La pietra dell'antico Ospedale maggiore s'è sgretolata un pezzo per volta, mangiata dall'inquinamento. Le facciate dell'università Statale si sono guastate, crepate, tanto rovinate da essere in larga parte fragili e in alcuni punti pericolanti. «Non fossimo intervenuti per tempo avremmo rischiato di vedere la sede finire in polvere», ha spiegato il rettore Enrico Decleva. Il restauro dell'ateneo parte oggi, governato da una convenzione pubblico-privato e finanziato dai manifesti pubblicitari sulle facciate dell'università. Spot in cambio dell'impacco, megaposter dove non arriva il ministero: così il marketing salva le architetture del Filarete e del Solari, come già ha fatto con Santa Maria delle Grazie e sta facendo con Mura spagnole e Porte monumentali. Non c'era alternativa, ha assicurato Decleva: «I fondi pubblici per l'edilizia universitaria sono scomparsi da anni, il nostro bilancio sappiamo qual è, non avremmo trovato in altro modo le risorse necessarie». Tre anni e nove mesi di cantieri, fine lavori prevista nel 2012. La gara d'appalto della Statale è stata vinta da Tmc Pubblicità, la società che sta restaurando anche Mura spagnole e Palazzo Litta. «E un intervento necessario e delicato, che ci accolliamo per amore della città», dice il procuratore di Tmc, Giovanni Mongini. Si parte con le analisi preliminari in via Festa del Perdono, in ritardo di sei mesi per un ricorso al Tar presentato dalla ditta sconfitta all'apertura delle buste e ora rigettato. Il restauro è un'operazione da 2,3 milioni di euro netti, condotta da cinque architetti e sorvegliata dalla Soprintendenza. Paga Tmc e conta di recuperare l'investimento con le affissioni autorizzate per i prossimi sette anni e 4 mesi, il doppio della durata dei lavori di recupero sulle facciate del Seicento e del Quattrocento (in via Festa del Perdono verso la chiesa di San Nazaro, fino al portale di Francesco Sforza). Affare fatto: tu vendi il poster e mi risistemi il muro antico. L'accordo, volendo semplificare, è uno scambio: l'ente pubblico concede lo spazio e si garantisce il restauro. Nel caso, la Statale ha patteggiato con Tmc l'entità dell'intervento (costo fisso), mentre il tornaconto della società deriva dalla vendita degli spazi pubblicitari (costo variabile). E un rischio d'impresa, il mecenatismo è un'altra cosa, certo, ma in tempi di crisi trovare acquirenti per un cartellone non è un gioco, i prezzi sono crollati e il settore è in affanno. Un esempio. Il primo investitore sull'impianto di via Francesco Sforza, lato sud della Statale, è il ministero dei Beni culturali, invita chi legge a partecipare alla «Settimana della cultura», musei e palazzi aperti dal 18 al 26 aprile. Gioca in casa. Rum di Caracas, creme-viso, collezioni d'occhiali, riviste di moda. La Milano dei monumenti è in gran parte fasciata da poster e griffe, i palazzi sono scatole bianche per far risaltare i marchi. Lo stesso ministero si affida ai manifesti: parte del restauro dell'Arco della Pace, bene demaniale, è finanziato dalla pubblicità. I tecnici stanno ripulendo il gruppo scultoreo di bronzo in cima e sbiancando i marmi con microsabbiature e laser: «I lavori saranno conclusi entro l'anno», annuncia il soprintendente Alberto Artioli. Mura spagnole e Porta Romana saranno invece svelate il prossimo 31 maggio, massimo a giugno, da convenzione tra Comune e Tmc. I cantieri sono aperti dall'ottobre 2006, l'investimento complessivo tocca i 6 milioni di euro, l'impresa ha appena smontato 32 dei 72 cartelloni pubblicitari. «È stato un lavoro lungo e delicato», osserva Mongini: «Gli ingressi della Porta erano in pessime condizioni, la Soprintendenza ha voluto salvare e valorizzare una fortificazione scoperta in via Filippetti». In questi giorni si stanno piantando fiori nei giardini e rifinendo i ciottoli lungo viale Beatrice d'Este, da Porta Lodovica a piazza Isabella d'Aragona. Le polemiche e le multe tra la società e il Comune, i «solleciti» della Soprintendenza e ricorsi in Tribunale, a questo punto, possono dirsi archiviati. È all'Arengario che la situazione si sta aggrovigliando. Il maxischermo montato sul cantiere del Museo del 900 non ha reso quanto preventivato e la società vincitrice dell'appalto per la comunicazione ha passato la mano: troppi debiti. Comune e coop Cmsa hanno dunque aperto un'altra gara e invitato cinque società. La base d'asta è stata dimezzata rispetto all'offerta vincente al primo giro: il valore della pubblicità è crollato persino in piazza Duomo.