«Dobbiamo aiutare le famiglie più deboli ». E' con simili invocazioni che il «piano casa» del governo arriva quassù, in una delle regioni italiane che hanno ceduto più territorio all'asfalto, al cemento, ai capannoni, alle brutte periferie urbane. Aiutare le famiglie più deboli, nelle intenzioni dei nostri politici, significa trasformare in «padroni di casa» anche coloro che non se la sono potuta permettere durante il boom che ha consentito a 78 italiani su 100 di diventare proprietari. Si scopre oggi che la coperta dell'edilizia popolare, cioè dell'appartamento a buon mercato, era troppo corta avvolgere anche i meno abbienti. Così in un afflato di solidarietà sociale, di ribellione alla crisi economica e di istinto speculativo riparte il ballo del mattone. L'indifferenza verso l'ambiente (anche questa molto «popolare») favorisce il generale silenzio rotto soltanto da poche voci (quelle dell'architetto Fuksas, dell'urbanista Cervellati, dei soliti ambientalisti che ormai passano per rompiscatole) non fa eccezione nel Veneto dove la giunta è la volonterosa apripista al progetto. «Due audizioni e il testo sarà licenziato » annunciano dal consiglio regionale con malcelato orgoglio. Non c'è niente di male nel dare una casa anche a chi non la possiede, nell'appagare l'inclinazione alla sedentarietà di un popolo che ama il «posto fisso», nel sottrarre anche i veneti alla trappola degli affitti sempre più esosi che si mangiano ben oltre la metà degli stipendi. Ma l'esperienza insegna che quando si tratta di edificare, ampliare, «restaurare », applicare in ogni sua variante il verbo «ristrutturare» siamo di manica molto larga. Se come accade ora, per nostra disgrazia, a soffiare sulle vele dell'edilizia c'è anche la crisi mondiale con la sua coda di disoccupati, di aziende e banche che falliscono, allora il «piano» diventa una crociata e vengono accantonate anche le regole della moderazione, tutto ciò che può ostacolarne la corsa. La storia di questo male della pietra nel Veneto offre (basta una ricerca su Internet) abbondanti tracce dei devastanti effetti sulle città, sul paesaggio, della sua azione dissuasiva verso una cultura che aveva espresso associazioni agguerrite come Italia Nostra e tenuto desta nelle coscienze la consapevolezza che il futuro e la prospettive economiche, locali e nazionali, non andavano cercate nel cemento e nell'asfalto ma nella salvaguardia di un ambiente unico al mondo. Purtroppo, l'aria che tira è questa e non siamo certo circondati da comportamenti virtuosi. Eravamo il Giardino d'Europa: una rendita che abbiamo rapidamente consumato, forse pensando che riguardasse soltanto gli ultimi poeti mentre i navigatori mettevano su casa.
EDIFICARE CON CURA
Il governo ha lanciato un piano per aiutare le famiglie più deboli in una regione italiana che ha subito una grande espansione urbana. Il piano prevede di trasformare in proprietà le case popolari, ma alcuni critici sostengono che questo potrebbe avere effetti negativi sull'ambiente e sulla cultura locale. La regione del Veneto è stata scelta come testa di serpente per il progetto, che è stato accolto con entusiasmo dalla giunta regionale. Tuttavia, gli esperti sostengono che la crisi economica e la speculazione immobiliare potrebbero ostacolare la realizzazione del piano e portare a una sovrastruzione che danneggia l'ambiente e la cultura locale.
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