Dopo il terremoto di San Giuliano fu ordinata una mappa: stanziato un milione, ne servivano 16 Tutti quelli pubblici esaminati finora su un totale di 1200 Dopo il crollo della scuola a San Giuliano di Puglia, su disposizione del governo e per il tramite della Regione sono stati censiti in Puglia 1.200 immobili pubblici o di uso pubblico: solo una piccola parte del patrimonio edilizio esistente. Dei manufatti censiti, 314 sono stati sottoposti ad analisi sulla vulnerabilità derivante da rischio sismico. Nessuno è risultato al riparo da rischi. Si tratta, tuttavia, di edifici costruiti prima del 1984, così come dispose il governo nella richiesta alle Regioni. Dal censimento emerge anche un altro dato, sia pure indiretto. Si spende poco e mal volentieri. Secondo i tecnici della Regione per analizzare i 1.200 edifici fin qui censiti occorrerebbero non meno di 16 milioni di euro. E invece ne sono stati messi a disposizione solo poco meno di due. Il fatto che siano state eseguite poche analisi, dipende anche dalla scarsa disponibilità degli enti locali e delle istituzioni proprietarie degli immobili di cofinanziare gli interventi. Resistenza al terremoto Edifici pubblici bocciati Palazzi e infrastrutture: ben 314 sono a rischio I manufatti censiti risalgono a prima del 1984 Dei 3,6 milioni ricevuti nel 2004 la metà è stata impiegata per l'adeguamento degli Ospedali Riuniti di Foggia BARI È mediocre lo stato di salute degli edifici pubblici pugliesi. Nessuno di quelli sottoposti ad indagine (poco più di trecento su 1.200 censiti) supera l'esame sulla resistenza al rischio sismico. Vale per gli edifici, vale anche per infrastrutture come strade e ponti. A rischio crollo? No, ma neppure esempio di costruzione capace di reggere il cosiddetto «sisma di progetto». Nella graduatoria utilizzata dagli esperti (una scala da 0 a 1) nessuno raggiunge il livello ottimale. Stiamo parlando, è bene chiarirlo, di manufatti costruiti prima del 1984, perché così richiese il governo quando sollecitò i controlli. La richiesta arrivò dopo la tragedia del crollo della scuola a San Giuliano di Puglia. Palazzo Chigi da un lato emanò l'ordinanza 2374 del 2003 per la riclassificazione del territorio sismico. Dall'altro con lo stesso provvedimento destinò un fondo alle Regioni per il censimento e la verifica del patrimonio edilizio (pubblico e privato) in chiave antisismica. L'esiguità dei fondi indusse ad indirizzare l'analisi verso i manufatti pubblici o di uso pubblico (come chiese e cinema) concentrati nelle aree più sismiche. Alla Puglia toccarono 3,6 milioni con l'esercizio finanziario 2004 e altrettanto per il 2005. Finora è stata utilizzata la prima tranche; la seconda riguarda iniziative ancora in corso. Ebbene, dei 3,6 milioni del 2004, la metà fu destinata a lavori di adeguamento antisismico degli Ospedali Riuniti di Foggia, tuttora in corso. Il resto dei soldi (1,8 milioni) andò al controllo. L'ordinanza chiedeva il censimento e, dove possibile, analisi di approfondimento. La Regione distribuì le risorse a quegli enti locali (Comuni, Province, Comunità montane) che fossero in grado di cofinanziare al 50 l'intervento. Inutile dire che all'appello risposero in pochi. Sono stati censiti poco meno di mille immobili pubblici o ad uso pubblico. In totale 989 manufatti: 686 edifici e 383 infrastrutture. Pochi per una Regione che conta 258 Comuni. Come si capisce, l'elenco è niente più che di una piccola mappa dell'esistente. E per nulla esaustiva, visto che tanti enti locali e istituzioni pubbliche non hanno risposto all'appello, probabilmente per non impegnare risorse proprie. Il secondo aspetto della vicenda riguarda le verifiche (anche queste con il sistema del cofinanziamento). Ne sono state compiute 314: 240 su edifici e 74 su infrastrutture. Qui emerge un dettaglio tutt'altro che secondario. Nessuno dei manufatti esaminato è promosso. Tenendo conto della scala da 0 a 1, prevista sull'analisi del rischio sismico, non c'è alcun edificio che arrivi alla sommità della classifica. «In base alle norme esistenti - dice l'ingegnere Angelo Lobefaro dell'assessorato alle Opere pubbliche - nessuna struttura raggiunge l'uno. O, per dirla con altre parole, nessuna resiste al 'sisma di progetto'». In sintesi: lo zero corrisponde ad un edificio incapace di sopportare carichi verticali (un palazzo che non sta in piedi); l'uno invece è assegnato a chi, nella valutazione dei calcoli, riesce ad accettare il sommovimento di un sisma. «Naturalmente - osserva Lobefaro questo non significa che quegli edifici sono a rischio di collassare. Ma che sono potenzialmente più vulnerabili in caso di evento sismico». La Regione ha cominciato ad utilizzare anche la seconda tranche di finanziamenti: i 3,6 milioni del 2005. Ed è pervenuta un'altra lista di 200 immobili, non sottoposti a verifica. «Ad oggi dunque - dice Lobefaro alla Regione sono 'conosciuti' 1.200 immobili. Verificarli tutti costerebbe non meno di 16 milioni ». I soldi a disposizioni sono chiaramente insufficienti per censire e verificare, figuriamoci per interventi di adeguamento. Va detto che fino all'ordinanza del 2003, mezza Puglia risultava «non classificata», perché non considerata a rischio, ai fini del rischio sismico (da Bari in giù). Oggi è diverso. Con gradi diversi (da 1 a 4, dal rischio più alto a quello più basso) tutta la Puglia deve rispettare norme antisismiche nelle costruzioni, sia pure con livelli diversi. Per dire: la città di Bari solo nel 2005 si è dovuta attenere a prescrizioni antisismiche. «Non abbiamo grandi problemi - commenta l'assessore alle Opere Pubbliche Onofrio Introna - e tuttavia siamo pienamente impegnati ad aumentare la sensibilità degli enti locali sul tema. Il nostro disegno di legge per dotare ogni fabbricato del proprio fascicolo con tutte le informazioni tecniche va in questa direzione. Con la collaborazione degli ordini professionali e dei costruttori chiediamo nuove sensibilità nel restauro e nelle nuove edificazioni».