DAL NOSTRO INVIATO A ROCCA DI MEZZO (AQ) Era un pagus superbo, come tutti i recinti fortificati delle genti italiche, appollaiate tra il Gran Sasso e il Sirente. È stato vinto solo da Federico Il di Svevia e dal terremoto del 2009. Il castello di Ocre sembra Montecassino dopo i bombardamenti. Salendo di quota, l'altopiano delle Rocche è la Cortina d'Abruzzo, ma oltre a1i impianti di sci di Campo Felice finora era in grado di offrire al turista (soprattutto romano) un patrimonio di architettura e arte che adesso è in pericolo. Per questo un po' tutti si stanno mobiitando in questi paesini tra i pascoli e il cielo e lo fanno con una certa impazienza: «Se non si interviene immediatamente rischiano di crollare sia Santa Lucia a Rocca di Cambio che San Pietro a Rovere», spiega un volontario del comune cli Rocca di Mezzo, Dove traballa anche San Leucio, dedicata al santo protettore e che interpreta la fede antica di questi popoli di pastori. San Leucio veniva da quel Tavoliere dove finiva la transumanza abruzzese e tutta la ricchezza artistica di Queste terre è intrecciata alla pastorizia. Da queste parti passava fino al Settecénto la via degli Abruzzi, che portava lana a Firenze e Venezia e riportava su queste montagne una ricchezza ormai perduta. «A noi basterebbe che le palanche fossero di giusta misura», commenta un vigile del fuoco impegnato a cerchiare un campanile. Le palanche sono assi di legno che servono a puntellare gli edifici crepati e trattenere i cavi d'acciaio con cui vengono incerottati. Operazioni complesse e rischiose, perché ad ogni scossa - anche ieri la terra ha brontolato mentre seguivamo uno di questi interventi a Rocca di Cambio - le fenditure nei muri si allargano. «Due centimetri in più», attesta Mimmo Scipioni, volontario del soccorso alpino, che in questo caso, sotto la direzione dell'Itc dell'Aquila, soccorre capitelli e timpani. Come quello di San Leucio, sfondato per carenza di catene. Se questi tiranti fossero stati collocati anche lungo le navate l'onda sismica non avrebbe sconquassato l'edificio. Ma le catene non sono pi così di moda tra gli ingegneri e quelle che troviamo nelle chiese rimaste in piedi risalgono all'ultimo terremoto, datato 1915. «I beni culturali nei piccoli paesi rappresentano pi di quel che rappresentano in una città. Per noi una chiesetta è tutto. Ora sé ne parla molto, ma sono stati dichiarati inagibili e quando si parlerà meno del terremoto temiamo che si dimentichi anche di restituire alle nostre comunità e ai turisti la fruizione di questi piccoli tesori», lamenta il sindaco di Rocca di Mezzo, Emilio Nusca (Pd), preoccupato per lo sviluppo turistico dell'area: «Dovevamo inaugurare sabato il tunnel tra l'altopiano delle rocche e l'autostrada A24 Roma L'Aquila. Capite tutti cosa significa aprire una porta simile sulla capitale. Con 35 milioni di investimento, dopo 40 anni siamo riusciti ad aprire i cantieri e anche a concludere l'opera, manca solo il taglio del nastro». Qui sperano che lo faccia Berlusconi, magari proprio sabato.