Non sono stati ancora seppelliti i morti, giorno dopo giorno si contano i danni immensi al capoluogo abruzzese, ma è già tempo di pensare al futuro dell'Aquila, che ha diritto a un futuro. E allora, dice al Foglio il professor Franco Karrer, docente di Urbanistica alla Sapienza di Roma, dobbiamo ricordare che già esiste un nuovo Piano regolatore della città, elaborato dopo anni di studi e già approvato dal consiglio comunale nel 2004, quando la giunta era di centrodestra, e mai passato alla fase operativa. Anzi, inspiegabilmente insabbiato. Ma è da lì che dobbiamo ripartire, perché quel piano tiene conto di tutti i fattori strutturali della zona. Compreso, naturalmente, il rischio sismico . Karrer, che del nuovo Piano regolatore dell'Aquila è stato coordinato- re, spiega che esso nasceva dalla presa a senso parlare di new t wn' se significa rafforzare le zone caposaldo attorno alla città , dice il professor Franco Kaner d'atto dell'esaurimento del precedente Piano regolatore, concepito negli anni Sessanta e approvato a metà dei Settanta, sull'onda di una speranza di industrializzazione che si rivel infondata. I pianificatori dell'epoca immaginavano che il polo industriale, con realtà come la Siemens e la Telettra, fosse destinato a far crescere la città fino a farle raggiungere i centoquarantamila abitanti . Non è andata così, perché oggi L'Aquila ne conta sì e no la metà e perché il sogn del poio elettronico aquilano, che a un certo punto aveva fatto pensare a una sorta di SiliconValley abruzzese, è andato rapidamente in fumo. Karrer spiega che quindi il vecchio piano regolatore, con un'offerta di aree spaventosamente estesa, era concepito in un'ottica di edilizia residenziale pubblica, e si rivel pi che sovradimensionato. Bisogna poi tener presente che il territorio dell'Aquila è molto esteso, perché è il risultato di un processo storico di incastellamento'. Significa, in pratica, che tutti i centri piccolini sono stati agglomerati nella grande Aquila', così come è toccato alla grande Reggio Calabria', durante il fascismo. Il territorio aquilano è in teoria un unico comune, di fatto molto frazionato e caratterizzato da un policentrismo piuttosto problematico . Il vecchio piano regolatore, oltre a fa- Progetti, idee, pi centri e tante periferie. Ecco qual è il modo migliore per trasformare il capoluogo abruzzese devestato dal terremoto in una perfetta new town del futuro 7 vmmm,. i - -- - i dr. Il disegno, che fa parte della documentazione del Piano regolatore dell'Aquila, approvato dal consiglio comunale nel 2004 ma mai reno operative. prerrgura l'assetto delle lofrastrutture della mobilità, con le localizzazioni di parcheggi, sottapassi e metropolitano coordinatore, faProgetti, re i conti senza l'oste della crisi industriale, non aveva dato risposte ai problemi posti dal policentrismo, che, dice Franco Karrer, pu diventare una grande potenzialità, ma bisogna lavorarci, cosa che il piano degli anni Settanta non faceva. Quel piano ha semplicemente riempito il centro storico, ha sparso a piene mani offerta edificatoria ovunque nel territorio, nella consapevolezza che di fatto non si sarebbe costruito quasi nulla, e ha lasciato le isole attorno alla città nella loro condizione di isole separate, appunto. Tale è per esempio Paganica, uno dei centri distrutti dal terremoto, che non ha pi di settemila abitanti . Arriviamo al nuovo Piano regolatore, approvato ma mai passato alla fase di realizzazione: Abbiamo ricevuto il mandato nel 2001 racconta Karrer e abbiamo lavorato fino al 2004, con due diverse giunte di centrodestra. Siamo partiti dalla constatazione che esistevano diritti di edificazione in zone dove nessuno avrebbe mai avuto interessea costruire, visto che non era successo in trent'anni . Karrer mostra su una mappadella città molte aree colorate in blu: Ecco, queste erano le zone industriali che dovevano espandersi e che invèce sono vuote. Ci sono molte fabbriche di- smesse, come la Telettra. Il nostro progetto di Piano régolatore è stato conclu so e approvato, nella partestrutturale, nel 2004, ma per diventare operativo aveva bisogno di un ulteriore passaggio. E' passato del tempo, quasi tre anni, e la documentazione necessaria al passaggio operativo è riuscita ad arrivare in Consiglio comunale soltanto nella notte della fine del mandato del sindaco Biagio Tempesta. Ma per problemi piuttosto complessi di mancanza di