«L'Aquila era una bella città. D'estate la notte faceva fresco e la primavera degli Abruzzi era la più bella d'Italia», ha scritto Hemingway in «Addio alle armi». Otto giorni dopo the big one, la grande scossa delle 3.32 del 6 aprile, la città comincia a immaginare il proprio futuro mentre la macchina dei soccorsi la tiene in vita. «Ma per non morire deve tornare a essere una città piena di storia, un polo di attrazione turistica e una città universitaria», spiega a Liberazione Anna Maria Reggiani, direttrice regionale per i beni culturali. Emiliana, da due anni a L'Aquila, Reggiani lavora al Dicomac, la direzione comando e controllo, insediata nel palazzetto dello sport della scuola della Guardia di finanza di Coppito. Decine di tavoli, uno per ciascuna funzione - sanità, trasporti, beni culturali eccetera - a ogni funzione fanno riferimento diversi enti.» Il terremoto diecimiIa scosse di cui solo mille avvertite dalla popolazione e pochissime sopra i 4-5 gradi della scala Richter non ha risparmiato la sede della sovrintendenza. Le strutture, risalenti al ventennio, di fronte a S.Bernardino, sembrano avere retto, ma negli uffici è passato uno tsunami. Almeno un mese di lavori solo per sistemare le carte. I lavori per il recupero dei beni culturali sono potuti ripartire grazie a un elenco fornito dal Cnr molisano. Tra le carte sui banchi dei tecnici e dei volontari specializzati di Legambiente, spunta anche una guida Touring. I moduli del Cnr sintetizzano la quantità di cripte, abbazie, chiese, musei e altri luoghi disseminati per la provincia dell'Aquila suddivisa in sette Com, centri operativi misti. L'Aquila, dice la leggenda, aveva 99 chiese disposte spesso come ha costellazione Aquila (99 è un numero magico, il rovescio di 66, numero di Gerusalemme sulla cui pianta è stata edificata la città) - ma il circondario ne ha almeno 200 e la provincia arriva a 500. Tele, confessionali del 600, organi, manoscritti, ostensori, calici, croci: l'elenco dei beni da recuperare e conservare è ricchissimo e un primo saggio è stato fornito, ieri, dal tesoro della Curia messo in salvo e spedito nei caveau dei carabinieri del nucleo beni culturali che ha sede, a Roma, nella cornice della piazza goldoniana di S. Ignazio, strutturata come una quinta di teatro a due passi da Montecitorio e il Pantheon. La Curia si trova a S. Massimo, il Duomo in fondo alla piazza omonima. Una delle situazioni che la dottoressa Reggiani definisce «disperanti» per lo stato di rovina in cui versa da quando la terra ha tremato così forte. Lì c'era anche la Cupola del Valadier della Chiesa della Anime Sante, le cui macerie hanno fatto il giro del mondo già poche ore dopo il sisma. Più giù per il Corso c'è, anzi c'era, la Prefettura, il Palazzo del governo su cui è rovinata la cupola della chiesa di S.Agostino. Lì dentro c'è l'immenso lavoro di recupero dell'Archivio di Stato avviato venerdì. «Sotto controllo, invece, la Basilica di Collemaggio spiega la direttrice oltre alla salma di Celestino V, già portata in salvo, c'è ancora l'organo prezioso sotto le macerie. Le coperture, invece, risalivano agli anni 70». Già da sabato protezione civile e soprintendenza stanno mettendo in salvo i dipinti dalla Basilica, tra questi anche l'incoronazione di Celestino di Carl Ruther (1630-1703). Oggi si proverà ad entrare, anticipa il soprintendente GaIletti, in un altro gioiello devastato dell'arte aquilana, la settecentesca Chiesa di Santa Maria del Suffragio, per salvare il polittico che era nell'abside. Questa mattina l'inizio dei sopralluoghi da parte di squadre di architetti, storici dell'arte, tecnici e volontari di Legambiente. «Censiranno i danni uno ad uno viene spiegato e compileranno schede per i progetti di recupero. Saremo dei mastini contro ogni tentazione di demolizione», assicura la dirigente. «Contemporaneamente le squadre saranno allettate per eventuali emergenze, ad esempio il puntellamento di chiese pericolanti». Le squadre specializzate agiscono in base a precisi modelli di intervento - dice anche Milco del cigno verde per «recupero, schedatura, imballaggio e trasporto» dei manufatti da mettere al riparo da intemperie e collezionisti . «Gigantesco, lungo e difficile lavoro», anche secondo il ministro Bondi che ha messo a disposizione dieci milioni di euro dai suoi fondi ordinari. Altri cinque milioni sono già destinati al Polo Museale, grazie all'accordo con il ministro dello sviluppo Scajola. Mario Resca, il manager che sarà presto direttore generale per la valorizzazione dei musei, partirà al più presto, prima tappa gli Stati Uniti, per prendere contatti con chi è disposto a fare una donazione per i monumenti danneggiati. Domani si va avanti. Anche sui beni culturali è scattata la «gara di solidarietà» che, secondo Reggiani, potrà donare un'»anima collettiva» a un territorio storicamente «attraversato da particolarismi». Nel lavoro di recupero della sua storia, L'Aquila dovrà dare senso a un «suburbio disorganizzato e privo di qualità». Piuttosto che avvitarsi sul dibattito sulla new town , la direttrice per i beni culturali preferisce suggerire la ricostruzione delle periferie, «disorganiche e policentriche» attorno a una funzione, con servizi, scuole, mercati rionali.