Napoli Mi rivolgo al professor Pasquale Belfiore, assessore al centro storico del Comune di Napoli. Caro assessore, è vero che, quand'era sindaco di Roma, Francesco Rutelli propose al consiglio comunale di intitolare una strada della capitale al ministro fascista Giuseppe Bottai, autore delle famose leggi del 1939 sulla tutela del patrimonio storico e artistico e delle bellezze naturali del nostro paese; è vero che queste leggi sono considerate "esemplari" dal professor Salvatore Settis della Normale di Pisa, dalla signora Giulia Maria Crespi del Fai, dagli ex ministri ai Beni culturali Alberto Ronchey, Walter Veltroni e Giovanna Melandri che le ha considerate meritevoli di essere inserite nel testo unico del 2000; è vero che tutta una pubblicistica sta rivalutando il periodo fascista separandolo dalle leggi razziali e dal disastro bellico, tant'è che il mondo culturale cittadino e nazionale concorda con la mia proposta del 5 giugno 1996 di inserire nel patrimonio Unesco dell'umanità un'opera del regime fascista come la Mostra d'Oltremare; ed è vero, sopra tutto, che la Suprema Corte di Cassazione ha sentenziato nel novembre scorso che «non è vietata la costituzione di movimenti che facciano propri alcuni punti programmatici del disciolto partito nazionale fascista ma non l'intera ideologia dello stesso e che, pertanto, non è apologia del fascismo esaltare gli aspetti positivi di quel periodo storico»; tutto questo è vero ma, cionondimeno, non può non suscitare stupore la sua recente affermazione che informerà la sua azione di assessore a una concezione "fascista" della tutela del nostro centro storico. Mi ritengo uno studioso attento e scrupoloso del periodo fascista (ho partecipato agli ultimi Littoriali della Cultura del 1940) ma le confesso di non riuscire a capire in cosa possa consistere una tutela "fascista" del nostro centro storico. Siamo in tanti, le assicuro, interessati a un suo chiarimento. Necessario.