numero legale, la cosa è caduta . Le nuove elezioni amministrative del 2007 porteranno alla vittoria una giunta di centrosinistra, guidata da Massimo Cialente. Un ex parlamentare della Quercia che al congresso di fibndazione del Partito democratico ave'va votato la mozione Mussi dalla qua1e sarebbe nata la Sinistra democratica, ima che aveva prontamen te sfumato le asperità ed era rientrato nei ranghi Pd in vista della candidatura a sindaco, coronata da successo. Il neosindaco Cialente si trova quindi a confronto con un piano regolatore approvato ma anicofa da varare nella parte operativa. Ma il primo cittadino dell'Aquila non dà segno di voler dare seguito al piano. Una cosa abbastanza strana comimenta Franco Karrer perché in ogni caso c'erano in ballo alcuni adempimenti ineludibili, se non altro di chiusura della vicenda, in un senso o nell'altro . Passano otto mesi, e finalmente Karrer, nella sua veste di coordinatore dell'Ufficio del piano, viene ricevuto dal sindaco. Il quale si dichiara assai rammaricato,ma, dice, non ha alternativa: deve smontare il gruppo di lavoro che ha prodotto il nuovo piano, ìn ossequio al principio di discontinuità amministrativa , e dunque è costretto ad archiviare la pratica. Al posto di quel piano regolatore (un vero e concreto piano fondiario), la nuova giunta penserà ad approntare un piano strategico : Vale a dire dice Karrer una cosa ben diversa: non pi di una volenterosa dichiarazione d'intenti, corredata da programmazioni piuttosto vaghe, atemporali, senza vincoli e senza impegno . Questo è ormai il passato, reso lontanissimo dalla catastrofe di questi giorni. Ora tutti sono ben consapevoli che l'Aquila non potrà pi accontentarsi divaghezza e di dichiarazioni d'intenti. Si parla già (lo ha fatto il presidente del Consiglio) di costruire in tempi rapidissimi una new town , una nuova città da costruire ex novo, magari a CGppito, dove ora c'è l'aeroporto. Karrer mostra la mappa del nuovo Piano regolatore e dic che questo potrebbe dawero essere lo schema del futuro. C'è il riassetto in frastrutturale, c'è l'indicazione di poli attorno ai quali far crescere la città, c'è l'indicazione delle zone edificabili, comprese quelle dove potrebbe avere un senso costruire la famosa new town'. Che per L'Aquila non può essere pensata come un unico agglomerato, una sorta di Ufo calato dall'alto. Non serve un nuovo satellite, a una città che ne ha già tanti, piccoli e rarefatti. Un satellite che sarebbe piazzato accanto alla vecchia città storica, necessariamente visto e vissuto come alternativo. a senso parlare di new town' all'Aquila soltanto se questo significa rafforzare le Per andare avanti, ora si riprenda il Piano regolatore approvato dal consiglio comunale dell'Aquila nel 2004 zone caposaldo attorno alla città, che già il nostro Piano regolatore letteralmente riammaglia', perché rende finalmente coeso il territorio. Allo stesso tempo, il Piano ridà nuovo valore al centro storico, che già prima del terremoto era in gravissimo e inarrestabile declino. Pochissimo abitato, ormai quasi soltanto da studenti, ha zone mai ricostruite addirittura dalla guerra, perché si era preferito sviluppare la città in pianura o nelle zone collinari di maggiore pregio. Penso prosegue Karrer che l'idea di new town possa essere del tutto compatibile, nella sua versione di rafforzamento dei centri attorno alla città, con il nuovo Piano regolatore da tradurre in piano operativo. Un piano che, riassumendo, mette in comunicazione la parte alta e la parte bassa del territorio e densifica l'area centrale, mentre potenzia quelle che oggi sono isole attorno alla città . La città che oggi appare piegata ha importanti frecce al proprio arco: Risorse fàtte di punti di eccellenza territoriali che nel Piano regolatore sono valorizzati. Abbiamo aree archeologiche di grande interesse, abbiamo risorse minerarie e idriche importanti. E la ricostruzione conclude Karrer ha già un suo schema di riferimento. Per andare avanti, si riprenda il Piano regolatore approvato dal consiglio comunale dell'Aquila nel 2004 e si proceda con il piano operativo, usando tutti gli strumenti che la legislazione urbanistica nazionale e regionale ci mette a disposizione.
il Foglio
9 Aprile 2009
COME RICOSTRUIRE L'AQUILA
NI
Nicoletta Tiliacos
il Foglio
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo
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