Commissariamento PARLA L'ASSESSORE ALL'URBANISTICA «A queste condizioni non ci sto più». Marco Corsini, assessore all'Urbanistica, ha deciso: dai Fori Imperiali si chiama definitivamente fuori. «Sei mesi fa Francesco Giro propose a me di fare il commissario dell'area archeologica. Poi, mano a mano, ho registrato un deficit di considerazione nei miei confronti fino a che il ministro Bondi non ha scelto Bertolaso. E a me, di fare solo il consulente, non interessa». Preso in giro, dunque? «Domanda pertinente...». «Giro voleva me, poi Bondi ha scelto Bertolaso» Fori, lo strappo dell'assessore: «Ora basta, non farò il consulente giuridico del Commissario» Il responsabile dell'Urbanistica capitolina racconta il «dietro le quinte» della svolta sull'area archeologica Dice di «non voler fare polemiche ». Di voler mantenere «un profilo istituzionale». Di sentirsi «un uomo dello Stato, pronto ad accettare ogni decisione ». Però, come direbbe il Veltroni fatto da Maurizio Crozza, «pacatamente» e «serenamente » Marco Corsini assessore all'Urbanistica del Comune di Roma - sui Fori romani ci ha messo (è proprio il caso di dirlo...) una bella pietra sopra. «L'ho comunicato al sindaco: non sono più disponibile ad un incarico in questo ambito, di nessun tipo». E quindi, lo dice a chiare lettere: «Se ci sono rimasto male? Un po'... Soprattutto per il modo nel quale si è sviluppata l'intera vicenda». È un tiepido pomeriggio di aprile, dalle finestre del suo studio dell'Eur si vedono i giardini sottostanti, l'attività amministrativa (tra Pincio, Piano regolatore e giunte straordinarie) è in pieno svolgimento. E Marco Corsini, tecnico prestato alla politica, milanista nell'anima («guardi qua: la maglietta di Pato, quella di Kakà, il pallone firmato. Ho anche i fazzoletti di carta, rossoneri: erano per la prima sentenza del Tar che bloccava il Prg...»), decide per la prima volta di vuotare il sacco. Da dove partiamo? «Dal dire che l'idea del sottosegretario ai Beni culturali Francesco Giro, di mettere un commissario per l'area archeologica di Roma, era giusta ed ha una valenza molto importante ». Un incarico che doveva toccare a lei, giusto? «Giro mi propose di fare il commissario. E il sindaco Alemanno era d'accordo con lui. Questo accadeva sei mesi fa, circa. Da parte mia, avevo dato la mia disponibilità, per spirito di servizio e anche come un onore che mi veniva conferito. Naturalmente avrei fatto il commissario senza prendere un euro». Poi che è successo? «Ho preso atto che, mano a mano che ci si avvicinava a provvedimenti concreti si formavano valutazioni diverse... » Da parte di chi? «Del ministro ai Beni culturali Sandro Bondi». E quindi ci fu l'avvento di Guido Bertolaso... «A me proposero di fare il sub commissario, ma con poteri ben precisi. Poi anche questa ipotesi è venuta meno, e tutt'al più si parlava di un coinvolgimento, per degnazione di Bertolaso, solo come consulente giuridico». Un bell'arretramento, rispetto all'idea di iniziale di fare il commissario con pieni poteri... «E anche l'ultima proposta è venuta fuori in maniera molto tiepida, per così dire... E, a questo punto, la mia disponibilità è venuta meno: il mio ruolo non sarebbe più stato di importanza tale da giustificare il doppio incarico. Ho detto ad Alemanno che, anche se mi chiamassero, a questo punto direi di no». Ma Bertolaso l'ha mai chiamata? «Mai. Ma lui ritiene di essere autosufficiente» Ed è stato invitato alla sua conferenza stampa di presentazione? «No. Tra l'altro ero fuori per impegni istituzionali». Con Bondi ha mai parlato direttamente? «Una volta, in una riunione per dargli la mia disponibilità a fare il sub commissario con poteri propri nel settore di gestione degli appalti». In conferenza stampa, Bertolaso disse che avrebbe deciso il o i sub commissari in base al curriculum. Come l'ha presa? «Se quella frase era rivolta a me, per fortuna il mio Cv è più che adeguato a quello di chi mi avrebbe chiamato... Se Bertolaso vuole, comunque, glielo posso sempre inviare... » Le ha dato fastidio quell'uscita? «Beh, quando dico che sono cambiate le condizioni mi riferisco anche a questo». Nella scelta di puntare sul responsabile della Protezione civile, possono aver influito le polemiche del mondo archeologico e i sospetti avanzati su un suo presunto conflitto di interessi? «Le polemiche possono aver avuto un peso. Ma erano del tutto infondate» . Bertolaso può aver pensato che una figura come la sua sarebbe stata ingombrante? «Oggi come oggi, in Italia, nessuno può fare ombra a Bertolaso... » Insomma, Corsini: uno che ha fatto il consulente di Palazzo Chigi, l'assessore a Venezia, ora a Roma, esperto di Lavori pubblici e procedure amministrative, non si è sentito preso in giro? «La domanda è pertinente... Diciamo che ho registrato un deficit di considerazione da parte del sistema». Tra Bondi e Giro, anche in passato, ci sono stati degli scontri. Crede che la sua nomina sia rientrata in questa disputa? «Non sono a conoscenza di gelosie. Ma non credo che, su questioni di questo tipo, ci possano essere...». Cosa avrebbe fatto per i Fori e il Palatino? «Un piano di interventi organici, perché oggi, al Foro, non ci sono neppure le indicazioni per individuare i monumenti. Lì la gente va a fare una passeggiata, le coppiette si baciano, si siedono su un sasso e non sanno neppure su cosa si stanno sedendo. Avevo fatto una visita col sovrintendente Angelo Bottini, è stata emozionante».