Sullo scempio della Fortezza è scontro tra i soprintendenti. A Domenico Valentino, soprintendente (e candidato sindaco per la Casa delle Libertà), che aveva difeso l'impatto che l'opera crea sulla Fortezza, ma si era tirato fuori dalla questione dicendo che il progetto era stato approvato da Mario Augusto Lolli Ghetti, ribatte il collega Lolli Ghetti: ho partecipato alla conferenza dei servizi del 23 novembre 2001 sul progetto preliminare, ma quello definitivo dice in sostanza è stato approvato il 3 aprile 2002 proprio dall'architetto Valentino. La Soprintendenza è evidentemente in difficoltà: ha denunciato il sindaco per l'abbattimento di alcuni alberi ma non si è accorta che la galleria commerciale del parcheggio è più alta del terreno che il Poggi aveva addossato alle mura. Le strutture in cemento armato svettano di un metro rispetto al piazzale asfaltato dove fino a qualche mese fa sostavano gli autobus e, poiché il terreno è in pendenza verso la ferrovia, su quel lato il tetto della galleria commerciale è quasi tre metri più alto del terreno. Questo significa che il manufatto, che alla fine dell'opera sarà coperto da un giardino, occulterà le mura del capolavoro di architettura militare più di quanto non lo facevano le macerie che nell'Ottocento riempirono cortine e fossati. E' un problema di quote perché la costruzione è ovviamente in piano, mentre il terreno è in dislivello. La quota zero del piano di campagna è stata presa nel punto più alto, che è vicino all'Ovonda, dove più detriti furono addossati alle mura. Se fosse stata presa nel punto più basso, vicino alla ferrovia, l'opera sarebbe tutta sottoterra ma si sarebbe dovuto scavare un paio di metri in più. Uno scavo maggiore avrebbe comportato costi maggiori per l'impresa. L'impatto visivo della galleria commerciale sulla Fortezza è forte, ma le immagini prese dalla rampa del Romito, a sei metri di altezza, non rendono bene l'idea. Perché la Fortezza va vista dal basso, dal viale Strozzi. E nei pressi del sottopasso della ferrovia siamo cinque metri più bassi del tetto della galleria commerciale e l'effetto paravento è ben più forte. E ancora su quel tetto manca la terra venti centimetri per un prato, cinquanta per mettere a dimora cespugli e arbusti e manca una balaustra per evitare di precipitare. Il progetto prevede che per reggere il terreno del giardino venga costruito un muro alto due metri e mezzo lungo il viale, dove ora ci sono le recinzioni blu del cantiere, con lo stesso effetto barriera. Come è possibile che comune e sopritendenza, che hanno sempre preso parte ai processi autorizzatori, non si siano resi conto del problema? Il professor Lolli Ghetti, nella prima conferenza dei servizi, chiedeva di recuperare l'immagine del giardino romantico progettato del Poggi e avvertiva che «il progetto del parcheggio dovrà seguire le linee del giardino soprastante e mai viceversa». Poi avvertiva: «Mancano al momento le specifiche architettoniche di tutti gli elementi costruiti che emergeranno dal terreno, che andranno attentamente valutati». Nel verbale della successiva conferenza dei servizi, nell'aprile 2002, si legge soltanto: «Soprintendenza ai beni ambientali e architettonici: il soprintendente Domenico Valentino e l'architetto Paolo Mazzoni prendono la parola. Esprimono parere favorevole».