Vedo le riproduzioni delle chiese e degli oggetti sacri, che il recente terremoto ha distrutto o danneggiato in Abruzzo. Vedo la torre del campanile della Chiesa di San Bernardino sbriciolata, il transetto del Duomo crollato, l'interno della Basilica di Santa Maria di Collemaggio ricoperto di macerie, il suo tetto sfondato, un crocifisso tra le rovine di una casa distrutta, un vigile del fuoco che si cala lungo la facciata della Chiesa delle Anime Sante, la cupola della Chiesa di Santa Maria del Suffragio sventrata, la chiesa di Paganica coperta di detriti, i quadri, e gli oggetti sacri del vescovo calati dalla finestra, le campane inclinate, che non suoneranno mai pi . So che molti diranno: «Cosa importa? Sono oggetti come gli altri. Sono cose: pietre, legni, mattoni, bronzi, avori; nient'altro che cose. Importano soltanto le centinaia di persone che hanno pregato e sono morti». Per me, invece, questo spettacolo è doloroso e straziante. E soprattutto diverso dagli altri. Provai lo stesso sentimento quando il terremoto distrusse il meraviglioso crocifisso di Cimabue ad Assisi, o quando i terroristi talebani colpirono i grandi Buddha in Afganistan. Come un tremore, o un brivido davanti a qualcosa di intollerabile odi impossibile: lo stesso sentimento che provò Proust quando scrisse La morte delle cattedrali o In memoria delle chiese assassinate . La religione cattolica non è soltanto lo spirito che la anima: non è soltanto la Bibbia, i Vangeli, gli infiniti libri che sono stati scritti intorno a Dio, Ges, lo Spirito, Maria. La religione cattolica è anche le cattedrali, le chiese, i campanili, le cappelle, le statue, le campane; e i riti, i sacramenti, le voci dei fedeli che hanno echeggiato nei secoli. Qualsiasi religione muore se aboliamo le sue forme: non può essere concepita senza questa incarnazione perenne. Perchè la morte di una chiesa ci colpisce pi della distruzione di un palazzo. Noi non possediamo una religione: possediamo le cose, con le quali abbiamo cercato e cerchiamo continuamente, forse invano, di darle un volto. Non possiamo dimenticare le migliaia di muratori, pittori, scultori, ceramisti, falegnami che hanno costruito il Duomo di Siena e quelli di Chartres e di Bruges e di Colonia e di Cordoba, dando un corpo vivente al cattolicesimo. Questo spirito religioso che forse ignoriamo è stato lavorato da Viligelmo, Duccio, Bramante, Michelangelo, che hanno tentato con tutte le forze di esprimere l'inesprimibile. Non possiamo fare a meno delle chiese assassinate, questa volta non dall'uomo ma dalla natura. Come sostituirle? Non credo che dobbiamo costruire nuove chiese, o dipingere nuovi quadri, come se le forme di una religione fossero infinitamente sostituibili. Sarebbe offendere lo spirito che ha creato gli edifici e gli oggetti colpiti. Credo che dobbiamo restaurare e conservare quello che è stato danneggiato: con la massima cura ed attenzione, perché nulla di ci che è stato vada perduto. Certo, la religione cattolica non morrà a causa di questo terremoto. La morte delle forme è una morte parziale. Restano le copie dei Vangeli e dei libri, che nessuno potrà abolire. La distruzione delle chiese deve spingerci a rileggerli in ogni riga, ogni parola, ogni sillaba, cercando di spiegare quello che volevano dire. La vita di una religione è questa incessante lettura di un testo immobile e delle sue infinite interpretazioni, che, al, tempo stesso, lo trasformano e lo rendono uguale a sé stesso. Niente è pi stabile, niente è più mobile di una religione vivente.