Felice feretro. Non esiste un miglior controsenso per descrivere il cassone matrimoniale sull'altrettanto cassone edilizio del camioncino rosso che imbocca il ponte di San Giorgio. Trionfalmente e finalmente. Gli scheletri preistorici più appassionanti del mondo sono tornati a casa, a Mantova, dopo oltre due anni trascorsi nei laboratori dei Musei Civici di Como, dov'era stato esaminato anche il loro cugino alpestre, l'Uomo del Similaun. In città, dopo il transito nel territorio comunale di San Giorgio, luogo dove gli Amanti di Mantova erano stati trovati il 5 febbraio 2007. Nessuno s'accorge del carico: il serpentone dei ragazzi in gita che blocca il traffico in via San Giorgio, quelli che sbadigliano sull'autobus dell'Apam, gli automobilisti nervosetti per questo camioncino rosso che si fa filmare e fotografare davanti al Castello. È l'orario del caos e dell'appetito. Qualcuno scanchera. Non riesce a capire tutta quest'ansia per il mezzo di un'impresa edile di San Giovanni del Dosso con sopra il cassone all'aria, stretto da cinghie e chiuso con catena e lucchetto. Baldacchino da processione archeologica. Nessuno può vedere il timbro a fuoco sul legno: "S. Giorgio - Valdaro - MN07 - Tomba 2". Altri, invece, capiscono di che razza è il catafalco e perché tutti scattano, videofilmano: «Sono arrivati. Gli Amanti sono arrivati». Rimpatriano giusti per glorificare la già esondante Settimana della Cultura che punteggerà di eventi le giornate mantovane, da sabato al 26 aprile. Verranno mostrati, quindi, da dopodomani, nei locali inesplorati del Museo Archeologico Nazionale, ex mercato dei bozzoli, piazza Castello. Impossibile entrare, cercare di seguire il cassone e vedere gli ambienti, già pronti, lustri, ricchi di impianti e vogliosi di ostentare pre, proto, storia e medioevo cavati dal sottosuolo. I dipendenti della sovrintendenza si trasformano in forze dell'ordine. Nel Museo non si entra. Già è stata guastata la sorpresa pianificata dal sovrintendente regionale all'archeologia Umberto Spigo e dalla responsabile del nucleo operativo di Mantova Elena Maria Menotti. Entrare nel Museo sarebbe stato troppo. Museo che - però - ha tutta l'aria di essere pronto all'uso. Che con gli Amanti custodisce un patrimonio antropologico unico e dalla potente attrattiva turistica. Uno per tutti: Valdaro Lovers. Titolo molto replicato sui giornali britannici, americani, australiani. Noi per intercettare l'arrivo dei Romeo e Giulietta neolitici abbiamo pattugliato piazza Castello dal momento nel quale la notizia dell'imprevedibile ritorno è trapelata dalle maglie strette milanesi e comasche. Ecco perché la scorta degli scheletri abbracciati nel lettone di terra sepolto nel cassone chiuso col lucchetto, resta di sasso. Ci scorge e non parla. L'ordine pare essere quello di calcificare anche le parole. Spetterà all'autorità e alla potestà archeologica spiegare la strategia del viaggio e gli esisti degli esami paleobiologici. Impenetrabile il sindaco di Quingentole Alberto Manicardi, archeologo della Sap, quanto il suo collega Ugo Boni e chi guida il camioncino rosso, Sergio Giambrone. Anche dietro la sua videocamera sta abbottonato Paolo Chiodarelli che gira per conto del nucleo operativo. Nel Museo con loro entreranno pochi operatori, con in testa Francesca Porta che ha il compito di controllare lo stato di salute degli Amanti dopo il viaggio Lago di Como-Laghi di Mantova. Arrivati, sani e salvi. Ma sono le manovre di scarico e collocazione nel Museo a complicare l'ultima fase del tour. La gru del cantiere ha trasferito il cassone dal camioncino al portico nord di piazza Castello. Ossa sì, ma con tutta la loro terra intorno e sotto. Una zolla di una tonnellata. Il carrello elevatore non ce la fa. Un minimo dislivello ne blocca i movimenti. E allora la scorta si trasforma in gruppo di lavoro che costruisce strumenti, leve e spessori sul posto, a mani nude. Il quadro è palafitticolo, di mobilitazione arcaica di braccia e esperienze. È lo stesso paesaggio umano impegnato a mettere in scatola la storia che avevamo visto quando gli scheletri furono imballati prima dell'andata a Como. Gli Amanti hanno quindi trascorso la loro prima notte a Mantova, nella casa nuova. Adesso sarebbe il tempo di preparare una rete culturale, turistica, commerciale tutta nuova, totale, oltre piazza Castello.