Mancano i 3 milioni per il trasloco nell'ex dispensario di via Garibaldi VANTA tre chilometri e mezzo di materiale archivistico, misurati in scaffali: dai documenti cinquecenteschi agli atti della Repubblica ligure democratica, dal fondo della magnifica "ruota civile e criminale" della reggenza austriaca di Sarzana agli atti della Justice del tribunale napoleonico francese, fino alle mappe ottocentesche, e migliaia di tesori del passato, e della vita civile più recente. Per non parlare dell'ingente quantità di documenti in "sosta" presso le varie amministrazioni comunali, che sarebbero ben contente di riversare i faldoni storici nel fondo dell'archivio spezzino di stato. Ma non si può: da una vita, l'unica istituzione locale del ministero per i Beni Culturali è"costretta" nei fondi di una palazzina di via Galvani, a Valdellora. E l'unico funzionario, il direttore Antonino Faro, non è riuscito a far arrivare in alto l'allarme - serio - per la mancanza di spazi e di strutture. La speranza di trovare uno spazio all'interno dell'Arsenale Militare, che vanta 17 chilometri di costa, non ha avuto esito: e l'unica soluzione prospettata, quella del fatiscente ex dispensario all'angolo fra viale Garibaldi e via Roma, richiede la bella somma di tre milioni di euro, a fronte dei quali i mezzi dell'archivio non arrivano a 300mila. Ce n'è abbastanza, per comprendere il disagio del personale - una decina di impiegati - e dei frequentatori, che si confrontano con una situazione "imbalsamata". «Siamo alla saturazione, quindi all'inadempienza del nostro ruolo istituzionale di accogliere nuovo materiale - ammette il direttore Faro - posso confermarlo, perché abbiamo da tempo segnalato la nostra condizione alle autorità nazionali. Purtroppo questo archivio spezzino, al quale io sono arrivato nel 2001, e dal 2001 con incarico di dirigente, è nato tardivamente, ed è stato maltrattato. La storia, travagliata, risale al 1956, con una prima collocazione alla palazzina del lascito Cima, che oggi accoglie l'Usp, nuovo nome del Provveditorato agli Studi. La seconda sede è stata questa: liberata a suo tempo dall'istituto per geometri, spostato alla bella sede di via Carducci. Qui siamo rimasti, nell'impossibilità di fare quello che si vorrebbe: iniziative, nuove archiviazioni, un miglior servizio». Si era parlato di una sede nell'ambito delle dismissioni della Marina Militare . «Non ci è stato dato niente. Il tentativo è caduto nel vuoto». E la nuova sede, l'ex dispensario? «Purtroppo è chiusa in sé, sacrificata, e comunque non si può per legge demolirla e ricostruirla. Dovrà essere adattata e razionalizzata, ma non sarà il massimo: e dire che comunque solo per fare questa sistemazione occorreranno tre milioni e mezzo di euro, che non ci sono». Se l'archivio notarile ha finalmente trovato pace, e sarà sistemato nella palazzina in costruzione di fronte alla bretella autostradale, in viale Italia, per l'archivio di stato non sembrano aprirsi spiragli positivi: malgrado custodisca tesori che solo di tanto in tanto riescono a essere esposti, uno alla volta, nell'unica sala esistente, quella utilizzata per le consultazioni. «In questa sede giàè difficile fare l'ordinario, si può comprendere bene come si possa affrontare questo passaggio storico della de materializzazione, con il passaggio su supporti informatici del patrimonio storico. Purtroppo non possiamo fare di più, ma è un peccato per la città, che meriterebbe di poter avere un archivio in centro, con una bella sede, e giusti spazi. Non posso che augurarmi che qualche istituzione o fondazione, o qualche banca, voglia prendere sotto la sua "ala" tutto questo patrimonio, e spingere ad una risoluzione del problema. Altrimenti, temo proprio che rimarremo qui ancora per chissà quanto tempo».
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L'archivio spezzino di stato, che custodisce tesori storici, è in crisi a causa della mancanza di spazi. Il direttore Antonino Faro ha segnalato la situazione alle autorità nazionali, ma non è stato possibile trovare una soluzione. L'archivio è stato trasferito in un ex dispensario di via Garibaldi, ma il materiale archivistico non è stato trasferito a causa della mancanza di fondi. Il direttore Faro ha richiesto tre milioni di euro per sistemare l'archivio, ma non ci sono fondi disponibili. L'archivio è stato creato nel 1956, ma è stato maltrattato e non ha avuto le iniziative necessarie per migliorare il servizio.
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