Ottantatré palazzine interamente abitate sono a rischio crollo. È il dato più allarmante della mappa del rischio nel centro storico. Piano della Protezione civile sui pericoli di un terremoto in città. Inquilini del centro a rischio ottantatré edifici pericolanti Procedura lunga per lintervento del Comune I proprietari non provvedono e tra la diffida e i cantieri trascorrono anni MASSIMO LORELLO Il cuore della città vecchia rischia di sbriciolarsi. E per crollare non ha bisogno di un terremoto forte come quello dellAbruzzo. Sono 677 gli edifici del centro storico di Palermo che versano in gravi condizioni di pericolo. Fra questi, 83 rischiano di crollare da un momento allaltro e sarebbe una tragedia perché sono edifici attualmente abitati. Ognuno degli 83 fabbricati è suddiviso in almeno quattro appartamenti nei quali ogni sera puntualmente qualcuno si ritira e lì passa la notte. La zona più a rischio è il mandamento Palazzo Reale con 25 edifici interamente abitati nonostante siano a rischio crollo. A questi si aggiungono 20 edifici abitati solo in parte. Il tutto, per complessivi 37.149 metri quadrati di abitazioni a rischio. Meno grave ma di poco è la situazione del mandamento Monte di Pietà con 19 edifici a rischio crollo interamente abitati e altrettanti occupati solo in parte. I metri quadrati complessivi ammontano 18.186. Sono i dati più allarmanti che scaturiscono dal censimento condotto dal Comune lo scorso anno, poco dopo la morte di Antonino Troia, un operaio ventottenne rimasto sotto le macerie in seguito al crollo di una palazzina di vicolo Anello, nella zona del mercato del Capo. Ledificio era stato giudicato a rischio già sette anni prima. Eppure era abitato come lo sono centinaia di altri appartamenti di fatto inagibili del centro storico. Lamministrazione municipale lo scorso anno, tra diffide e ordinanze di eliminazione pericolo, ha firmato circa quattrocento provvedimenti contro proprietari di immobili altamente degradati. Lobiettivo era quello di imporre ai diretti responsabili la messa in sicurezza dei fabbricati ma lesito è stato quasi del tutto fallimentare. Perché la procedura non è né semplice e nemmeno efficace. Il Comune diffida i proprietari delle case pericolanti una prima volta e, se non riceve cenni di riscontro, torna a farlo una seconda volta. Ma, quasi sempre, alle missive dellamministrazione i proprietari rispondono col silenzio e allora parte una lettera dellufficio del Centro storico nella quale si annuncia che sarà la stessa amministrazione a effettuare i lavori e, una volta ultimati, li farà pagare ai proprietari. Si chiama «procedura in danno» ma prima che vanga applicata passano anni e i rischi intanto aumentano. Rischi che non riguardano solo gli abitanti della case diroccate ma pure quelli degli edifici limitrofi che sono in regola con lagibilità ma potrebbero subire ripercussioni dal crollo di un muro confinante. Il sistema di controllo e di messa in sicurezza, insomma, è perdente e gli investimenti indirizzati sul centro storico, salvo qualche eccezione, si sono rivelati fallimentari. «Serve una drastica inversione di rotta - dice Pino Apprendi (Pd), componente della commissione Attività produttive dellArs - Il governo ha depositato un disegno di legge per rifinanziare le cooperative edilizie. Vista la gravità delle condizioni in cui versano i centri storici di Palermo e di altri comuni dellIsola, è necessario che i nuovi finanziamenti vengano destinati solo a chi intende agire per il recupero degli edifici antichi e delle periferie degradate. Non si può continuare a finanziare lattività edilizia sul verde agricolo quando i centri storici rischiano di crollare».