Lallarme dei sindacati: gli imprenditori sono tentati di chiudere per vendersi le aree La Cgil: "I Comuni non concedano cambi duso" Lassessore Boni "Noi vogliamo salvare i posti di lavoro" LEsposizione universale sarà un affare per la zona nord-ovest: le prime aziende se ne sono andate con la nuova Fiera Tra i metalmeccanici della Cgil serpeggia un sospetto: che in tutta la provincia - soprattutto intorno a Rho in previsione dellExpo 2015 ma anche altrove - le procedure di crisi non siano dettate solo da reali difficoltà economiche. Cè anche la voglia di far uscire gli operai dalle fabbriche per ritrovarsi, nel giro di qualche anno, con le aree da valorizzare per investimenti immobiliari. In viale Sarca, a Milano, la Mangiarotti Nuclear ha commesse fino al 2013. Lazienda vuole trasferire la produzione a Monfalcone e per 58 dipendenti si sono aperte le procedure per gli ammortizzatori sociali. «Da parte del Comune cè lintenzione di cambiare la destinazione dellarea e questo non aiuta, accelera la crisi», dice Sciancati, che spiega come alcuni comuni si siano già impegnati a "vincolare" le superfici per evitare dismissioni e conseguenti perdite di posti di lavoro. «Lhanno fatto amministrazioni di centrosinistra come Cinisello Balsamo per evitare che unazienda, la Comedil, trasmigri in Friuli. Ma si è impegnato in questo senso anche un sindaco di Forza Italia come Rocco Pinto, a Pieve Emanuele, dove sono a rischio i 170 posti della Aluminium Europe. A Milano poi cè anche il caso Innse. Ma dallassessore allUrbanistica Masseroli non abbiamo avuto risposte». Alla richiesta della Fiom, in compenso, si dichiara sensibile Davide Boni, assessore regionale al territorio, leghista: «Se è necessario, se si tratta di impedire le dismissioni e la conseguente perdita di posti di lavoro, possiamo anche ritoccare la legge 12». Anche Maria Cavicchioli, del Pd, consigliera in provincia e al comune di Rho, chiede «una vera strategia urbanistica. Non si può lasciare tutto alliniziativa privata. Poi, è chiaro, le aree ormai dismesse non possono essere lasciate al degrado, vanno riconvertite». A Rho le imprese hanno cominciato a delocalizzare già con il trasferimento della nuova sede della fiera. Aziende come la Mtm, nel settore tessile, o la Cmr, metalmeccanica, hanno ceduto il posto ad alberghi e complessi residenziali. I salumi della Citterio potrebbero trasmigrare nellAbbiatense. La storia dellex Diana De Silva - la fabbrica dei profumi che Diana Bracco, presidente della spa che gestirà lExpo 2015, vuol valorizzare come area commerciale e immobiliare - potrebbe fare scuola. E le riduzioni di personale alla Cryovac Grace o alla Zagato potrebbero preludere alla liberazione di ghiotte superfici di terreno. A Pero tre aziende - la Tea, la Coster e la Fluiten - sono ormai circondate da palazzi e alberghi. La Angelo Romani, che produceva lame industriali sulla strada del Sempione, ha già inaugurato la nuova sede a San Vito al Tagliamento, in Friuli. Intorno alla fiera è tutto un riqualificare. A cominciare dalla ex Camfin, controllata da Marco Tronchetti Provera, in dismissione da oltre un anno. Gli amministratori a volte assecondano. «Le nostre norme - spiega il sindaco di Pero Luciano Maneggia - prevedono già di poter realizzare strutture ricettive in aree industriali. LAta hotel, per esempio, è sorto in unarea dismessa da anni. Certo, noi vorremmo mantenere il più possibile le attività produttive sul territorio che però, va riconosciuto, è in trasformazione». A Pregnana Milanese, invece, il sindaco Sergio Maestroni resiste ai piani di Eutelia, società informatica che, alla ricerca di liquidità, ha manifestato lintenzione di cedere larea. Gli esempi di quel che potrebbe diventare non mancano: basta fare un salto a Cornaredo, dove la fabbrica del Buondì Motta ora è un business park. Mario Agostinelli, capogruppo di Rifondazione in Regione, evoca però lo spettro dellarea ex Alfa di Arese, dove «due milioni di metri quadri di area industriale sono inutilizzati da anni: il progetto di realizzare lì un polo delle energie rinnovabili, che avrebbe creato prospettive occupazionali e produttive, non è mai partito. Sta riprendendo piede, invece, la richiesta, da parte dei proprietari, di realizzare lì un centro commerciale». Ma da Paderno Dugnano allarea industriale intorno a Molino Dorino, a Milano, gli immobiliaristi fanno il conto alla rovescia. Pronti a colmare il vuoto lasciato dallestinzione definitiva dei capannoni.
MILANO - Il ricco business del mattone pericolo per le fabbriche in crisi
Il Comune di Rho sta valutando la possibilità di cambiare la destinazione dell'area della ex Camfin, controllata da Marco Tronchetti Provera, in un centro commerciale. La decisione potrebbe accelerare la crisi economica nella zona, che sta perdendo aziende e posti di lavoro. Il sindaco di Rho, Luciano Maneggia, sostiene che la zona è in trasformazione e che si vuole mantenere il più possibile le attività produttive. Tuttavia, gli imprenditori stanno cercando di chiudere e vendere le aree per investimenti immobiliari.
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