«Nel 2008, anno di riapertura del Castello restaurato, abbiamo organizzato mostre legate al monumento simbolo di Carpi e quelle sul principe Alberto Pio e sui sette secoli del palazzo. Quest'anno ci dedichiamo alla xilografia». Parla la direttrice dei Musei Civici Manuela Rossi. Il Castello dei Pio appare una "macchina" culturale bene avviata perché qui - a differenza di quanto avviene nella vicina Modena, dove la collaborazione con enti culturali nazionali sembra ancora troppo episodica, soprattutto per quanto riguarda il Museo Civico d'Arte - si realizza una programmazione a lungo termine. E paga se il Museo d'Arte e quello, nato nel 2008, della città lo scorso anno hanno portato a 35mila visitatori dilatati a 39mila con le mostre. Sono numeri - cui si aggiungono 3mila ragazzi per attività didattiche e 5mila persone nelle visite guidate - che si avvicinano a quelli modenesi (che ha il triplo di abitanti). Si aggiunga che oggi si offrono spazi per le attività di aziende locali che in cambio finanziano la cultura. «Siamo soddisfatti - racconta Manuela Rossi - è faticoso fare funzionare a pieno regime una macchina culturale come questa. Qui nell'ex residenza dei Pio ci sono l'Archivio Comunale, il Museo al Deportato, i Musei Civici e il Castello dei Ragazzi: le ultime due strutture sono particolarmente legate». «In più pochi mesi fa abbiamo varato un regolamento, ancora poco usato in Italia, sull'uso degli spazi pubblici che ci permette di individuare i giusti luoghi per gli eventi prodotti da associazioni e altri soggetti. Teniamo all'immagine del Castello e in più offriamo spazi per le attività delle aziende». Avete ammodernato i musei? «Sì perché si tratta di istituzioni ottocentesche. Il Museo della Città era composto per nuclei che il pubblico non comprende, mentre oggi è in ordine cronologico facilitato dai meravigliosi spazi del piano dov'è collocato. Inoltre arrivavamo al trucciolo, mentre ora siamo giunti a fine '900 nel presentare i materiali prodotti dal territorio». «Il recupero del Castello e dei musei è costato circa 7 milioni, ma pensiamo sia diventato un luogo molto frequentato perché ogni week-end offriamo conferenze, presentazioni, laboratori didattici. Tutto gratuito, o meglio compreso nel biglietto. E ha un senso farlo pagare perché altrimenti il pubblico va una sola volta. Sono rimasta molto stupita quando ho visto che a Modena fino a giugno (data delle amministrative, ndr.) saranno gratuiti». Poi ci sono le mostre. «Abbiamo un programma di ricerca artistica che poi porta alle mostre: a quelle del 2008, su Alberto Pio e la storia del palazzo, quest'anno segue l'attenzione alla xilografia. Ora abbiamo l'artista pop americano Jim Dine per la Biennale, cui seguiranno nel 2011 rassegne su Baleliz e nel 2013 su Mimmo Paladino, mentre a settembre avremo la prima mostra del "nostro" Ugo da Carpi, organizzata insieme agli Uffizi, dove indaghiamo dei suoi rapporti con Tiziano e Raffaello».