PESCARA. I custodi dell'arte non hanno più un posto: il castello allquecentesco, sede della Soprintendenza per il Beni ambientali e architettonici dell'Aquila, è inagibile. Nella tragedia, niente è stato risparmiato. Al dramma degli uomini si unisce la perdita di opere centenarie, i gioielli della storia che rappresentavano l'identità degli abitanti della città distrutta e dei piccoli centri: lì c'era una torre, dietro l'angolo una chiesa, pi avanti la scenografia di una piazza, i simboli ormai perduti. Per documentare le condizioni dei tesori dell'arte perduti o sfregiati dal sisma, gli studenti di Architettura si stanno mobilitando, annuncia il preside della facoltà di Architettura di Pescara Alberto Clementi: foto e riprese per certificare che lì è crollata una decorazione, là il volto dipinto in un affresco prima che le macerie vengano rimosse. L'insulto alla memoria e ai luoghi del cuore è stato violento: nella basilica di Colle- maggio, il transetto e l'abside sono crollati sopra l'organo e sono rimasti lì, addossati al tabernacolo che contiene le reliquie di San Bernardino, la chiesa di Santa Maria Paganica, una delle pi antiche della città, è danneggiata, così San Marciano, San Bernardino che ha perso il campanile e parte della struttura; ha lesioni Sant'Agostino, la Chiesa del Suffragio o delle Anime Sante, con la bellissima cupola distrutta, è diventata uno dei simboli dell'apocalisse in Abruzzo, mentre in piazza Duomo è non hanno retto neppure la cattedrale intitolata a San Massimo e san Giorgio. Le antiche mura medievali sono crollate, in polvere i palazzi antichi del centro storico, così come l'ex convento agostiniano, sede della Prefettura. Una conta di perdite che riprende valicando i confini della città, e spostandosi verso gli altri crateri del sisma: Onna, scomparsa, Paganica, dove la facciata della Concezione si è staccata dal corpo dell'edificio con uno squarcio, o la frazione Sant'Elia, dove la facciata della chiesa è sfondata. Una lista che non pu avere fine, perché questo è solo l'inizio. «Non è ancora possibile fare una ricognizione dei danni perché le scosse sono ancora in atto» dice il direttore regionale dei Beni culturali Annamaria Reggiani, che da tre giorni osserva la devastazione della città assieme al soprintendente per i beni architettonici Maurizio Galletti, «speriamo che a partire da martedì prossimo si possa cominciare a fare una schedatura, cominciando dall'Aquilano per poi allargarsi all'intero Abruzzo, perché ovunque ci segnalano crolli e disastri, da Sulmona al Teramano. A essere colpiti sono soprattutto gli edifici religiosi. Ma emotivamente, credo che la perdita pi grave sia la piazza del Duomo, che era il cuore pulsante della città: vederla così, con il transetto della cattedrale crollato, le Anime Sante rimaste solo con un quarto della cupola, è un grande dolore». La struttura della Soprintendenza è in ginocchio: «Siamo senza ufficio, abbiamo perduto tutto, molte cose sono seppellite .. E' inagibile anche la sede dei Quattro Cantoni. «Adesso sto cercando di radunare il personale per metterlo al lavoro» prosegue Reggiani, «ma c'è chi ha perduto casa, chi ha avuto i familiari feriti, per il momento stiamo lavorando con una equipe di quattro o cinque persone. Di catastrofi ne ho viste in passato, in Friuli, in Irpinia, in Umbria, per esempio, ma questa è la peggiore». La lunghissima corsa verso la ricostruzione per è già iniziata: «Stiamo lavorando con i colleghi di Marche e Umbria, il ministero sta varando un progetto per cui verranno persone da altre regioni: il ministro Sandro Bondi ha telefonato varie volte, molto preoccupato, è riuscito già a metterci a disposizione una cifra molto cospicua, 30 milioni di euro che serviranno solo per la messa in sicurezza, cerchiature, ancoraggi, il pronto intervento per l'emergenza». «Sono danni notevolissimi» ribadisce l'architetto Augusto Ciciotti, funzionario della Soprintendenza, che assieme alla sua famiglia è sfollato in uno dei venti campi che accolgono chi è rimasto senza casa. «Queste ore le sto passando in strada per fare una prima ricognizione. E quello che provo, è un sentimento di grande preoccupazione e di impotenza: nei nostri interventi di restauro prevediamo misure di miglioramento sismico, ma di fronte a scosse così forti non si pu fare nulla». Ma se la ricostruzione sarà lunga e difficile, la mobilitazione del mondo della cultura per salvare un patrimonio inestimabile di storia e di arte è già cominciato. Come dimostra l'offerta del preside Alberto Clementi, che ha fatto parte del comitato per la ricostruzione di Umbria e Marche dopo il devastante terremoto del 1997: «Come facoltà, io metto a disposizione le nostre migliori risorse, abbiamo ingegneri esperti in sismica a livello internazionale, ottimi professori di restauro: abbiamo già preso contatti con la soprintendenza per i Beni archeologici, chiedremo la collaborazione degli Ordini dei Geologi, degli Arhitetti e degli Ingegneri. Ma sono soprattutto gli studenti a chiederci di poter fare qualcosa. Bisognerà fare grande attenzione: se le macerie vengono rimosse, poi non sapremo pi ricostruire i monumenti com'erano: è importante invece capire cosa c'era e dunque abbiamo studenti e dottorandi che stanno andando lì a fotografare i cumuli, per capire quali sono gli ementi di decorazione sopravvissuti che potrebbero essere poi utilizzati». Richieste di aiuto all'università stanno arrivando anche dai Comuni più piccoli, smarriti di fronte al disastro dei loro gioielli. «I danni sono più diffusi di quanti si immagini, l'area è molto ampia, ma noi vogliamo muoverci solo con il coordinamento della protezione civile perché è necessario seguire un indirizzo omogeneo». Ma è la reazione degli studenti di Architettura che colpisce: «Vogliono assolutamente rendersi utili e per questo credo che dar come tema della didattica dei laboratori di laurea la partecipazione progettuale alle possibili ipotesi di ricostruzione: vorrei che la fàcoltà diventasse una specie di grande laboratorio sulla rinascita».