Colpita al cuore delle 56 chiese Non solo persone di ogni età travolte dalle macerie. Le ondate sismiche non hanno risparmiato opere d'arte, architetture e documenti che il genio degli esseri umani ci ha consegnato per secoli. «Il cento per cento del patrimonio artistico e culturale dell'Aquila e della zona del cratere è lesionato o in gravi condizioni. Ed è a rischio anche la memoria della città. Non si è salvato praticamente nulla - denuncia Augusto Ciciotti, architetto del Dipartimento dei Beni Culturali d'Abruzzo -. La città delle 99 Cannelle e delle 55 Chiese è distrutta». Gravissima anche la situazione delle chiese del capoluogo, da Collemaggio alle Anime Sante, drammatica quella dell'Archivio di Stato che aveva sede nel Palazzo del Governo crollato. «Non sappiamo in che condizioni sono i documenti medioevali, libri e tutto quello che riguarda la storia dell'Aquila - continua Ciciotti -. La stima dei danni complessivi è al momento incalcolabile». Mesi per l'inventano Il danno non riguarda solo monumenti o palazzi storici ma anche l'indotto turistico che ha sempre portato un notevole introito all'Aquila e all'aquilano. «Ora non possiamo fare nessun intervento. Ci vorranno mesi per fare un inventano, puntellare gli edifici, fare una lista dei danni, evacuare biblioteche, quadri, statue, cioè i beni mobili culturali e poi mettere in depositi», si dispera Ciciotti. Qualcosa forse poteva essere fatto per prevenire il disastro. «Da due mesi in questa fetta d'Abruzzo la terra trema e non era mai accaduto prima con questa distruttiva intensità - denuncia senza mezzi termini, Stefania Pezzopane, presidente del- la provincia di L'Aquila -. E stata una progressione continua e i monumenti pi significativi erano già danneggiati. Avevo scritto immediatamente al presidente del Consiglio Berlusconi, lo avevo informato dettagliatamente, ma attendo ancora una risposta che non è pervenuta nemmeno dopo il suo arrivo in città. Un solo esempio denota la gravità della situazione. La Basilica di Santa Maria di Collemaggio, già oggetto di un restauro programmato, ora ha subito ulteriori e gravi danni». Che fare adesso? «Sono in cantiere i primi interventi per la valutazione dei danni e la messa in sicurezza di un patrimonio straordinario, di cui L'Aquila e la provincia sono custodi, un patrimonio ferito anche profondamente, ma che in buona parte potrà essere recuperato in tempi non certo biblici - assicura la Pezzopane -. Il ministero dei Beni e delle Attività culturali, tuttavia, ci offra al più presto un segnale concreto e tempestivo». Voragini nella Basilica. Il sisma ha colpito a tappeto, a ogni ricognizione si scoprono nuovi crolli, mura antiche che stanno per cedere, capolavori incrinati, sul punto di cedere. Il rosone gotico e la facciata rettangolare della Basilica, iniziata nel 1287 dal Papa Pietro da Morrone, sembrano intatti. Ma sbirciando sotto i teloni si intravedono i danni subiti dai marmi bianchi e rosa intrecciati in figure geometriche e croci. Il luogo sacro non è accessibile: sul tetto si è spalancata una voragine da cui fluisce la pioggia mista a grandine. Non è tutto: è crollato il transetto. In piazza Duomo le scosse di assestamento suonano amplificate. Basta alzare lo sguardo ed è scom parsa la cupola a corona della chiesa del Suffragio. Si è sbriciolata in poche ore e Sant'Emidio, il protettore dei terremoti aveva già sbaraccato. Alla celebre chiesa di San Bernardino non è andata meglio: ha perso in un baleno la torre campanaria; l'ha scampata per un soffio l'enorme organo barocco. Il Castello, sede del Museo nazionale d'Abruzzo è inagibile e Santa Maria di Paganica si raccoglie con il cucchiaino. Altri grandi rischi? Innumerevoli, ma è presto per fare la conta esausti- va, considerando anche le emergenze archeologiche, in un territorio in cui la prevenzione appare un sogno. L'assetto del territorio è il problema dei problemi, tanto pi nel Belpaese, l'unico, tra quelli avanzati, a non avere ancora una legge moderna sul regime dei suoli. «Occorre mettere fine alla crescita indiscniminata, alla cieca urbanizzazion, all'insensata disseminazione edilizia e stradale, per concentrare ogni risorsa sulla riqualificazione di città e campagne, ambiente e territorio», conclude il presidente Pezzopane. E allora per dirla col grande Antonio Cederna: «I valori naturali, paesistici, storici e culturali del territorio non sono un patrimonio ingombrante che la storia ha avuto il torto di lasciarci in eredità: sono la risorsa primaria e pnioritania, alla cui tutela, salvaguardia e conservazione va rigorosamente subordinata qualsiasi ipotesi di trasformazione e sviluppo».