DAL NOSTRO INVIATO A L'AQUILA PAOLO VIANA Si staccano dalle navate come fogli di carta e quando avviene vanno in polvere secoli di storia e di fede. Le facciate delle chiese aquilane si accasciano giorno dopo giorno, scossa dopo scossa. Il terremoto muore anche la cultura e non è una morte lenta. Anna Maria Reggiani osserva sconsolata Santa Maria della Concezione: « un gioiellino barocco, ma come si allargano quelle crepe», mormora il direttore regionale del ministero dei Beni culturali. I tesori in pericolo sono soprattutto di natura religiosa - l'Aquila è detta la città delle 99 chiese e «la collaborazione con le autorità ecclesiastiche è costante» sottolinea la Reggiani - ma sono soprattutto innumerevoli. Quando il ministro Sandro Bondi, stamane, visiterà l'Aquilano, troverà i suoi tecnici alle prese con uno dei monitoraggi pi complessi della storia del ministero: solo in provincia dell'Aquila si stanno verificando i danni subiti da oltre ottocento tra chiese, palazzi, conventi, castelli... Nella sala operativa della Protezione civile, all'Aquila, il consulto è continuo. «Le segnala.zioni arrivano da chiunque e le squadre sono sempre meno del necessario», ammette un volontario. I verificatori hanno iniziato a lavorare da qualche giorno: ogni edificio storico è esaminato da un rappresentante della sovrintendenza, un tecnico del Cnr o dell'università, un vigile del fuoco e, quando serve una storica dell'arte. Luciano Marchetti e Sergio Lagomarsino, che fanno parte del comitato scientifico di queste operazioni, hanno elaborato - insieme all'Itc-Cnr L'Aquila, cioè l'ex gruppo nazionale difesa dai terremoti - una scheda di valutazione anti-lungaggini ma soprattutto anti-furbi: i dati vengono raccolti in modo tale che mentre si valuta il danno si stimano anche i lavori (e i costi) necessari per ripararlo, in modo che non possano lievitare nel tempo. La Reggiani lancia da giornilo stesso allarme: «Il governo ci ha assicurato che presto saranno disponibili maggiori fondi, ma ci aspettiamo che la macchina della solidarietà focalizzi anche i beni culturali tra le proprie priorità. La situazione è grave, ma non irreparabile, come ha dimostrato il recupero della basilica di Assisi». Uno dei punti nevralgici dell'operazione Abruzzo è la basilica di Collemaggio. Gli altri sono il Duomo, le Anime sante, San Bernardino,.. Anche in questo caso, i crolli hanno la stessa origine - il sisma - ma non la stessa causa e neppure lo stesso effetto. La basilica di Celestino V è crollata per un restauro maldestro degli anni Sessanta ed è stata salvata dal pontegio che ancora copre la facciata, malgrado i lavori di restauro dovessero essere finiti da un pezzo: benemerite lungaggini. «Se non ci fossero stati i tubi innocenti ad assorbire l'onda d'urto spiega un restauratore il colpo avrebbe lesionato anche questa facciata». Unico neo: i lavori erano appena terminati e ora si dovrà verificare quale effetto hanno avuto le scosse sui calcari bianchi e rossi che ricoprono la facciata. La scena che si presenta all'interno non è diversa da quella che si è osservata ad Assisi, con mucchi di detriti alti alcuni metri che occupano le navate fino alla porta santa. «Come ad Assisi, anche qui si pu recuperare tutto promette La Reggiani . La prima cosa da fare è non spostare i detriti, per consentire a chi deve ripristinare architettura e dipinti di studiare la cinetica deLla caduta. Poi, con l'ausilio delle fotografie scattate prima del terremoto ci metteremo pazientemente all'opera». In pratica è come essere sulla scena di un crimine, alla quale possono accedere solo i vigili del fuoco, preferibilmente quelli dei reparti Saf, gente che si cala dalle gru per agganciare e mettere in salvo quadri pesanti diversi quintali. Manovre rischiose, che durano ore. «Abbiamo salvato così due tele del XV e del XVI secolo spiega il colonnello Raffaele Mancino, del comando Tutela patrimonio culturale dei Carabinieri, che ha mobilitato i suoi esperti sull'area del sisma . La seconda era sotto i calcinacci e dovrà essere restaurata. Prossimamente lavoreremo al castello, dove bisogna recuperare le opere del museo, molte delle quali sono state gravemente danneggiate». Quando un'opera viene salvata prende immediatamente la via di Celano paludi e del caveau dei Carabinieri. La sicurezza di questo patrimonio sta diventando un problema serio: il terremoto ha aperto degli enormi squarci nei templi e mette a nudo affreschi e arredi che è difficile presidiare. I numerosi crolli sono riconducibili tanto alla vetustà degli edifici quanto ai consolidamenti effettuati in modo maldestro, ma in qualche caso se una chiesa va gi non è colpa dell'uomo: pu dipendere dalla natura geologica del suolo e dall'orientamento del- [a struttura, che l'ha resa particolarmente vulnerabile all'onda sismica. Senza contare che le opere vicine, come il campanile possono assorbire l'urto ma anche restituirlo, agendo come un martello distruttore, In alcuni casi, come per la chiesa della Concezione di Paganica, XVIII secolo, neppure ivi- gli del fuoco riescono a puntellare la facciata e sarà necessario ricorrere a ditte specializzate. Meglio sorvolare sulla fattura. Si stima che intervenire sul Duomo e su San Francesco, due gioielli del capoluogo, non costerà meno diventi milioni di euro. «I danni sono incalcolabili, almeno ora ammettono al ministero ma possiamo restituire all'Abruzzo il 90 di questi beni». Quanto sia giusto ricostruire un monumento identico a sé stesso, talvolta non potendo riutilizzare tutti i materiali originari è oggetto di dibattito da decenni. La Reggiani non si sbilancia: «Per adesso il mio compito è far pun tellare in fretta tutto quello che sta crollan do. E sperare che il terremoto si fermi».