MILANO La new town più "in" del mondo costa 1,8 miliardi di dollari al chilometro quadrato. Si chiama Masdar ed è situata ad Abu Dhabi, la capitale degli Emirati arabi uniti. Progettata dallo studio di architettura inglese Foster and Partners, la città conterà esclusivamente sull'energia solare, con un'economia zero-carbonio e un'ecologia zero-rifiuti. A regime - nel 2016 - ospiterà 4omila abitanti, 1.500 societàepi diomiIapendolari al giorno. Tra i partner del progetto c'è il Massachusetts institute of technology di Boston dove insegna l'astigiano Carlo Ratti, 38 anni. L'ingegnerearchitetto, che a gennaio ha visitato il cantiere di Masdar, è il coordinatoredelteam Senseablecitylaboratory che realizz ilprototipo della tsunami-safe(r) house , poi impiegata in mille esemplari in Sri Lanka. «In questo caso - spiega Ratti - ci sono stati nuovi quartieri, ma non nuove città. Il progetto delle mille case antitsunami era legato alla volontà di permettere ai cittadini di continuare a vivere dove avevano sempre vissuto, anche nelle zone a rischio tsunami». Grazie a nuove tecnologie low tech e low cost, Ratti è riuscito a rendere le case cinque volte pi resistenti in caso di tsunami, senza nessun incremento di prezzo rispetto a costruzioni tradizionali. «Si possono raggiungere risultati simili anche nel campo dell'antisismica - afferma-soprattutto grazie all'impiego di nuovi materiali che non erano disponbffi anche solo dieci anni fa». E invece scettico sulle new town, nate nel Novecento come città satellite di grandi metropoli, tipo Londra o Parigi. «Parlo contro il mio interesse di progettista - conclude - ma una città intera non si costruisce da un giorno all'altro, e dall'alto: altrimenti si rischiano disastri come quello di Chandigarb, in India, pensata da Le Corbusier nel 1949 e che sta iniziando a funzionare solo a distanza dimezzo secolo. Una città si costruisce con un lento processo di accumulazione, coinvolgendo i cittadini». Sulla stessa linea d'onda è Mario Cucinella, primo architetto italiano premiato in venti anni di Mipim, il pi importante salone immobiliare internazionale. «Il nostro territorio - spiega - non è in grado di sopportare nuove città o nuovi insediamenti al di fuori della densità del già costruito. Per vivere, le città italiane, tra alimentazione, energia e costruzione consumano una superficie - definita impronta ecologica - nove volte pi grande del nostro territorio geografico, come spiegheremo il prossimo i aprile a Bologna (presso Unindustria, dalle 18, ndr). L'idea di costruire ancora non è proponibile. Possiamo farlo solo dove sono già presenti le reti infrastrutturali perché altrimentiil costo socialeèinsostenibile». L'archietto nato a Parlermo, con studio a Bologna, parla invece di realizzazione di nuovi ecoquartieri, «delle piccole pillole, dei virus positivi che si inseriscono nella città», occupando aree ex militari, alle aree industriali. Come esempi di quartieri virtuosi l'architetto cita il Rieselfeld e il Vauban a Friburgo, interventi diffusi nella regione del Vorarlberg, Austria, il Viikki, a Helsinki, e il Bedzed, alla periferia di Londra «Su indicazione della Commissione europea - conclude - dobbiamo andare per forza verso l'emissione zero. fl tema della ricostruzione come nel caso dell'Aquila è importante e pu rappresentare una svolta per il settore dell'edilizia. Dobbiamo puntare su iniziative come il Conto energia, applicabile alle fonti rinnovabii e in grado di creare micro-reddito». Cucinella ha in corso a Settimo Torinese un primo esempio diquartiere di nuova generazione (con 50 appartamenti) e in catalogo abitazioni autosufficienti che non hanno bisogno diallacciamenti in rete.