Non c'è dubbio che per gli appassionati d'arte antica - non solo i fortunati collezionisti, ma anche i conoscitori, gli studiosi, la moltitudine dei semplici curiosi - Milano sia divenuta, in questi anni, una delle «piazze» principali d'Europa, fino a superare la stessa Maastricht per qualità e quantità del giro d affari nonché degli eventi espositivi, come conferma proprio in questi giorni il successo di pubblico della sesta edizione del «Mifas», il «Milano International Fine Ari Antiques Show», fiera d'antiquariato della primavera meneghina in corso fino a domenica al Palazzo della Permanente. La cosa non deve stupire, nemmeno sullo sfondo d'una difficile congiuntura economica qual è la presente. La domanda d'arte risulta infatti in crescendo perché questi beni rinnovano e accrescono il loro valore, sia culturale sia finanziario, e oggi l'opera d'arte torna a essere un «bene rifugio» tra i più richiesti. Segno dei tempi. Non solo: sapendo scegliere, ce n'è per tutte le tasche e non occorre essere necessariamente dei nababbi per azzeccare un buon acquisto che soddisfi, con il gusto personale e la qualità della vita, anche le aspettative di ordine strettamente patrimoniale. Recentissimi studi condotti dall'economista Francesco Forte, che molti ricorderanno come ministro delle Finanze, documentano che da un punto di vista della redditività puntare sull'arte è più conveniente che investire in Borsa, visto che i guadagni annui possono arrivare fino al 10-15. La riprova è che un numero sempre maggiore di imprese investe somme via via più consistenti negli oggetti d'arte, forma d'investimento peral'tro storicamente collaudata dalle fondazioni bancarie. La nascita dei fondi d'investimento in arte, il moltiplicarsi delle fondazioni e delle collezioni private sta appunto a testimoniare, nei consumatori, un crescente interesse economico-speculativo verso questo mercato. Tra il 1974 ed il 1982, per esempio, il fondo pensione delle ferrovie inglesi ha investito una parte del proprio patrimonio in opere d'arte; tra il 1987 e il 1989 liquidò l'investimento con un rendimento medio annuo del 15,3. Secondo quanto riportato da www.arsvalue.com - una delle fonti più accreditate in materia - l'investitore in opere d'arte gode di maggiori vantaggi fiscali rispetto a chi investe nei mercati finanziari o in quelli immobiliari: i privati, infatti, non pagano imposte sulle plusvalenze derivanti dalla compravendita di opere d'arte e la quota del patrimonio investita in opere d'arte non viene periodicamente tassata. La proprietà ed il possesso di opere d'arte non deve inoltre essere inserita nella dichiarazione dei redditi. Naturalmente, ogni forma d'investimento richiede accortezza, informazione, e questa più delle altre, perché per gli sprovveduti e per chi sbaglia indirizzo il «bidone» è sempre in agguato. Investitori, collezionisti, imprese e tutti gli altri soggetti interessati agli acquisti di opere d'arte devono seguire un'aurea regola basilare: scegliere consulenti, mercanti, galleristi e mostre di riferimento che presentino solide relazioni internazionali nonché una comprovata serietà professionale, che possibilmente superi i confini della nostra Italietta.