«Sono l'unico tra i miei colleghi, professori ordinari di restauro, che faccia di professione il restauratore. Tutti gli altri professoreggiano ma non professano». Ci tiene l'architetto Paolo Marconi a precisare che il suo non è un ruolo puramente accademico. Professore ordinario di Restauro dei monumenti presso la Facoltà di Architettura di Roma Tre, il suo è un curriculum impressionante. a lavorato a Parigi come a Buenos Aires, a Palermo come a Roma e l'elenco potrebbe continuare. La persona giusta dunque per commentare i gravissimi danni che ha subito il patrimonio artistico aquilano (secondo il Dipartimento dei beni culturali d'Abruzzo il cento per cento sarebbe lesionato o in gravi condizioni) dopo le scosse di terremoto dei giorni scorsi. E alla quale chiedere quali dovranno essere le modalità per ricostruire chiese, torri, castelli e quant'altro. E' utile ricordare che nel capoluogo abruzzese sono andate distrutte S.Maria di Collemaggio, la chiesa fatta costruire da Celestino I, San Silvestro, S.Maria del Suffragio, oltre alla torre medicea di S.Stefano di Sessanio, gioiello architettonico del Gran Sasso ed ad altri conventi e chiese in Val Peligna e nel pescarese, per parlare anche del territorio fuori i confini della città. Prnfessorr, quali dovnnsno essere le modalità di ricostruzione di questo patrimonio e che speranze ci sono che il tutto possa tornare ad essere come prima? Far tornare l'Aquila alla sua originaria bellezza è un obiettivo caro alle popolazioni locali, inscindibile dalla mentalità di qualsiasi popolazione al mondo, che va rispettato fino in fondo. Qpesto lo dico contro chi ha detto che va fatta una nuova Aquila fuori le mura. Perché la nuova Aquila non sarà mai l'Aquila antica, l'Aquila fondata, caspita, da Federico II. Città bellissima il cui unico difetto, tipico di tutte le città, è stato di essere stata costruita in parte da ricchi e in parte da poveri. I poveri che cosa hanno fatto? anno fatto ci che fanno tutti coloro che nel mondo hanno risorse limitate. A cominciare dal 500 in Italia è stato usato il fango come sostanza per legare le pietre invece che la malta di calce e la nozzolana che i romani hanno inventato per primi anche perché avevano solo quella, e che resisteva benissimo ai terremoti. Con il fango si legavano le pietre trovate nei corsi d'acqua. La stessa facciata di San Giovanni dei Fiorentini, settecentesca, lii murata un fango. Ma va benone perché la prieponderanza della pietra è tale per cui alla fine il fango ha ammorbidito i giunti Il muro di pietra sta in piedi fino a quando non an-ivi veramente un terremoto di grande intensità. anno dunque usato un materiale che non ha peni letto all'impawto del Ma quelle costruzioni sono perfettamente riproducibili. Io ho visto degli spot televisivi su Santo Stefano di Sessanio. Pensi che su Santo Stefano abbiamo costruito per due anni l'oggetto del nostro master, confortando, restaurando, rimettendo a nuovo nel senso di rendere nuovamente abitabili le case di quel bellissimo centro storico, il pi bello d'Abruzzo. E alcune di queste chiese erano state erette da maestranze tanto abituate a murare con il fango piuttosto che con malta di calce, magari per velocizzare il lavoro. Per sono assolutamente e tranquillamente riproducibili queste chiese, come sperimento da quarantuno anni nella mia professione. Ma l'esser stata fatta poveramente non è un buon argomento per dire «spianiamo tutto e andiamo a fare una nuova città là fuori». Una bestemmia, non crede? E' letteralmente una bestemmia. Perché nessun paese civile, dalla Cina fino all'America latina, pensa e ragiona in questo modo. E come si pu dcostniire? Usando i materiali pi ecocompatibili del mondo, che sono la pietra, il fango e gli alberi che in vent'anni ricrescono come era prima. Resta ilproblema di un materiale che non resiste alle scosse sismiche. Non se ne pu usare un aiim che garantisca per lo stesso aspetto degli edifici ri costruiti? Lei non ci crederà ma non esiste. il fumoso cemento anuato è appunto armato» con basi di ferro che si ossidano come tutti gli elementi in ferro al mondo. C'è un manuale bellissimo che assegna dai trenta ai cinquant'anni di durata agli edifici fatti con il cemento armato. Trenta, noti bene, per i ponti autosiradali, e cinquanta per le case. Ma questo è il tempo massimo di durata ed efficienza del cemento armato. Sempre che sia stato fatto bene. E mi stia a sentire. Io sto ancora restaurando la basilica di Palladio a Vicenza in cui il tetto straordinario che sembrava di legno in realtà non era di legno ma di cemento armato rivestito di legno tra il 1953 e il 1955. Nei disegni esecutivi c'erano sette ferri per trave. Sa quanti ne abbiamo trovati? Uno. E questo per motivi economici, perché metterne uno invece di sette significa un bel risparmio. Insomma il cemento armato è assolutamente traditore, è l'unica materia tecnica che venga insegnata nelle facoltà di archittetura, gli allievi credono, poveretti, che le armature di ferro garantiscano una sopravvivenza di centinaia di anni. Non è vero, tanto che la casa dello studente de l'Aquila è venuta già peggio di tutte le altre. Come si potrà fare invece per per recuperare i restauri e le altre opere particolari, come la fontana delle 99 Cannelle? In questo caso tornaare a priam sarà più complicato, non crede? E costerà di più. Serviranno restauratori come Gabriella De Monte, che lavora non a caso a Versailles, a Parigi, un personaggio di levatura internazionale che poi si occupa delle pitture, degli stucchi, delle decorazioni. Insomma è tutto perfettamente riproducibile a condizione si trovi qualcuno che paghi, perché evidentemente l'opera costa di più di una casetta di cemento armato.