Scoperti prelievi mensili a uso personale. Torna lipotesi dei fondi neri Nuovo interesse degli inquirenti sui finanziamenti ministeriali a Antenna Europea Eccolo insomma lo scenario che, nelle prossime ore, tornerà ad animare, dopo la pausa pasquale, la scena dello scandalo che ha segnato la fine del potere e dellonore di Giuliano Soria. Questa mattina, infatti, il difensore del «professore», lavvocato Roberto Piacentino, presenterà unistanza al gip Silvia Salvadori: questa volta la richiesta è unica ed è anche la più prudente. Il legale domanda che al suo cliente siano concessi gli arresti domiciliari, dopo che poco più di una settimana fa il Tribunale del riesame aveva negato sia la libertà che la detenzione in una clinica privata o al Sermig. Ma a prescindere da quella che sarà la futura posizione dellimputato Giuliano Soria, le mosse più importanti sono ora quelle che vedranno come protagonisti i quattro pm che guidano le indagini (laggiunto Pietro Forno, i sostituti Gabriella Viglione, Valerio Longi e Stefano Demontis). La strada sembra già essere stata indicata dalle motivazioni del provvedimento del Tribunale del riesame. Per quei giudici, Soria aveva come scopo solo allapparenza quello di raccogliere fondi pubblici e privati per investirli in attività culturali, mentre invece la sua vera volontà era di «locupletare lauti guadagni personali». Qualcosa che ha già trovato una prima quantificazione accompagnata anche dalle prime ammissioni del «professore»: i 472mila euro sottratti al premio per acquistare la sua abitazione personale in via Montebello, i 245.564,25 euro per eseguire lavori nei suoi alloggi di Torino, Parigi e Ospedaletti, gli ulteriori 149.990,36 euro per ulteriori interventi a Ospedaletti e a Parigi, i 48mila euro per le tappezzerie di Parigi, gli oltre 400mila euro accumulati in fondi neri con le false fatturazioni delle tre società, ComMedia, i Territori di Cultura, Terre del Frè, gestite da Carmelo Pezzino (che a sua volta copriva tali esborsi facendo fatturare 325mila euro dalla Cofiteco di Mario Rocca). Per i pm e per i giudici del riesame, però tutto questo non basta. E la stessa difficoltà con le quali Soria ha ammesso nei suoi tre interrogatori lammontare di quelle somme li ha convinti che in realtà il denaro pubblico sottratto dal «professore» alle casse del premio e a quelle della Regione Piemonte (il fratello Angelo firmava le determine di finanziamento alle società di Pezzino) sarebbe molto di più. Un «tesoretto» che era alimentato anche dai prelievi mensili per le spese personali, giustificati sotto la voce «cassa di presidenza», e che per gli inquirenti potrebbe trovarsi in un conto bancario ancora segreto o, più probabilmente, affidato a un «fiduciario» non ancora emerso nel corso delle indagini. Denaro «in nero» servito per pagamenti a politici o consulenti? Unipotesi che trova poco credito negli uffici della procura: i magistrati continuano a credere che il vero scopo dellex patron fosse soprattutto larricchimento personale. Intanto, due altri filoni sono seguiti con interesse dai pm. Quello dellAntenna Europea che riceveva finanziamenti dal Ministero dei Beni Culturali (durante gli interrogatori sono state contestate a Soria due intercettazioni telefoniche che risalgono a pochi giorni prima del suo arresto: nella prima il professore parla con una segretaria del ministro proprio dei soldi di Antenna Europea, nella seconda dialoga con un noto scrittore torinese molto vicino allattuale ministro Sandro Bondi) e quello dei rapporti con fornitori e consulenti. Tra gli altri, nelle fatturazioni del premio, è saltato fuori anche il Villaggio Global International», una società di Mogliano Veneto (Treviso) specializzata nellorganizzazione nello studio di grandi eventi e di mostre «legati ai Beni e alle Attività culturali». «Nel 2004, Soria ci affidò il compito di ristrutturare il sito internet del Premio - spiega lad Maurizio Cecconi - e di studiare lorganizzazione di Via Montebello per suggerire migliorie. Venimmo per 40 sabati a Torino, perché quello era lunico giorno in cui il professore poteva riceverci. Fummo pagati dal Premio Grinzane dietro presentazione di regolare fattura». Ma non fu quello il solo incarico ricevuto da Soria: «A un certo punto ci fecero visitare il castello di Costigliole dAsti e ci chiesero di preparare uno studio per relizzare una serie di negozi, una sorta di emporio per vendere i prodotti del territorio legati al premio. Lo scrivemmo, ma poi quel progetto fu abbandonato».