Torna alla chiesa di Santo Spirito a Mantova, la tela cinquecentesca di Vincenzo Campi rubata nel 1939 e rispuntata in una villa di Certosa. Un caso chiuso nel 2001 dalla Procura di Pavia e poi riaperto a distanza di sette anni, ma che ora è arrivato al capolinea. Il quadro è un olio su tela che rappresenta San Francesco nell'atto di ricevere le stigmate. La vicenda giudiziaria inizia alla fine degli anni Novanta. L'opera di Vincenzo Campi era stata trovata a Certosa, era di un'anziana donna che poi l'aveva lasciata in eredità alla figlia. La Procura aveva aperto un'inchiesta per ricettazione, archiviata subito dopo pochi mesi. La famiglia infatti aveva dimostrato di possedere il quadro cinquecentesco da più di mezzo secolo. Ed era arrivata la prima decisione: il dipinto doveva restare a Certosa. Secondo quanto aveva ricostruito la famiglia di Certosa, l'opera l'avevano acquistata prima dell'entrata in vigore della legge che tutela tutte le opere di valore storico e artistico conservate in edifici religiosi che è del 1939. Ma quel quadro poi era risultato rubato, con una denuncia proprio di quell'anno. L'inventario che testimonia la presenza della tela a Mantova è del 1935, la denuncia del parroco è del 1939, senza però una data precisa. Quattro anni quindi, tra il 1935 e il 1939: eccola la finestra temporale in cui si inseriscono sia la sparizione dell'opera, sia l'acquisto della stessa da parte della famiglia di Certosa. Ma come ne era entrata in possesso l'anziana? Lei stessa aveva raccontato di aver ricevuto il quadro in dono dal suocero che a sua volta lo avrebbe recuperato da una famiglia di contadini mantovani. Nel memorandum finito nel fascicolo aperto per ricettazione si legge che «il dipinto veniva utilizzato per avvolgere le fascine. Era in pessime condizioni, tanto che nessun restauratore sembrava essere in grado di recuperarlo». Anche in quell'occasione, come di nuovo nel 2008, erano stati i carabinieri di Monza, che avevano subito avvertito i colleghi di Certosa, a individuare e poi recuperare la tela. Ma l'inchiesta per ricettazione era stata chiusa già nel 2001 dalla Procura di Pavia. Il secondo capitolo della storia inizia nell'ottobre 2008. Il nucleo dei carabinieri di Monza per la Tutela del patrimonio culturale lo aveva trovato esposto in una mostra, e lo aveva sequestrato. I militari lo avevano riconosciuto nel catalogo di un'asta della milanese Finarte, e lo avevano sequestrato per effetto della denuncia di settant'anni fa. Per il pubblico ministero che aveva convalidato l'atto, Giuseppe D'Amico, non c'erano dubbi: il quadro che rappresenta un capitolo estremamente importante della vicenda artistica di Vincenzo Campi come scrive nell'ordinanza, andava restituito alla chiesa da cui era stato rubato: la parrocchia di Sant'Egidio di cui Santo Spirito fa parte, o alla curia vescovile. Ma fino a pochi giorni fa la proprietà del quadro era rimasta sospesa tra Mantova e Certosa. E' infatti nei giorni scorsi che il giudice milanese lo ha definitivamente affidato in custodia prima alla curia e poi, con una sentenza, lo ha assegnato alla parrocchia mantovana. E' quindi arrivata la parola «fine» per una vicenda che si è trascinata per decenni. Ora il quadro, che era stato valutato tra i 90mila e i 10mila euro, è tornato a Mantova, nella chiesetta di Santo Spirito, da cui era stato rubato settant'anni fa.
MANTOVA - La tela torna a Mantova. Certosa, il giudice ha deciso sul quadro del 500.
Un quadro di Vincenzo Campi, un olio su tela che rappresenta San Francesco nell'atto di ricevere le stigmate, è stato ritrovato a Mantova dopo essere stato rubato nel 1939. Il quadro era stato trovato in una villa di Certosa, dove era stato acquistato da un'anziana donna che lo aveva ereditato. La Procura di Pavia aveva aperto un'inchiesta per ricettazione nel 1999, ma la famiglia di Certosa aveva dimostrato di possedere il quadro da più di mezzo secolo. La Procura aveva deciso che il quadro doveva restare a Certosa, ma il dipinto era stato sequestrato nel 2008 e poi restituito alla chiesa di Santo Spirito a Mantova.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo