emesso da tre giudici, ma dove manca una vera motivazione. In particolare per quello che riguarda il pericolo dell'inquinamento delle prove e la reiterazione del reato». L'appello al Riesame di Firenze era stato presentato a metà marzo dal pubblico ministero Stefano Pizza dopo che il gip Pietro Molino aveva rifiutato di contestare agli otto il reato di associazione per delinquere chiedendo per tutti la custodia cautelare in carcere. «A giudizio di questo collegio - scrive nell'ordinanza il presidente della commissione Aldo Chiari - il gip, dopo aver condiviso le valutazioni del pm, ha affermato mancare un valido sostegno indiziario in relazione alla contestazione del reato associativo, nel senso della carenza di elementi comprovanti l'esistenza di una struttura permanente dove i singoli associati divengano, ciascuno nell'ambito dei compiti assunti o affidati, parti di un tutto finalizzato a commettere una serie indeterminata di delitti. Il Collegio - si legge - non condivide tale valutazione che ritiene chiaramente contraddittoria. Perché esisteva di fatto una lobby». Quanto alla scelta delle misure - va avanti l'ordinanza - una misura meno grave rispetto agli arresti non sarebbe idonea a scongiurare i pericoli di reiterazione e dell'inquinamento delle prove poiché gli indagati «hanno una fitta rete di relazioni tale da consentire di intervenire sull'acquisizione delle prove anche attraverso amici attualmente non indagati e di reiterare i reati stante la perseveranza con la quale tutti si sono adoperati per raggiungere gli scopi illeciti» e per cui sono indagati. Federico Lazzotti