E' difficile comprendere alcune critiche che sono state rivolte al Codice dei beni culturali. Cesare de Seta dichiara che ribalterebbe "gli intenti della legislazione volta ad affermare l'inalienabilità dei beni culturali". Ma la legge Bottai del 1939 prevedeva l'alienazione di tali beni purché non ne derivasse danno alla loro conservazione e al pubblico godimento. Sostanzialmente si tratta della disciplina contenuta nell'articolo 55 dell'attuale Codice, con la differenza che nella legge Bottai non vi erano beni sottratti in modo assoluto all'alienabilità. De Seta sostiene che il meccanismo del silenzio-assenso sarebbe una sorta di "Waterloo dei beni culturali che non s'era mai vista". Sfuggono all'autore due cose: che il regolamento n. 283 del 2000, considerato una specie di Magna Charta dell'inalienabilità dei beni culturali, prevedeva già un termine per l'autorizzazio -ne alla vendita dei beni pubblici (120 giorni o addirittura di 90 giorni) ; che la verifica dell'eventuale interesse culturale impone la predisposizione degli elenchi deibenisecondo criteri individuati da un decreto che contiene il modello di scheda da riempire. È sufficiente scorrere le voci che compongono tale scheda per rendersi conto del-l'analiticità delle informazioni richieste per il singolo bene. Chi pensa quindi che le scrivanie dei soprintendenti verranno invase da elenchi di immobili contenenti poco più che i nomi degli stessi, commette un grossolano errore. Clamoroso, infine l'abbaglio sul riparto della potestà normativa tra Stato e Regioni. L'articolo 117 della Costituzione dice esattamente il contrario, e cioè che "spetta alle regioni la potestà legislativa in riferimento ad ogni materia non espressamente riservata alla Stato". Chi scrive un artìcolo (non un saggio) su un argomento così spinoso non può, anche se volesse, fornire spiegazioni adeguate a un giurista. Posso solo aggiungere che, circa il rapporto Stato-Regioni, una secolare tradizione culturale considera lo Stato supremo depositario e tutore del patrimonio storico artìstico. Considero una china pericolosissima spostare sulle Regioni-siano esse di destra o di sinistra - il peso decisionale su materie così delicate. (Cesare de Seta)