CERNOBBIO Il proposito di vendere i gioielli di famiglia a prezzo di saldo sta suscitando allarme. Il campanello è suonato inl consiglio comunale sulla strana valutazione di due preziosi immobili della città di Cernobbio inseriti nell'elenco dei beni soggetti a probabile alienazione, il fabbricato dell'ex cinema Volta in via Aquileia e l'ex portineria di villa Bernasconi. Entrambi sono classificati nella nuova destinazione «residenziale-terziario». Senza essere contraddetta, la capogruppo dell'opposizione Irene Fossati, tra la meraviglia del pubblico presente in aula, ha denunciato il fatto che il piano delle alienazioni abbia attribuito valutazioni incredibilmente basse ai due fabbricati, 200 mila euro per l'ex cinema e 600 mila per l'immobile di via Bernasconi collocati in posizione strategica nel cuore delle aree di eccellenza, a due passi da Villa Erba e, nel caso del Volta, a lato del municipio e dalla centralissima piazza Mazzini dove c'è il palazzo delle poste. «Quello che meraviglia ? dice la Fossati ? è il fatto che l'ex cinema era stato acquistato tanti anni fa per una somma pari a 200 milioni di lire e i tecnici del comune ora lo abbiano valutato in questa maniera. D'altra parte, carta canta e allegata alla delibera 157 del 16 dicembre 2008 c'è una tabella con tutti i dati esplicativi e nella colonna riservata all'attribuzione del valore ci sono somme incredibilmente basse suffragate dall'annotazione che il comune ha già periziato e comunque effettuato una stima. Vorrei sapere come la pensano i carnobbiesi che ben conoscono il valore reale di quelle case. È vero che quella del cinema non si trova in buone condizioni, ma la cubatura è ragguardevole e la posizione risulta del tutto esclusiva. La casa di via Bernasconi, poi, si presta a essere trasformata in una villa». In entrambi i casi si tratta di cospicue eredità lasciate negli anni '80 dall'amministrazione presieduta da Enrico Lironi a beneficio del paese. L'eventuale alienazione dovrebbe avvenire con asta pubblica e probabile cambio di destinazione urbanistica in modo da incrementare il valore, ma se i prezzi base sono costituiti dalle valutazioni stabilite nella tabella approvata dalla giunta, le prospettive risultano piuttosto incerte. Al momento dell'acquisizione dell'ex cinema, verso la metà degli anni '80, era stato ipotizzato di destinare l'edificio ai servizi sociali, mentre ai piani superiori sarebbero stati ricavati alcuni alloggi protetti per persone anziane in grado di vivere da sole, ma con un minimo di assistenza da parte degli assistenti sociali presenti nell'attiguo municipio o dei volontari della Cri. Poi le linee di indirizzo erano cambiate. Il contratto di compravendita era stato stipulato tra comune e parrocchia nell'ambito di una duplice operazione ufficializzata con la firma del sindaco Enrico Lironi e del prevosto don Carlo Catelli. Il comune avrebbe provveduto a cedere la casa parrocchiale attigua alla chiesa di San Vincenzo all'epoca in cattive condizioni, mentre la parrocchia avrebbe alienato l'ex cinema non più in funzione a seguito della costruzione dell'oratorio di via Cinque Giornate. In successione, il contratto era stato regolato con il versamento alla parrocchia dei 200 milioni di lire, ma con una clausola che prevedeva una destinazione a finalità sociali. In caso di alienazione sarà affidato ad esperti il compito di valutare se la famosa clausola può o meno avere valenza perpetua.