Accusati di associazione a delinquere È stato accolto l'appello del pm Un'associazione a delinquere composta da otto persone che per anni avrebbero gestito le pratiche edilizie nel Comune di Monte Argentario favorendo quei proprietari che si fossero rivolti ad alcuni studi invece che ad altri. Il tutto in cambio di soldi e favori. È questo il quadro che emerge dalla sentenza emessa la settimana scorsa dal Tribunale del riesame di Firenze sull'appello presentato dal pubblico ministero Stefano Pizza in merito al rifiuto del gip di contestare agli indagati nella maxi inchiesta dell'Argenatrio il reato associativo. Il Collegio chiede ora l'arresto per l'ex vicesindaco e assessore all'urbanistica Massimo Castriconi, i due architetti e membri del Collegio ambientale Vincenzo Gabriele e Angelo Collantoni, oltre ai due dipendenti comunali Augusto Donati, capo dell'ufficio tecnico ora in pensione e Antonella Sabato. Per l'ingegnere Massimo Benedetti, anche lui membro del Collegio ambientale e per Antonio Noferi, dipendente dell'ufficio tecnico sono stati chiesti gli arresti domiciliari, mentre per la Soprintendente Patrizia Pisino, accusata di velocizzare le pratiche nelle quali era presente un vincolo paesaggistico è stata chiesta la sospensione dal pubblico impiego. A convincere i tre giudici dell'esistenza di una associazione a delinquere: «Il dato numerico dei procedimenti per reati edilizi, le plurime anomalie nelle pratiche acquisite e gli accertati rapporti interpersonali tra gli indagati». A supportare la tesi dell'associazione è il fatto - si legge nella sentenza - «che tale lobby e del connesso quanto anomalo sistema di gestione vi sia riscontro anche a livello politico istituzionale». Dalle conversazioni tra Castriconi e Collantoni «si ha la ragionevole certezza che tra i tre (del sodalizio fa parte anche Gabriele ndr) vi sia stato un accordo vero e proprio nel quale il politico e il pubblico ufficiale si era impegnato a favorire i due professionisti privati in cambio del denaro ricevuto». Sul metodo con il quale il sodalizio operava i giudici si soffermano sull'uso della Dia quando serviva il permesso a costruire. «Il committente si rivolgeva allo studio Collantoni-Gabriele per la progettazione. Il primo presentava una Dia e i tecnici Sabato e Donati nulla eccepivano e consentivano la realizzazione delle opere abusive. Per il passaggio in Collegio ambientale o in Soprintendenza la strada era spianta dal Benedetti e dalla Pisino, nelle rispettive qualità. Mentre Castriconi garantiva che l'ufficio tecnico e i suoi dipendenti assecondassero nelle richieste dello stesso studio». La sentenza non è definitiva e dunque non è "operativa": c'è - per gli indagati - la possibilità dell'ulteriore ricorso in Cassazione. Chi non lo presenterà nei termini previsti, o avendolo presentato se lo vedrà respingere anche in ultimo grado, rischia di finire in carcere.