Fine anni Novanta, la Protezione civile è ancora diretta da Franco Barberi. Una disposizione raggiunge molti uffici pubblici per avviare le operazioni di simulazione di una possibile replica del devastante terremoto di Messina del 1908, immaginata in base a un'ipotesi statistica sulla ricorrenza di quel genere di catastrofi. Di lì nasce il progetto-pilota, in via di conclusione in questi giorni, della Carta del rischio curata dal 1992 dall'Istituto superiore per la conservazione e il restauro, diretto da Caterina Bon Valsassina, del ministero per i Beni e le attività culturali. Tra qualche giorno diventerà operativa una avanguardistica banca dati: duemila monumenti siciliani e mille calabresi (l'area virtualmente interessata da un possibile sisma) registrati, georiferiti (localizzati sul territorio con precisi riferimenti cartografici) e forniti on line di schede tecniche, corredati da una scala di vulnerabilità sismica. Una suddivisione schematica: palazzi ville, torricampanili, chiese con la classe di rischio segnalata dai colori: rosso (alta), arancione (media), giallo (medio bassa) verde (bassa). Spiega Alessandro Bianchi, supervisore della Carta: «Il nostro compito sarà segnalare il possibile pericolo a tutti i proprietari di un bene culturale. Lo Stato, un ente locale come un Comune o una Regione, un privato. Nel momento in cui la carta siciliana e calabrese sarà efficace, toccherà a ciascun interlocutore decidere sul da farsi e se mettere in sicurezza il monumento inserito in una classe alta di rischio». Costo dell'operazione siciliana-calabrese 1.700.000 euro, una media di 560 euro per ogni bene catalogato. D'ora in poi, ammortizzate le spese per i software e per le procedure tecniche, la spesa scenderà a 400 euro. Ironizza Alessandro Bianchi: «Fossimo un Paese civile, le due Regioni potrebbero lavorare per ridurre notevolmente i danni di un eventuale terremoto. È ciò che correntemente si chiama prevenzione» La Carta del rischio, tecnicamente curata da Carlo Cacace, contempla per tutta l'Italia 100.258 beni (è visibile su www.cartadelrischio.it, ma l'accesso ai dati tecnico-scientifici è riservato). Per l'Abruzzo ne sono previsti 2.991 e per la provincia dell'Aquila 1.630. Ma non tutti i centomila beni sono corredati da schede tecniche nella Carta del rischio. Anzi, si tratta di una minoranza: appena 8.388. Ed è qui il punto debole di uno strumento che all'interno dello stesso ministero (come avviene in ogni settore dell'amministrazione nostrana) attira molte critiche. Ma il vero nodo è che il dicastero è ricco di articolate (ma separate) conoscenze. Ogni «anagrafe» difficilmente si collega con un'altra. Perciò il segretario generale del ministero, Giuseppe Proietti, sulla scia dell'emergenza abruzzese, ha deciso di coordinare e sovrapporre una volta per tutte le numerose banche dati. Per esempio le sterminate conoscenze contenute nei cinque milioni di schede (diecimila edifici, tutto il resto riguarda opere d'arte mobili) conservate dall'Istituto centrale per la conservazione e il catalogo diretto da Mariarosaria Salvatore. O le cifre messe a disposizione dalla Conferenza episcopale italiana che cataloga i beni mobili e immobili di sua proprietà: e anche qui parliamo di una realtà gigantesca (centomila chiese e sacrestie, 300 cattedrali, 26.000 archivi parrocchiali, 826 collezioni di tipo museale e poi conventi, monasteri, eremi, seminari e altri edifici). Ma la banca dati della Conferenza episcopale è ancora parziale. Tra poco nascerà un'altra operazione interna al ministero, coordinata dalla Direzione generale per i Beni architettonici e storico-artistici diretta da Roberto Cecchi con la Protezione civile. Si tratta di una verifica generale sulla sicurezza sismica degli immobili di interesse culturale in aree di alto rischio da realizzare entro il 2010: tremila comuni italiani. Cecchi ha messo a punto le linee guida per questa verifica, adottate da una direttiva della presidenza del Consiglio nell'ottobre 2007. Se ne parlerà giovedì in un seminario alla Casa dell'architettura a Roma. Infine esistono 1.080 schede tecniche di edifici di proprietà del ministero dei Beni culturali (sedi del dicastero, soprintendenze, musei, archivi, biblioteche). È il frutto di un lungo lavoro della Commissione speciale permanente per la sicurezza del patrimonio culturale nazionale diretta da Fabio Carapezza Guttuso. Ogni scheda contiene la planimetria degli edifici, l'analisi dei rischi, l'elenco dei beni conservati, le caratteristiche degli impianti (elettrici, idrici, di sicurezza). Spiega Carapezza Guttuso: «Nel caso di un terremoto, lo stiamo purtroppo verificando a L'Aquila, queste conoscenze ci mettono in grado di agire rapidamente senza interrogarci su cosa nasconda quel cumulo di macerie». Ancora a L'Aquila il Comitato ha sperimentato una nuova modalità: il lavoro congiunto dei vigili del fuoco specializzati delle squadre Saf (speleologici, alpini, fluviali) che opera accanto ai tecnici dei Beni culturali. Una metodologia di lavoro che evita demolizioni inutili e permette la messa in sicurezza di beni lesionati ma altrimenti destinati a distruggersi rapidamente. Martedì, così spera Proietti, tutte questi archivi culturali (in gran parte on line) dovrebbero coordinarsi in un grande sistema che si chiamerà Abc. Se la macchina dovesse avviarsi, vecchie rivalità interne al ministero potrebbero finire. Nel nome della tutela dei beni italiani.