Sono evidenti, dunque, sia l'opportunità di ridurre il perimetro del centro storico tracciato dal vigente piano regolatore, sia la necessità di rivedere la relativa normativa per il recupero degli edifici esistenti. In particolare - tenendo conto che per gli edifici di interesse storico-artistico occorre sempre la vincolante autorizzazione della Soprintendenza - deve essere semplificata la detta normativa, mediante il richiamo alle definizioni degli interventi di recupero stabilite dal vigente testo unico dell'edilizia. Vanno pure rivisti gli ambiti per i quali si potrebbero predisporre piani attuativi di ristrutturazione urbanistica, allo scopo di riqualificare zone particolarmente degradate anche mediante la realizzazione di attrezzature collettive (sempre nel più rigoroso rispetto dei valori culturali esistenti, ma anche pensando alla sicurezza dei cittadini). Naturalmente, in questo caso le pubbliche istituzioni, nell'esercizio delle rispettive competenze, devono assumere con chiarezza e rapidità le necessarie decisioni, dirette pure a superare le contraddizioni e le incertezze recentemente emerse. Ciò è stato auspicato dal Rotary di Napoli e potrà essere facilitato anche dal preannunciato decreto legge governativo in materia urbanistico-edilizia. La suindicata esigenza riguarda pure l'attuazione del piano regolatore nella zona orientale e nella zona occidentale. In particolare, per la zona di Coroglio bisogna decidere. Se la demolizione della colmata e del pontile nord e la costruzione del porto-canale sembrano inopportune o, comunque, improbabili, non si può continuare soltanto a discutere. Il Comune di Napoli - avendo ascoltato le varie opinioni e fatte le necessarie verifiche tecniche ed economiche - deve decidere. Se risulta prevalente la tesi della modifica nel detto senso del piano approvato, l'amministrazione comunale deve chiedere la modifica della legge 582 del 1996, che prevede il ripristino della morfologia naturale della costa. Infine, va rivisitata la programmazione territoriale degli ambiti nei quali non si sono registrate le auspicate iniziative di riqualificazione, sia in vista del prossimo Forum delle culture, sia per ridare efficacia ai vincoli urbanistici, ridefinendo una diversa e sostenibile ipotesi di attuazione. Gli interminabili dibattiti e l'incapacità di decidere non favoriscono la qualità degli interventi, che, tra l'altro, può essere, invece, realizzata anche mediante concorsi di progettazione. Spesso si dice che la borghesia e la società civile non parlano. Speriamo che, quando parlano, i responsabili istituzionali non si tappino le orecchie. Guido D'Angelo