Palazzo Moncada ospiterà una galleria darte Un centro culturale nellex macello La memoria dellepoca delle miniere e il futuro incerto: lamministrazione si sforza di ricomporre questa frattura mentre il presente è lattività del teatro Margherita. "Ormai questa è una città di immigrati, di gente che qui non ha radici" Il richiamo del territorio resta forte Il regista Vullo: "È una musa irresistibile" «Quando ci siamo insediati a Palazzo del Carmine - dice il sindaco - ci siamo resi subito conto che lelemento di criticità più visibile era la frantumazione dellidentità sociale. Così abbiamo incentrato tutto il nostro programma culturale sul tentativo di ritrovare i valori perduti». «Non cè futuro se non cè consapevolezza della propria storia - aggiunge Rossella Falci, assessore alla Cultura - Ogni città cambia, alcune nel processo di mutamento si trascinano dietro la propria identità, altre la negano, altre ancora la perdono per strada. È quanto accaduto a Caltanissetta. NellOttocento la nostra economia si reggeva tutta sulla miniera. Migliaia gli occupati, decine gli imprenditori e i commercianti che vivevano di zolfo. Allimprovviso lo zolfo è stato soppiantato da altri prodotti ed è crollato un sistema. Tutti senza lavoro e senza futuro. Da questa situazione non siamo mai usciti del tutto. Noi abbiamo provato a ricreare quellorgoglio di appartenenza nella speranza che innescasse ricadute positive». «La verità è che in tanti hanno rimosso il proprio passato - dice Salvatore Pasqualetto, autore del libro "Senza titolo... unaltra storia", che ricostruisce un pezzo di cronaca della Sicilia interna degli anni Sessanta - Molti si vergognano della loro vita in miniera, fatta di stenti e abbrutimenti. E ai figli magari hanno raccontato unaltra esistenza». Sergio Mangiavillano è uno degli intellettuali più impegnati a ricostruire la memoria. Nei suoi libri ha raccontato la Caltanissetta dove insegnava Brancati e studiava Sciascia, ha salvato dalloblio centinaia di personaggi minimi tratteggiandoli con ironica nostalgia, ha reso giustizia a quel galantuomo di Ignazio Zuccaro, terzo vescovo della città, che ha subito linfamante accusa di essere un donnaiolo impenitente. Da qui lonta dellinquisizione e della rimozione. Grazie al volume di Mangiavillano "La venerabile impostura" la verità è stata ripristinata e la salma del vescovo, nato e morto a Palermo, è stata trasferita nella Cattedrale di Caltanissetta come competeva al suo rango. «Mi guardo intorno e non vedo nulla - dice Mangiavillano - Ormai Caltanissetta è una città di immigrati, gente senza radici qui. Sono poche le presenza attive. Siamo davanti a una sommatoria di uomini soli. Viviamo gli uni accanto agli altri, ma non insieme agli altri». Dello stesso avviso è Atanasio Giuseppe Elia, preside per un lungo periodo e da sempre con la passione per la pittura: «Negli anni Sessanta e Settanta qui si lavorava con fervore, assieme ad altri colleghi; si sperimentava con slancio. Oggi mi accorgo sempre più che questa città è diventata un piccolo deserto». Il presente invece è fatto dagli sforzi di chi si muove per liberarsi dalla prigione della memoria, in direzione di un futuro ancora indefinito. Come il fotografo Lillo Miccichè, ad esempio: «Con i miei scatti cerco di raccontare lattualità, anche se parto sempre dalle radici. Quello che sarà Caltanissetta non lo so, ma mi piace pensare ai mensoloni che giacciono a terra e che nel centro della città sembrano uscire dalla terra. È una bella metafora: allude alla speranza che dalle viscere possa nascere una nuova era, una nuova identità». Ma cè chi, come Massimo Sanfilippo, autore di due romanzi, non avverte sulla propria pelle il dramma di un passato ingombrante e di un presente senza segni di riconoscimento. «Per me Caltanissetta è un rifugio logistico. Non mi riconosco in questa località, non mi tormenta lossessione dellidentità. Io scrivo cercando di dimenticarmene». Cè chi cerca dunque di liberarsi dalle spire del passato, e cè invece chi si sente tallonato dalle proprie origini. Uno di questi è Giuseppe Vasapolli, jazzista che ha girato il mondo: «Mi sono accorto che è la Sicilia, Caltanissetta, che mi vengono a cercare. Più mi allontano, più si moltiplicano le occasioni per riscoprire noi stessi. A me ultimamente è capitato scrivendo la colonna sonora del documentario di Luca Vullo "Dalle zolfare al carbone". Non ci si può riconoscere più nella propria storia solo se questa rimane unossessione paralizzante». Dello stesso avviso del resto è il regista Luca Vullo: «Con le sue luci e le sue ombre, questa terra è una musa ispiratrice irresistibile. Io penso che si possano ancora raccontare temi universali guardando al proprio particolare». E sul particolare, nella fattispecie le realtà minime di periferia, lavora anche Roberto Ristretta, giallista di successo tradotto allestero. «Lidentità la si può recuperare guardando alle poche sacche di resistenza che rimangono. Ossia le confraternite, la parrocchia, le associazioni. Io vivo a Mussomeli, che non dista poi tanto da Caltanissetta, ma è come se fosse una sorta di deserto dei Tartari. Non faccio che ambientare le storie che racconto nei posti che conosco meglio, a ridosso della provincia. È anche un tentativo per valorizzare la mia latitudine». Salvatore Granata è indaffaratissimo nel suo assordante centro stampa. Dai macchinari della Lussografica escono i più bei libri che oggi si possano ammirare in Sicilia. Granata è stato bravo a dare vita a un impianto