Primo sì alla Camera al decreto Urbani sul rifinanziamento del cinema (ma anchee della lirica) e sul contrasto della pirateria audiovisiva e su internet. L'aula di Montecitorio ha approvato ieri la conversione in legge del decreto del ministro dei Beni culturali, che ora passa al Senato. I sì sono stati 221, i no 12, gli astenuti 175. Non ha votato infatti tutto il centrosinistra, tranne Prc e Verdi, contrari. E il governo è stato battuto, per le assenze nelle file della CdL, sull'obbligo per i provider, cioè le aziende che offrono agli utenti l'accesso e i servizi della rete Internet, di denunciare alti di pirateria: un emendamento del verde Bulgarelli, sottoscritto dal ds Folena, ha cancellato la norma. Una modifica «marginale», minimizza il ministro Urbani, «che non compromette l'efficacia del provvedimento esteso, fra l'altro, a tutte le opere dell'ingegno. Abbiamo fatto molto per il cinema - aggiunge Urbani - approvando una nuova legge che riserva un futuro per il cinema mentre la vecchia riservava la bancarotta, e potenziando, migliorandoli enormemente, i servizi come Cinecittà, la Scuola del cinema e l'stituto Luce». Il decreto pensa anche alla lirica: «È un provvedimento che riveste importanza decisiva per il futuro delle nostre fondazioni liriche», aggiunge Urbani. Un passo verso «l'impegno del Governo di riformare entro il 2004 il settore della lirica dopo quello del cinema». Ed e sulla lotta alla pirateria che arriva l'inciampo per la maggioranza. Viene infatti approvato - 179 sì, 172 no - un emendamento di Verdi e Ds sul quale l'esecutivo aveva espresso parere contrario. La modifica sopprime l'intero comma 7 dell'articolo 1, cancellando l'obbligo per «i prestatori di servizi della società dell'informazione che siano venuti a conoscenza della presenza di contenuti idonei ad integrare le violazioni commesse per via telematica» a «informarne con immediatezza il Dipartimento della Pubblica sicurezza del ministero dell'Interno o l'autorità giudiziaria». I provider cioè avrebbero dovuto denunciare i loro utenti che avessero scaricato e diffuso musica o video protetti dal diritto d'autore. Per il ds Folena «prevalgono gli argomenti del "popolo della Rete" contro chi vuole impedire la circolazione delle idee». Una modifica che «non inficia -ribatte Gabriella Carlucci (Fi) - il principio di legge perché la norma è già nel decreto del 9 aprile 2003, l'avevamo solo rafforzata». Il decreto introduce sanzioni contro la pirateria, attenuate ma estese a tutte le opere dell ingegno, riconosce la liceità dell'uso personale, fissa un prelie-vo del 3 per i produttori, destinato alla Siae, sul prezzo di listino dei masterizzatori per rifondere in parte le case discografiche dalle perdite derivanti dalle copie casalinghe di cd. L'Agis (l'associazione dello spettacolo) e l'Anec (gli esercenti del cinema) parlano di «decreto molto atteso dagli operatori». Protesta invece la Fimi, la federazione dell indutrsia musicale italiana: «Altri regali da governo e opposizione ai provider che non producono contenuti».