VENEZIA L'obiettivo è tagliare il nastro nel 2014. E ora sulla strada del Mose, il sistema di dighe mobili da oltre 4 miliardi di euro che difenderà Venezia dall'acqua alta, non dovrebbero esserci più grossi ostacoli. La Commissione europea ha infatti ieri messo la definitiva parola «fine» a quello più importante, ovvero la procedura di infrazione contro i cantieri aperta nel dicembre 2005. «È una bella notizia», esulta Patrizio Cuccioletta, presidente del Magistrato alle Acque, l'ente periferico del ministero delle Infrastrutture che coordina i lavori eseguiti dal Consorzio Venezia Nuova. L'archiviazione infatti sbloccherà anche il finanziamento da 1,5 miliardi di euro, già deliberato dalla Banca europea degli investimenti e vincolato solo alla chiusura formale dell'infrazione, che garantirà i fondi necessari per terminare i lavori. «Il Mose ha ormai superato tutti gli ostacoli messi in piedi dai sostenitori della politica del non fare», aggiunge il presidente della Regione Veneto Giancarlo Galan. Nella riunione di ieri, l'organismo presieduto da Manuel Barroso ha riconosciuto che il governo italiano ha garantito adeguate misure di compensazione a fronte dei danni ambientali provocati dai cantieri alla laguna di Venezia: l'ultimo pacchetto di adempimenti prevedeva la sospensione dei lavori nelle zone di nidificazione per il mese di maggio, il coinvolgimento del ministero dell'Ambiente (attraverso l'Istituto superiore per la protezione ambientale) nell'attività di monitoraggio degli effetti dei cantieri, da inserire poi su un sito internet aperto al pubblico, ed infine l'individuazione di nuove aree protette a compensazione di quelle «rubate » dai cantieri. «È un giorno importante per Venezia e per l'Italia afferma il ministro delle Politiche comunitarie Andrea Ronchi Finalmente si potrà lavorare fattivamente e senza preoccupazioni per salvare una delle città più belle del mondo e tutelare un grande patrimonio dell'umanità» La cosa più importante è però soprattutto lo sblocco dei finanziamenti. La Bei nei mesi scorsi aveva infatti valutato il progetto del Mose, decidendo di finanziarlo per poterlo portare a conclusione, dopo che negli ultimi anni i flussi garantiti dal governo erano insufficienti per il cronoprogramma. Ora invece la data del 2014 potrà essere rispettata, anche se inizialmente era previsto il 2012 come anno di chiusura dei lavori. I soldi serviranno per avviare i lavori di costruzione degli enormi cassoni, che verranno poi affondati e ai quali saranno allacciate le 78 paratoie che, in caso di acqua alta, si alzeranno per isolare temporaneamente la laguna. E soprattutto per bandire il maxi-appalto da 850 milioni di euro una gara pubblica, come ordinato dall'Ue delle opere elettromeccaniche, ovvero quelle cerniere che consentiranno il movimento delle paratoie e che sono particolarmente delicate. Intanto i lavori alle bocche di porto proseguono. Dei 4,271 miliardi di euro previsti dal contratto chiuso tra lo Stato e il Consorzio Venezia Nuova ne sono stati assegnati 3,243 e già spesi 2,038 (gli ultimi 800 milioni sono stati destinati dal Cipe lo scorso dicembre). I lavori, avviati da cinque anni, sono arrivati al 48 per cento dell'opera, oltre il 90 per cento delle parti visibili sopra il pelo dell'acqua. Nel cantiere sono impegnati attualmente 2500 operai, con un centinaio di imbarcazioni. A breve nel «porto-rifugio » a Cavallino-Treporti e nella piattaforma costruita a Malamocco davanti alla spiaggia inizieranno i lavori di costruzione degli enormi cassoni.