ultramoderno, ma attorno a sé la città resta vecchia. «I nostri giovani sono disorientati - dice - Non sanno da dove vengono e non sanno dove andare. Forse un museo della zolfara e un museo della stamperia potrebbero aiutare a capire qualcosa di noi». Sul riuso in chiave culturale delle miniere si sono scritte colate di inchiostro. Il bilancio resta amaro. Non decolla quel progetto sostenuto da Messana e Falci sul circuito regionale da immettere nel carnet turistico e poche attività si svolgono una tantum. Lunica nota positiva è la zolfara di Trabonella dove il Comune ha organizzato un ciclo di spettacoli su suggestioni minerarie. «Con scarso pubblico e comprensibili difficoltà logistiche», dicono dallopposizione. Unaltra partita che Caltanissetta ha giocato e perduto di brutto è quella dellAteneo. Ha provato di tutto per realizzare il quarto polo, ma è stata sconfitta da Enna, che ha imposto lUniversità Kore guidata dallex ministro alla Giustizia Salvo Andò. Un sussulto nisseno si è avuto agli albori del Duemila con la facoltà di Relazioni pubbliche che è finita a coda di topo. Duemilacinquecento iscritti agli inizi e oggi con numeri ridimensionati alza bandiera bianca e sta per essere assorbita da Scienze amministrative. Il Comune a questo punto ritira fuori un vecchio progetto per creare un polo di studi biomedico. Puntando sulla valorizzazione del centro Cepas, che, considerata la centralità geografica di Caltanissetta, doveva diventare la fabbrica della formazione di tutta la Sicilia, ma non lo è mai diventata. «Come poteva nascere un polo universitario senza concedere nulla ai paesi della provincia? - dice Pasqualetto - Quando hanno capito che nessuna struttura sarebbe stata decentrata, Gela e gli altri grossi comuni hanno mollato. Invece Enna ha creato facoltà anche a Piazza Armerina e Niscemi». Il Ruggero Settimo, è forse il liceo italiano più orientato verso lo spettacolo. Gli studenti studiano greco e latino, ma si scatenano anche nella danza. Teatro e cinema sono materie importanti. La regista di tutto ciò è la preside Maria Luisa Seidita, autrice lei stessa di numerosi libri su autori nisseni, da Rosso di San Secondo a Luca Pignato. «Da quarantanni ci battiamo per valorizzare tutto ciò onora che il nostro passato - dice - dai monumenti alle miniere, da Rosso di San Secondo alle biblioteche. Per alcune cose ci siamo riusciti, per altre no. SullUniversità non siamo stati ascoltati. Peccato». «Qualche segno positivo cè e non solo nel campo culturale - dice Pasqualetto - e dovremmo indicarlo ai ragazzi. Un esempio? Quel percorso di legalità indicato da una trentina di imprenditori che finalmente hanno trovato il coraggio di denunciare il racket del pizzo». La libreria Sciascia in corso Umberto, cenacolo di un gruppo di intellettuali che negli anni Cinquanta erano molto più avanti dei loro concittadini, continua a mantenere lantico fascino, con quella stanzetta sotterranea dove Sciascia, Cortese, Macaluso, Colajanni e altri disquisivano di Nissa e del mondo. Tanino, una vita tra i libri, fa gli onori di casa. «Il problema numero uno è la fuga dei giovani - dice Nino Italico Amico, notaio con lhobby della scrittura: lultimo suo libro "Inchiostro rosso sangue", un noir ambientato nel mondo dei giornali - Vivono il liceo con distacco e al momento di scegliere lUniversità volano via. Sono attratti dal mondo globale, vogliono giustamente esplorare il loro tempo. Più sono intelligenti e più si rendono conto che Caltanissetta è un luogo senza orizzonti». «Ormai è una città per vecchi - dice Mangiavillano - E per la verità noi anziani non ci stiamo poi così malaccio. Il passato ci fa compagnia e un po di cose da fare ci sono. Teatro, musei, biblioteche, centri culturali, ultimamente sono rinati». Il teatro Margherita dispiega cinque cartelloni: il Rosso Festival, una rassegna sullavanguardia curata da Emma Dante che viene guardata con interesse dalla critica nazionale, la prosa, il teatro popolare, la musica lirica e il jazz. Sulla scia del rilancio del teatro comunale sono sorte diverse compagnie locali che continuano a dare chance a tanti giovani artisti. Inoltre il Margherita - che è aperto 150 giorni lanno - viene dato in uso alle scuole che vi allestiscono i loro spettacoli. Funziona ormai a pieno ritmo il centro culturale polivalente nellex macello, intitolato al sindaco martire Michele Abbate; sta per entrare in attività la biblioteca Scarabelli fresca di restauro, che espone centinaia di bibbie preziose. Palazzo Moncada ospiterà anche il museo Tripisciano, galleria di arte moderna. Un accordo con la Fondazione milanese Mudima consentirà lallestimento di mostre di arte contemporanea a costo zero. Nellultimo biennio è stato potenziato il museo Diocesano che ha sede nel Seminario. Con lattività del nuovo conservatore Felice DellUtri, raffinato restauratore, sta ritrovando nuovo vigore. La città offre ai visitatori anche il museo archeologico e quello mineralogico, due strutture che meritano una visita. «Oggi - dice dellUtri - sono felice di lavorare con larte antica. Quella moderna che si produce a Caltanissetta, ma anche in altri posti,non ha alcun valore. Tante colpe hanno i cattivi maestri. Un vecchio scalpellino, vale di più degli scultori che hanno lasciato loro tracce per le strade cittadine. E nessuno insegna ai giovani tecnica e sacrificio. Senza fatica e capacità non si crea arte. E allora mi rifugio nei nostri gioielli, quelli realizzati dai grandi artisti nel Seicento e nel Settecento».