Istituito nel 1866, gestì i beni espropriati e aiutò il clero povero Alla fine del XVIII secolo, in Italia, la Chiesa Cattolica, nelle sue varie accezioni, vantava un patrimonio enorme detto "manomorta"; diocesi, parrocchie, abbazie, conventi, ordini religiosi, confraternite, opere pie, avevano una dotazione ingente di beni mobili, immobili e terreni frutto di donazioni ricevute per un millennio e mezzo. Devoti fedeli avevano donato per secoli per la salvezza della propria anima e questa corposa massa di beni era servita ad aiutare i poveri, le vedove, gli orfani, le categorie disagiate dell'epoca, ad assistere malati e pellegrini, a mantenere, talvolta assai lussuosamente, gli appartenenti al clero, a finanziare la costruzione di chiese e conventi, la decorazione degli interni, la costituzione di un prezioso arredo liturgico. Su questa situazione si abbatté il ciclone napoleonico e molti si, i beni incamerati, gli edifici demoliti, venduti all'asta o utilizzati per scopi profani ma nonostante tutto molto sopravvisse. Ma con l'unità d'Italia venne il colpo fatale; si cominciò con le Leggi Siccardi che abolivano il Foro Ecclesiastico e mettevano molte restrizioni alle proprietà, nel 1855 fu costituita la Cassa Ecclesiastica per gestire i beni espropriati e si passò infine all'istituzione del Fondo per il Culto, con Regio Decreto del 7 luglio 1866 n 3036, posto alle dipendenze del Ministero della Giustizia e con lo scopo di gestire i beni espropriati, di curale il mantenimento del clero povero, di provvedere alla manutenzione degli edifici ecclesiastici. A parte le parrocchie a cui fu riconosciuta una funzione sociale su base territoriale, la scure si abbatté soprattutto sul clero regolare che fu privato sia dei beni immobili che del patrimonio che ne garantiva il funzionamento. Molti conventi furono venduti a privati ed altri trasformati in caserme, tribunali, uffici, le chiese furono incamerate dal Fondo per il Culto e in molti casi lasciate in uso al clero insieme a pochi locali di servizio e abitazione. Il Fondo venne in possesso anche di un notevolissimo patrimonio artistico composto di quadri, statue, bassorilievi, arredi liturgici, che in qualche caso finirono all'asta e in gran parte in musei statali a civici, molte opere infine nella confusione della confisca furono distrutte, rubate o disperde. Dopo la Conciliazione del 1929 la situazione migliorò, la Chiesa ricevette un indennizzo ed il Fondo nel 1932 passò sotto la competenza del Ministero degli Interni che lo configurò come Direzione Generale. A seguito del nuovo Concordato del 1984, con legge del 1985, il Fondo per il Culto veniva trasformato in Fondo Edifici di Culto che ha mantenuto la proprietà degli immobili a suo tempo confiscati con lo scopo di provvedere allo loro conservazione, restauro e valorizzazione culturale. Accanto al patrimonio immobiliare è rimasto anche un rilevante patrimonio di beni mobili praticamente tutto quello che c'è nelle chiese di proprietà del Fondo più parte di quello che arredava chiese demolite o destinate ad altri scopi. Le chiese monumentali di proprietà del Fondo sono oltre 700 tra cui alcune importantissime come Santa Croce a Firenze, Santa Chiara e San Gregorio Armeno a Napoli, Santa Maria del Popolo, Santa Maria in Aracoeli e Santa Maria sopra Minerva a Roma, l'Abbazia di Faria, la Chiesa del Gesù e la Martorana a Palermo, inoltre anche una ricca Biblioteca e La grande Foresta di Tarvisio di 23.000 ettari che costituisce un'oasi naturalistica di grande pregio. Il Fondo è orgoglioso del suo compito anche se oneroso e faticoso ed è lieto di esibire una piccola ma rilevante parte del suo patrimonio proponendo, insieme con il Centro Europeo per il Turismo, in occasione della XXIII Mostra Europea del Turismo e delle Tradizioni Culturali a Castel Sant'Angelo, la mostra "Splendori d'Arte del Ministero dell'Interno. Viaggio attraverso il Patrimonio del Fondo Edifici di Culto. Sarà il ministro dell'Interno Giuseppe Pisanu a inaugurare l'evento il 24 aprile prossimo. Sono esposte opere mobili di vario tipo tra cui la più importante è un Polittico di Giotto proveniente da Santa Croce, seguono dipinti di Paolo Veneziano, Vasari, Benozzo Bozzoli, Antoniazzo Romano, Grazio Gentileschi, Anton Van Dyck, sculture di Bernini e molti manufatti di arredo liturgico di altissima qualità artigianale. Una sezione, come sempre nelle mostre organizzate dal Centro è dedicata agli ultimi recuperi di opere d'arte ad opere delle varie Forze dell'Ordine. Una vera sorpresa che mostra un patrimonio generalmente noto perché esposto in varie chiese ma assolutamente ignoto per quanto atteneva la proprietà. Saranno presenti anche alcuni padiglioni, allestiti a cura di diverse regioni che esporranno materiale turistico.
Quel che resta del Fondo per il Culto
Il Fondo per il Culto è stato istituito nel 1866 per gestire i beni espropriati dalla Chiesa Cattolica dopo l'unità d'Italia. Il Fondo ha subito numerose trasformazioni nel corso degli anni, passando dal Ministero della Giustizia al Ministero degli Interni e infine al Ministero dell'Interno. Oggi, il Fondo è responsabile della conservazione, restauro e valorizzazione culturale di oltre 700 chiese monumentali e di un patrimonio di beni mobili di grande valore. La mostra "Splendori d'Arte del Ministero dell'Interno" è stata organizzata per esporre alcune delle opere più importanti del Fondo, tra cui un Polittico di Giotto e dipinti di artisti famosi.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo