«La cupola c'era, vadano in carcere» Il Riesame accoglie il ricorso del pm, si aggravano molte posizioni Era una vera e propria associazione per delinquere, così come la definisce l'articolo 416 del codice penale. E i presunti "vertici" di questa organizzazione vanno addirittura tenuti in carcere almeno fino a che un Tribunale non li dichiari innocenti, o colpevoli di reati minori. È un colpo durissimo, quello che nel giorno della Passione arriva da Firenze per gli indagati - tecnici, funzionari, ex amministratori comunali e professionisti - nello scandalo dell'edilizia facile a Monte Argentario. Il Tribunale del riesame ha infatti depositato l'attesissima sentenza sul ricorso presentato dal pubblico ministero Stefano Pizza contro le decisioni del giudice delle indagini preliminari, Pietro Molino. Ed è una sentenza choc. A conclusione della sua inchiesta su un vorticoso giro di mazzette e "favori" con cui - al Comune di Monte Argentario - sembra fosse possibile accelerare pratiche edilizie se non addirittura ottenere licenze e permessi per costruzioni fuorilegge, Pizza aveva ipotizzato l'esistenza di una "cupola" che organizzava e gestiva tutto, configurando appunto per alcuni degli indagati l'associazione per delinquere; un reato gravissimo, per il quale il pubblico ministero grossetano aveva chiesto la misura cautelare del carcere per vari indagati. Il giudice Molino, pur accogliendo in larghissima misura le tesi accusatorie del pm (fondate del resto su migliaia e migliaia di pagine dense di intercettazioni telefoniche e ambientali, oltreché di testimonianze), non aveva riconosciuto l'associazione per delinquere e aveva ordinato misure cautelari più "morbide" di quelle richieste dal pm nei confronti degli indagati. Ora invece il riesame accoglie in pieno le formulazioni del sostituto procuratore Pizza, riconosce il 416 e inasprisce le misure cautelari per molti dei personaggi principali coinvolti in questa incresciosa vicenda. Il testo della sentenza ancora non è stato notificato agli avvocati difensori, e non è noto nei dettagli. In sostanza - trapela tuttavia da autorevoli fonti giudiziarie - il riesame giudica troppo "mite" il dispositivo del gip. E ordina il carcere - anziché gli arresti domiciliari - per l'architetto Augusto Donati, 68 anni, ex capo del settore urbanistica del Comune, andato in pensione pochi giorni prima della bufera e ritenuto in qualche modo il "deus ex machina" della faccenda; carcere anche per l'ex assessore all'urbanistica Massimo Castriconi, 45 anni; per Antonella Sabato, 50 anni, architetto e funzionario istruttore del Comune; per l'architetto Angelo Collantoni, 45 anni, libero professionista; e per Vincenzo Gabriele, architetto di 42 anni. Misura inasprita anche per Patrizia Pisino, architetto 54enne, funzionaria della Soprintendenza per i beni architettonici e per il paesaggio di Siena e Grosseto: "punita" inizialmente con una sospensione temporanea (due mesi) dai pubblici uffici, ora ha la sospensione integrale dall'esercizio della professione; e per Antonio Noferi, 52 anni, funzionario comunale, che dalla sospensione temporanea dall'ufficio passa agli arresti domiciliari. Domiciliari confermati, infine, per Massimo Benedetti, 44 anni, libero professionista e già componente del collegio ambientale del Comune di Monte Argentario. Lo stesso Tribunale del riesame ha poi respinto le richieste di attenuazione delle misure presentate da altri 10 indagati. Per tutti, ovviamente, la sentenza non è definitiva e dunque non è "operativa": c'è - per gli indagati - la possibilità dell'ulteriore ricorso in Cassazione. Chi non lo presenterà nei termini previsti, o avendolo presentato se lo vedrà respingere anche in ultimo grado, rischia di finire in carcere.