Devo confessare che non mi scandalizza la nomina di un commissario straordinario per l'area archeologica di Roma e di Ostia antica. Non c'è dubbio che esista, qui, un problema reale di coordinamento ed efficienza: i Fori sono divisi tra competenze nazionali e comunali, gli appalti sottoposti a leggi macchinose, i restauri eseguiti in tempi biblici. E quando occorrono procedure rapide e decisioni centralizzate, non si può negare che Guido Bertolaso abbia dimostrato grande capacità, anche nella cura di monumenti illustri come la Cattedrale di Noto. Ma è anche evidente che la nomina a commissario del sottosegretario alla Protezione civile, con ampi poteri di deroga alla normativa vigente, non può essere giustificata dall'emergenza: il patrimonio archeologico romano, benché trascurato, non presenta drammatici problemi di sicurezza e le recenti scosse sismiche lo hanno dimostrato. Credo che la singolare decisione si spieghi, in fondo, alla luce della ventata di «valorizzazioni» di cui i nostri monumenti maggiori sembrano avere improvvisamente bisogno. È questo il nocciolo del problema. E non riguarda solo i Fori od Ostia antica, ma l'intero patrimonio storico. Si sta consolidando l'idea di una pericolosa distinzione tra tutela e valorizzazione, tra beni culturali «ordinari» ai quali si possono dedicare attenzioni burocratiche e tempi lunghi, e «nobili», che possono rendere, per i quali le normali leggi non valgono. Alle soprintendenze, dunque, sono affidati la cura scientifica ed i restauri, ma per la gestione dei monumenti più spettacolari ci vogliono attenzioni e poteri speciali. Una deriva pericolosa, che rischia di minare le basi stesse di una cultura diffusa del patrimonio storico unica, è bene ricordarlo, in Europa. Non c'è dubbio che occorra una svolta radicale. Ma, piuttosto che commissariamenti, serve una ristrutturazione profonda dell'intera gestione dei beni culturali, evitare sovrapposizioni e frammentazioni, snellire le normative. Per il bene di tutti i nostri monumenti, senza distinzioni.
TRA GESTIONE E VALORIZZAZIONE LA QUERELLE SUI TESORI ARCHEOLOGICI
Il testo esprime una critica alla nomina di un commissario straordinario per l'area archeologica di Roma e di Ostia antica, considerandola inopportuna e pericolosa per la distinzione tra tutela e valorizzazione dei beni culturali. Si sostiene che la nomina è stata motivata dalla "ventata di valorizzazioni" dei monumenti maggiori, e che ciò potrebbe minare le basi di una cultura diffusa del patrimonio storico unico in Europa. Si richiede una ristrutturazione profonda dell'intera gestione dei beni culturali, evitando sovrapposizioni e frammentazioni, per il bene di tutti i monumenti. La critica si concentra sulla necessità di una gestione più efficiente e coordinata, senza ricorrere a commissariamenti speciali.
Artista / Persona
Bene culturale
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