Sono sbiadite, abrase, quasi illeggibili. Sono le targhe affisse sui palazzi storici di Volterra, le lapidi erette in onore dei caduti di guerra, le effigi che accompagnano i monumenti. Testimonianze di un passato antico, tracce di grandi uomini, illustri poeti, gloriosi condottieri. Un tempo le loro avventure e imprese furono trascritte su lastre di marmo, con lettere di metallo, con il chiaro scopo di celebrarne le virtù e di tramandare ai posteri il ricordo di quel coraggio, di quell'evento unico nel suo genere. Oggi, il tempo ha fatto la sua parte e questi luoghi del cuore, gli stessi che una volta hanno saputo emozionare e commuovere, sono insediati da brutture, degrado e abbandono. D'Annunzio? Un ricordo lontano. L'iscrizione di D'Annunzio, sulla Torre del Porcellino è incompleta. Si legge bene la prima riga. Il resto della citazione è indecifrabile. Al posto delle parole scolpite una sfumatura verdognola che lascia solamente immaginare il continuo del verso. Come finisca poi lo stralcio d'annunziano, ai più, a tutti coloro che non riescono a recuperare il frammento negli angoli della memoria o nelle reminiscenze scolastiche, resterà per sempre sconosciuto. La situazione va avanti da anni e i volterrani doc, quelli che amano la storia della loro città, non mancano di notare il degrado dei loro "muri". Ma ancora nessuno ha mosso un dito. Garibaldi e lettere cadute. E una sorta di legenda occorrerebbe anche per capire e ricomporre lo scritto sul monumento di Garibaldi che fa bella mostra di sé all'ingresso della città, sul viale dei Ponti. Le lettere infatti che formano il messaggio sono, per la maggior parte cadute e i buchi nelle parole non consentono una ricostruzione corretta dell'informazione. Lapidi sbiadite. Ci sono poi le lapidi dedicate ai martiri della Prima e della Seconda Guerra Mondiale a Porta a Selci che è sconfortante scorrere nel dettaglio e le iscrizioni sopra le fonti Docciola e San Felice, rispettivamente del 1245 circa e del 1319, che sono diventate talmente scure da essere interpretabili esclusivamente da molto vicino. «Le targhe storiche - fa notare Alessandro Furiesi, responsabile dell'ufficio cultura del comune di Volterra - sono beni culturali e come tali sono vincolati e tutelati dalla legge. Qualsiasi intervento da fare dunque dev'essere approvato dalla Soprintendenza che, in alcuni casi specifici, potrebbe decidere di attuare un vero e proprio restauro. L'argomento è più complesso e difficile da affrontare di quello che sembra da una prima, parziale analisi. Anni fa, tanto per fare un esempio, la Soprintendenza non ci autorizzò a riempire di colore alcune lettere sbiadite sulle lastre sopra le fonti Docciola e San Felice». «E poi - conclude il dirigente - non sono mica cartelloni pubblicitari o slogan. Sono testimonianze storiche, un segno del passato. La loro funzione, quella della rievocazione e del ricordo, viene comunque espletata, al di là del contenuto scritto e quindi della lettura corretta e completa dei passi». Paola Silvi