L'edificio crollato era nel cuore dell'Aquila, fianco sud del centro, nel triangolo in cui sono concentrati i morti Gli inquilini della scala B li hanno trovati dopo sei giorni. Il primo a essere estratto dalla voragine è stato il dentista Dante Vecchioni, poi due donne, altri due uomini. Nel pomeriggio di Pasqua è stata riportata in superficie l'ultima salma, un ragazzo di 17 anni. «Mai vista una cosa del genere» dice il pompiere che ha coordinato le operazioni di recupero. I corpi, sepolti dalle macerie, erano tutti sotto il livello del suolo. Come se fossero stati inghiottiti da un cratere. Il palazzo al civico 79 di via XX Settembre fa impressione anche a vederlo oggi. La facciata con gli appartamenti che guardano sulla strada è rimasta intatta. La colonna centrale, perpendicolare al resto dell'edificio, sembra sia stata segata. «Non è crollata - dice il vigile del fuoco - è semplicemente scivolata, ha presente quando ti manca il terreno sotto i piedi?» La colonna centrale del palazzo, costruito in cemento armato all'inizio degli anni Ottanta, confinava con la vecchia scuola media Giovanni Pascoli. Venne chiusa nel 1989. Venduta da un privato, fu demolita e ricostruita ex novo, come spiegano i tecnici del Comune ai quali abbiamo chiesto la storia di questo immobile. Venne aggiunto un piano, in realtà si tratta di un rialzo di un metro e mezzo. Gli abitanti di via XX Settembre contestarono a lungo questa modifica, soprattutto quelli dei piani bassi. Demolendo e ricostruendo, sono venuti fuori anche due piani interrati che prima non c'erano. Anche qui ci furono proteste. Gli abitanti sostenevano che si era scavato per dieci metri sotto all'immobile precedente, troppo secondo loro, e contestavano la destinazione d'uso del nuovo spazio sotterraneo. «Vendesi-affittasi intero locale, autorimessa per 35 posti auto». Così recita il cartello appeso oggi alla parete della nuova palazzina. I due piani sottoterra sono diventati un garage. La rampa di ingresso è nella adiacente via Nicolò Persichetti. I lavori, cominciati nel 2004, sono terminati cinque mesi fa. Al pianterreno ci sono le insegne della Cassa di Risparmio di Firenze, ma gli uffici devono ancora essere aperti, funzionava solo il bancomat. La palazzina, elegante, di color ocra, non ha riportato grandi danni. La scala B dell'edificio confinante è venuta giù a precipizio, uccidendo 6 persone, mentre la facciata è rimasta in piedi. Il civico 79 di via XX Settembre rappresenta forse il mistero più angosciante di questa strage. Non è un caso che quell'indirizzo sia stato il primo caso di crollo «privato » al quale la Procura dell'Aquila ha deciso di dedicare le proprie attenzioni. Alcuni familiari delle vittime sono convinti che la soluzione vada cercata in quel contestato garage costruito accanto alle fondamenta della colonna centrale e hanno intenzione di presentarsi dai magistrati per fare denuncia. L'indirizzo del garage ormai è piuttosto e purtroppo noto. Dall'altra parte della strada ci sono le rovine della Casa dello studente. Siamo nel cuore dell'Aquila, fianco sud del centro cittadino, un triangolo che ha come lati via XX Settembre, la Villa comunale, e le zone di Sant'Andrea, Campo di Fossa, piazzale Paoli. È qui che sono concentrati i morti del capoluogo, finiti in crepacci e crateri che si sono aperti sotto le strade e le case. In questi pochi chilometri quadrati pieni di palazzi medievali, negli ultimi tre anni sono state costruite altre tre autorimesse private. E alla fine del 2008 il Comune aveva finalmente ottenuto il via libera del Consiglio comunale ai tre parcheggi sotterranei multipiano che avrebbero dovuto «circondare» il centro storico. Il più grande, 460 posti auto, è limitrofo al ponte di Sant'Apollonio sul quale si affacciava la Casa dello studente. In realtà sarà parzialmente interrato, appoggiato ad un terrapieno. Per gli altri due invece, uno ai piedi della scalinata della cattedrale di San Bernardino e l'altro, di dimensioni più ridotte, vicino alla zona di San Silvestro, si sarebbe dovuto scavare. Il condizionale è d'obbligo, perché tra la delibera finale e la partenza dei lavori, commissionati in project financing, c'è di mezzo un sisma che sembra non finire mai. «Non siamo tutti impazziti. Ingegneri, progettisti, costruttori, amministratori. Questa non è una città di folli delinquenti. Abbiamo sempre seguito quello che la legge ci dice di fare. Siamo una zona di fascia B, possiamo realizzare opere seguendo determinate procedure. È quel che abbiamo sempre fatto». L'assessore all'Urbanistica e vicesindaco Roberto Riga non elude la domanda. Usa un argomento molto citato in questi giorni. Nel 1983 la Regione Abruzzo abbassò il rating sismico dell'Aquila che tale è rimasto fino a oggi. Avezzano, distante 45 chilometri, è sempre rimasta rossa, mentre il capoluogo divenne arancione. A ogni colore, era associato un grado di rischio e norme costruttive sempre più severe con l'aumentare del livello di pericolosità. La Procura si ripromette di indagare anche sulle modalità del «declassamento». Nulla vieta, dice intanto Riga, di edificare garage o parcheggi sotterranei nel centro di una città sismica. Sono risposte plausibili e in buona fede, che non sciolgono però gli interrogativi posti dallo strano crollo di via XX settembre 79. Il dentista Vecchioni e le altre vittime della scala B, sprofondate mentre il loro palazzo rimaneva in piedi, hanno diritto ad altre risposte.
L'AQUILA - Il palazzo finito in un cratere Tutta colpa di un garage
L'edificio crollato a via XX Settembre 79 a L'Aquila, in Abruzzo, ha ucciso 6 persone. La struttura, costruita negli anni '80, era stata demolita e ricostruita ex novo, con un piano aggiunto. La scala B, che confinava con l'edificio, è crollata a precipizio. I corpi dei morti sono stati ritrovati sotto le macerie, con i piedi verso il basso. La colonna centrale dell'edificio è stata segata, ma non crollata. La Procura dell'Aquila ha deciso di indagare sul crollo e sulla possibile connessione con il garage costruito accanto alle fondamenta della colonna centrale.
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