Fondamentale una lunga passeggiata pomeridiana nel centro storico dell'Aquila, in cui ha potuto toccare con mano la scia di distruzione lasciata dal terremoto. Ma soprattutto i consigli delle istituzioni locali, regione e comune in primis. Silvio Berlusconi s'è convinto che L'Aquila2, la prima new town da tirar su in Italia, non è la soluzione principale per dare un tetto ai 28mila sfollati abruzzesi. Avanti quindi con risposte pi tradizionali: recupero degli edifici storici, cento progetti affidati ad altrettante province, piena apertura agli aiuti internazionali. Insomma, l'affaire ricostruzione va un pò come il piano casa: prima il presidente del consiglio spara la sua idea per poi pian piano ridimensionarla, fino a quando non diventa una cosa molto diversa. Lunedì sera, dopo aver sorvolato in mattinata in elicottero la provincia aquilana, Berlusconi ha rilanciato l'idea che da qualche settimana gli ronza incessantemente in testa e che non perde occasione per ripetere: la costruzione di nuove città , grandi quartieri indipendenti in ogni capoluogo di provincia. F quale occasione migliore del terremoto abruzzese per cominciare proprio dall'Aquila il progetto? La proposta berlusconiana per trova tutto meno che terreno fertile. A cominciare da sindaco e governatore, ogni giorno in prima linea per gestire al meglio l'emergenza continua. Per Massimo Cialente, primo cittadino aquilano del Partito democratico, non se ne parla proprio. «In questo momento non abbiamo le dimensioni che giustifichino una Nuova Aquila . Costruire una new town vorrebbe dire distruggere e abbandonare la città. impensabile. La città si pu rimettere a posto e cogliere l'occasione per intervenire anche sulle periferie». Stessa parole dal presidente della provincia, Stefania Pezzopane: «Noi vogliamo ripartire dalfAquila non dalla new town come dice Berlusconi, noi vogliamo tornare nella nostra città». In maniera pi soft, visto il grande aiuto avuto per vincere la campagna elettorale dello scorso novembre, anche il governatore del Pdl, Gianni Chiodi, ha invitato il capo di governo a focalizzarsi sulla ricostruzione della vecchia città. «Il primo obiettivo è la ricostruzione del centro storico, simbolo della cultura, della storia di questa terra. Dopodiché ben venga anche la sperimentazione di un nuovo modello di gestione abitativa, efficace soprattutto per le giovani coppie e per le persone anziane». Un muro, quello degli enti locali, di fronte al quale a Berlusconi non è rimasto che arrendersi. Anche perché il sopralluogo fatto fra le vie del centro di «una città fantasma», come definita dallo stesso premier, ha rafforzato le obiezioni delle istituzioni locali. Tanto che il presidente del consiglio ha voluto precisare come il suo progetto non sia alternativo alla ricostruzione. «Saranno case in pi , non in concorrenza con quelle del centro che saranno ricostruite. F non saranno ghetti». Allo stesso tempo per si rende conto che rimettere in piedi le vecchie abitazioni crollate non sarà una missione semplice. «Sarà un lavoro veramente improbo e non si è in grado di fare alcuna previsione». Accantonato quindi, almeno nell' immediato, il progetto di una L'Aquila2, il premier spiega che cosa Sono 28mila gli sfollati. Quasi due terzi vivono nelle trentuno tendopoli ha in mente per accelerare l'opera di ricostruzione. Si trafferebbe di meffere assieme cento progeffi diversi da affidare in gestione ad altreffante province. Quindi a costo zero per lo stato, con un assist importante a degli enti sulla cui utilità si discute da sempre. Non a caso le province hanno sfruffato il cross di Berlusconi per guadagnarsi un ulteriore patente di legiffimità, meffendosi subito a disposizione degli abruzzesi. Infine, i tanti beni culturali distruffi o danneggiati. Legambiente stima che «il 70 per cento del patrimonio culturale è andato distrutto». Una situazione pesante, dalla quale Berlusconi pensa di uscire facendo ricorso agli aiuti internazionali. «Ci sarà la possibilità di dare un nome ai beni ricostruiti a testimonianza della solidarietà internazionale: ci potrà essere un palazzo d'Israele, una casa della Polonia e una chiesa americana». Il rallentamento sulle new town segue un'altra vicenda cui il Cavaliere è stato costretto ad alzare il piede dall' acceleratore: lo spostamento degli sfollati lesionati in massa dalle tendopoli agli alberghi. Martedì pomeriggio aveva destato stupore invitando gli aquilani a sfruttare la vacanza offerta dallo stato e andare al mare. Ma la realtà è molto diversa. Ieri è stato proprio lui a dare le cifre dell'emergenza, da cui ci si rende conto che quasi i due terzi dei senzatetto vive nelle tende rispeffo ai soli diecimila fortunati che possono dormire in albergo. E anche riguardo la gestione dei campi di fortuna, c'è chi non nasconde tutte le difficoltà e le inefficienze della gestione governativa: «Sono assolutamente convinta che questa tragedia si poteva evitare dice la Pezzopane. Un piano di evacuazione, uno di assistenza, uno di tendopoli, dovevano essere già pronti. Invece tutto questo non c'era e non c'è ancora oggi Frano state annunciate 2.000 tende, l'ha deffo Berlusconi in persona, poi non sono arrivate, mia madre ha 80 anni e ha dovuto dormire in macchina».