La scoperta L'azzardo cromatico è emerso durante il restauro a San Luigi dei Francesi Alchimie verde smeraldo nella tavolozza del giovane Caravaggio: la scoperta è frutto dell'ultima campagna di studi sul ciclo pittorico custodito nella cappella Contarelli di San Luigi dei Francesi. Merito degli avanzati strumenti diagnostici - l'XRF (fluorescenza ai raggi X) rivela la composizione della pellicola pittorica - se è emerso un dato finora inedito in tutta la produzione del Merisi: per il fondo della pala centrale, il «San Matteo e l'angelo» del 1602, l'autore ha usato il verde smeraldo al posto del classico bruno. Malachite polverizzata, invece del consueto amalgama terroso. Di grande interesse scientifico, la novità è emersa dopo un mese di analisi serrate, concluso a fine marzo. Lavoro in tempi record, complice la sinergia tra l'Icr (Istituto centrale per il restauro) e la società MB. A dare il via, le celebrazioni per il quarto centenario della morte del Merisi, in programma nel 2010. Promosso dal ministero dei Beni culturali, l'intervento è tra le iniziative del Comitato nazionale per il Caravaggio, presieduto da Maurizio Calvesi. Più di una «perla» da intenditori, la ricerca riaccende l'entusiasmo, in effetti mai sopito, per il «maudit» tutto genio e sregolatezza. Amatissimo dal grande pubblico - le sue mostre richiamano sempre folle oceaniche - per l'aura romanzesca e l'immediatezza espressiva di un realismo a tratti bruciante. Tant'è: in barba ai fiumi di inchiostro, e di pellicola, continua a riservare sorprese ben oltre la tavolozza. L'azzardo cromatico rivela infatti un Caravaggio ancora inesperto, alle prese con la sua prima committenza pubblica. Dopo il tirocinio lombardo - ritratti e nature morte - a ventotto anni deve superare un test tanto arduo quanto stimolante: la cappella Contarelli di San Luigi dei Francesi, con storie della vita di San Matteo. Ed è proprio il dipinto centrale, remake della prima versione rifiutata per il taglio popolaresco dell'evangelista, il più spiazzante: con il fondo verde, accostato ai rossi e agli aranci delle vesti, l'autore sperimenta l'uso dei complementari. Senza disegno preparatorio, è la soluzione più adatta per delineare i contorni delle figure. Non solo: «Le indagini - spiega Rossella Vodret, soprintendente per il Patrimonio storico-artistico del Lazio e vice presidente del Comitato - rivelano il suo debutto travagliato sulla scena romana». Tanti, i fattori di stress: dal formato inusuale (3,50 metri di lato) ai tempi di consegna, per l'anno santo del 1600. Ed ecco che la sua indole, mix di irruenza e fragilità, si riflette nelle opere: da una parte l'adrenalina della sfida, dall'altra l'ansia da prestazione. Incertezze affiorano anche nelle incisioni tracciate sui margini delle figure con la punta del pennello: coordinate visive, da usare come falsariga per l'esecuzione. Interessanti, poi, le risultanze ottenute sui laterali («Il martirio di San Matteo» e «La vocazione di San Matteo»). Sul primo, le ultime radiografie hanno integrato quelle degli anni '50 e '60, confermando l'esistenza di un dipinto sottostante, poi modificato. Ma ecco la novità: non sarebbe stato un semplice abbozzo, ma un quadro finito e trasformato di sana pianta. Il secondo ha rivelato il metodo «empirico» del neofita, alla sua prima prova con un soggetto corale: per sovrapposizione, i singoli personaggi si saldano l'uno all'altro. Un tassello alla volta, dunque, per il giovane Caravaggio: titubante sì, ma comunque in odore di successo.
ROMA - La malachite di Caravaggio Spunta il verde smeraldo sul fondo del San Matteo
Un'analisi approfondita ha rivelato che Caravaggio utilizzava il verde smeraldo al posto del classico bruno per il fondo della pala centrale, il San Matteo e l'angelo del 1602. La scoperta è stata possibile grazie all'uso di strumenti diagnostici avanzati, come l'XRF. La novità è emersa dopo un mese di analisi serrate. Il dipinto è stato realizzato con un formato inusuale e con tempi di consegna stretti, il che ha contribuito a creare stress e incertezze. Le indagini hanno anche rivelato che Caravaggio utilizzava metodi empirici e sovrapposizioni per creare le figure. La scoperta è stata possibile grazie alla sinergia tra l'Icr e la società MB.
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