Roma. Il giorno dopo il terremoto in Abruzzo, il giorno dopo i crolli di basiliche, palazzi, scuole e ospedali, il pensiero della ricostruzione ruota attorno a due parole: new town . Un'espressione pronunciata dal presidente del Consiglio Silvio Berlusconi assieme alla promessa di aiuti e di masprimento delle pene contro gli sciacalli , e subito soppesata da avversari politici, urbanisti e architetti. Non si pu rifare da capo una città fuori dal centro storico distrutto de L'Aquila, dicono i critici, non si pu dislocare, non si pu trasferire in massa gli sfollati perché ne va della loro stabilità psicologica. Perché non tentare?, dicono invece i possibilisti: un conto è rimettere in sesto ci che resta della vecchia L'Aquila perché non si perda la memoria storica, un conto è dare agli sfollati una prospettiva di vita sicura in una casa non a rischio crollo. L'architetto bolognese Mario Cucinella ha in mente una specie di terza via: ricostruire senza alienare. Cioè senza spostare fuori città interi quartieri, ma inserendo nel tessuto urbano, al posto o accanto agli edifici crollati (da riedificare o risfrutturare) una casa a basso costo, a misura di desiderio, a basso impatto , cioè la casa da centomila euro che Cucinella ha progettato vincendo poi il premio Mipim di architettura ecosostenibile. Si tratta di un prefabbricato non standardizzato, divertente, creativo, allegro, socializzante , dice l'architetto, edificato con tecnologie e materiali antisismici, e capace di produrre energia utilizzando pannelli fotovoltaici e altri metodi che trasformano la casa in una macchina bioclimatica . La casa 100k , così si chiama, non è un palazzone da periferia sovietica, uno scuro ammasso di finestre tutte uguali, ma una specie di villetta poli- familiare con scale esterne, terrazze aperte, colori ovunque e spazi comuni. Fa risparmiare: è acquistabile grazie a un mutu che pu essere coperto in gran parte attraverso l'energia che è in grado di produrre la casa stessa. Chi crea energia da fonte rinnovabile, infatti, può godere delle facilitazioni del decreto conto energia . In Italia non si pu produrre energia e consumarla direttamente. Bisogna venderla alla rete: se produci pi di quanto consumi, in un sistema debito-credito, hai un guadagno- risparmio. Ricostruendo una nuova generazione di case , dice Cucinella, sfruttando questo incentivo governativo si produce contemporaneamente un beneficio di natura sociale . E, ferma restando la necessità di intervenire tempestivamente per alleviare la sofferenza di questi giorni , Cucinella pensa che la ricostruzione post terremoto possa essere anche un'opportunità per impostare in Italia, come per esempio in Germania, un discorso su un'edilizia non alienante e a basso consumo energetico . L'idea della new town , dice, è già stata sfruttata nel Belice ma non ha prodotto risultati soddisfacenti perché la ricostruzione non è soltanto un problema di edifici bensì di inserimento all'interno di relazioni sociali già consolidate . Non basta costruire fuori dalla città per riparare i danni (materiali e psicologici). Pi che pensare a grandi quartieri nuovi si pu immaginare una ricostruzione chirurgica che aiuti a riprendere le relazioni, che stimoli un modo nuovo di relazionarsi. Ci sono esempi di grande successo in giro per l'Europa. Per esempio nel quartiere Vauban di Friburgo, dove l'insieme delle case costruisce di per sé la forza della comunità. Si tratta di un piccolo quartiere dove non c'è accesso veicolare: i parcheggi sono fuori, i bambini e gli anziani possono muoversi tranquillamente, si va in bicicletta, le case non producono co2 . In Abruzzo, dice Cucinella, senza farsi prendere dal panico della ricostruzione si pu avviare una rivoluzione edilizia, contando sul fatto che ormai anche in Italia abbiamo tutti la maturità e le competenze per pensare che non si tratta soltanto di costruire volumi e riallocare persone . Dal punto di vista pratico, Cucinella vede come obiettivo possibile edificare case 100k in otto mesi, al netto del tempo che in Abruzzo servirà per le demolizioni e la liberazione dei terreni, utilizzando strutture prefabbricate di cemento armato: In Italia abbiamo già norme molto restrittive per quanto riguarda la resistenza ai terremoti. Quello che è crollato in Abruzzo è soprattutto parte di un patrimonio vecchio. Basta applicarle, le norme. Il cemento armato è molto sicuro, ma potrebbe essere interessante adottare anche costruzioni in legno: il legno è pi flessibile e dunque adatto alle zo ne sismiche. Per esempio per la costruzione (e ricostruzione) di scuole. In Italia si è investito pochissimo sull'edilizia scolastica, invece esiste un modo per edificare scuole in modo rapido, antisismico e non aggressivo verso l'ambiente, anche perché nel nostro paese il soleggiamento permette una notevole produzione di energia per mezzo di pannelli fotovoltaici . La tragedia del terremoto, dice Cucinella, una volta risolta l'emergenza, potrebbe essere un'occasione per mettere in moto un processo virtuoso di edilizia eco e socio sostenibile.
Chi è l'architetto che ha inventato la Terza via per costruire in otto mesi una città senza spendere quasi nulla
Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ha promesso di aiutare a ricostruire L'Aquila dopo il terremoto, ma alcuni critici sostengono che non si possa rifare da capo una città fuori dal centro storico. L'architetto Mario Cucinella propone una "terza via" per la ricostruzione, costruendo case a basso costo e basso impatto, come la sua "casa 100k", che produce energia e ha spazi comuni. Cucinella pensa che la ricostruzione possa essere un'opportunità per impostare un discorso su un'edilizia non alienante e a basso consumo energetico.
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