Terremoto In Abruzzo altri quattro morti campani «Qualora ci fosse un sisma di elevata magnitudo, le case edificate in Irpinia dopo il sisma del 1980 non sarebbero sicure, perché all'epoca i Comuni dell'epicentro furono classificati nella fascia 2 di rischio sismico». Franco Ortolani, ordinario di geologia alla Federico II, lancia l'allarme e chiede interventi concreti per la messa in sicurezza di migliaia di abitazioni. «Fu una scelta politica, scientificamente insensata », denuncia. «Solo nel 2003 la nuova classificazione regionale ha inserito quei 37 Comuni nella fascia 1, che comprende i territori a maggiore rischio. Ormai, però, la ricostruzione era finita». Intanto in Abruzzo sale in bilancio tragico: altri quattro campani morti «In Irpinia case nuove a rischio crollo» Il geologo Ortolani: «In 37 Comuni si è ricostruito con criteri antisismici insufficienti» Franco Ortolani è ordinario di Geologia alla Federico II e direttore del Dipartimento di Pianificazione e Scienza del Territorio NAPOLI «Trentasette Comuni dell'Irpinia, dopo il terremoto del 1980, sono stati ricostruiti applicando criteri antisismici insufficienti, sottostimati rispetto all'entità del pericolo. Migliaia di abitazioni sono a rischio crollo in caso di forte terremoto. Urgono interventi immediati e tempestivi, per eliminare una situazione di pericolo potenziale quanto mai grave. Altro che piano case ed ampliamenti. Se ci sono soldi da spendere, si utilizzino per evitare nuove tragedie ». Franco Ortolani, ordinario di Geologia alla Federico II, lancia l'allarme, dopo il sisma che tanti lutti ha provocato in Abruzzo. In quel tragico novembre di 29 anni fa, fu uno dei docenti universitari che, su impulso del Pci e della Cgil, organizzarono assemblee nei paesi rasi al suolo, per spiegare il terremoto a uomini e donne che si erano visti portar via i propri cari in un amen. «Fu un modo per elaborare il lutto anche quello ricorda Andammo a Conza, a Calitri, a Bisaccia, a Lioni e ascoltavamo i sopravvissuti. Chi diceva che si era spaccata la montagna, chi credeva di aver visto un fuoco uscire dalla terra. Proiettavamo diapositive, facevamo divulgazione, cercavamo di renderci utili così». Perché oggi è tanto preoccupato? «Nel 1981 quei Comuni furono classificati da una legge dello Stato come seconda categoria sismica. Anche quelli che sorgevano nell'epicentro, come Lioni, Sant'Angelo dei Lombardi e Conza. Paradossalmente furono considerati meno a rischio di quelli che confinavano con quelli inseriti in prima categoria in seguito all'evento del 1930, che fu meno distruttivo. Era evidente l'anomalia. La ricostruzione fu attuata, perciò, realizzando edifici che furono strutturati per una sollecitazione sismica inferiore (seconda categoria) a quella cui potevano essere sottoposti (relativa alla prima categoria sismica). A febbraio 2003 la Regione Campania, finalmente e troppo tardi, ha riclassificato sismicamente il territorio. Quei 37 Comuni sono stati ovviamente ed opportunamente inseriti nella fascia di maggiore rischio. La ricostruzione, però, era ormai completata ». Perché, secondo lei, nel 1981 non furono inseriti nella fascia di maggior rischio sismico? «Scientificamente fu una decisione priva di senso. Forse, si preferì dirottare una parte dei fondi per la ricostruzione verso le aree di pianura, economicamente più appetibili». Prima del sisma del 1980 quale era la situazione? «C'erano una ventina di Comuni classificati in prima categoria sismica, in quanto interessati dagli eventi del 1930 in Alta Irpinia e del 1962 tra Ariano Irpino e Grottaminarda. Il resto del territorio campano che fu interessato disastrosamente dall'evento del 23 novembre 1980 non era classificato come sismico. Anche gli edifici costruiti più di recente non erano strutturati per resistere adeguatamente alle sollecitazioni ». Quali sono le aree in Campania dove possono originarsi i più disastrosi terremoti? «Sono nella fascia interna, lungo un allineamento che comprende i monti della Maddalena (Vallo di Diano), l'alto Tanagro-Sele-Ofanto-Alta Irpinia-Alta valle dell'Ufita-Benevento-Matese orientale. Nella fascia costiera possono verificarsi terremoti connessi al vulcanismo e agli eventi bradisismici nelle zone vulcaniche del Vesuvio, nell'area dei Campi Flegrei e ad Ischia». La più recente classificazione regionale di rischio sismico, quella del 2003, è valida? «Credo, e non sono il solo, debba essere rivista inserendo nella categoria sismica 1 anche i Comuni di Casamicciola, Lacco Ameno e Forio nell'Isola d'Ischia disastrati dall'evento del 1883, e alcuni altri Comuni delle province di Salerno, Avellino (per esempio Nusco) e Benevento. Bisognerebbe anche rivedere la normativa per le case che ricadono nell'area del bradisismo: la zona occidentale di Napoli (Fuorigrotta, Bagnoli, Agnano), Pozzuoli e Bacoli». Perché? «Nella zona Flegrea è applicata solo la legge antisismica, che non contempla le deformazioni che si manifestano durante i sollevamenti bradisismici. Dal 1985 è stato ripetutamente proposto alle istituzioni statali e locali di elaborare adeguate e specifiche norme antibradisismo. Invano». Non è sufficiente la normativa antisismica che si applica ovunque? «No, il bradisismo agisce in maniera diversa e impone particolari misure di prevenzione dei danni agli edifici. L'ultimo evento si è verificato tra il 1983 e il 1985 e ha determinato un sollevamento massimo di circa 2 metri tra il Porto e il Rione Terra di Pozzuoli e migliaia di scosse di non elevata magnitudo. Il sollevamento provoca deformazioni accentuate del suolo e del suo substrato, provocando spostamenti differenziati e dilatazioni dei manufatti non strutturati per sostenere tali sollecitazioni. I danni principali ai palazzi dipendono proprio da tali anomali comportamenti delle rocce del substrato».