Il Comune che finanzia il monumento simbolo della città. Un ritorno all'antico, a un'abitudine interrotta e poi passata di moda nel corso degli anni. Un milione e mezzo di euro spediti da Palazzo Marino alla Veneranda Fabbrica del Duomo, cadeau pasquale gradito, «graditissimo quanto inaspettato». Il tutto parte da una ricognizione di cassa: il Comune ha tirato i conti del 2008 e ha scoperto che il consuntivo si chiude con qualche utile. Venerdì santo, le sequenze del terremoto abruzzese ancora negli occhi. Visti i tempi servono gesti forti, d'impatto. Un milione di euro per le popolazioni colpite dal sisma e un milione e mezzo per il simbolo della città. Dopo lo stanziamento deciso dalla giunta, spetta a Letizia Moratti spiegare il senso dell'operazione. Parla di momenti delicati, il sindaco. Di tempi «di ricostruzione ». Di comunità che devono stringersi intorno ai propri simboli. Insomma, quei fondi sono una risposta «a una riflessione profonda fatta sul significato della cattedrale ». C'è un forte richiamo all' identità della città, all'anima religiosa e a quella laica, che il simbolo racchiude e rappresenta. Il contributo non rimarrà isolato, giura la Moratti, mentre ricorda i concerti e le iniziative che dal sagrato hanno portato soldi sonanti alle guglie malate. Un milione e mezzo di euro, dunque. «Gesto tanto concreto quanto necessario», esulta il presidente della Fabbrica, Angelo Caloia. Gesto da imitare, fa capire: «Mi aspetto sia di stimolo e ispirazione alle altre istituzioni». Ma anche ai privati. «Che possono e devono aiutare a valorizzare il simbolo della città». «Le esigenze della Fabbrica è la conclusione richiedono ulteriori risposte». Un budget totale di quindici milioni e mezzo di euro. Il dieci per cento dei quali coperti dal «regalo » di Palazzo Marino. La Fabbrica da sola copre il 70, ma intorno al Duomo s'è fatto i deserto. Lo Stato da gennaio chiuderà i rubinetti, il Comune ha fatto la sua parte per sessant'anni grazie a una legge del '35 che imponeva ai cittadini una tributo per il loro gioiello più bello. «Per tanti anni la cattedrale ha vissuto grazie al 5 per cento sull'imposta di famiglia, abolita poi negli anni '70. Ma fino al 2000 qualche soldo dal Comune è continuato ad arrivare», ricorda il direttore della Fabbrica, Benigno Mörling Visconti Castiglione. Ora, in tempi di crisi della pubblicità e di casse pubbliche vuote, si mette veramente male. Il direttore la pensa come il presidente. «Il Comune l'abbiamo sentito vicino ». «Ora tocca alle altre istituzioni, Regione e Provincia, e soprattutto ai privati». Ai milanesi, insomma. Perché di progetti in ballo ce ne sarebbero tanti. La guglia centrale è quello più urgente. «Servono sei o sette milioni di euro» e va fatta in tempi brevi, brevissimi, entro l'anno. L'ultima volta erano gli anni '60, figurarsi. E poi c'è la questione del Museo, chiuso da cinque anni e chissà a quando la riapertura. Eppure il fascino del Duomo non soffre di cali di popolarità. I diecimila ingressi quotidiani sono lì a testimoniarlo. Uno «splendido isolamento » (la definizione risale al presidente Caloia) che poi tanto isolato non è. Ricorda la Moratti: «Il Duomo è nato grazie al contributo di tutti i cittadini di Milano. Appartiene a loro, fin dal 1385, quando è iniziata la costruzione». Una mano sul cuore e l'altro sul portafogli. Monsignor Luigi Manganini, arciprete del Duomo, ci prova così: «Ai milanesi chiedo: cosa sarebbe la vostra città senza il Duomo?».
MILANO - Duomo, arrivano i fondi. Ora tocca ai privati
Il Comune di Milano ha deciso di donare 1,5 milioni di euro al Veneranda Fabbrica del Duomo per la sua manutenzione e restauro. Il gesto è stato motivato dalla ricognizione di cassa del 2008, in cui il Comune ha trovato un utile. Il presidente della Fabbrica, Angelo Caloia, ha espresso gratitudine e ha richiesto ulteriori contributi alle istituzioni e ai privati per valorizzare il simbolo della città. Il budget totale per il restauro è di 15,5 milioni di euro, di cui 10 milioni coperti dal dono del Comune. La cattedrale ha vissuto grazie a una tributo del 5% sull'imposta di famiglia, abolita negli anni '70.
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